Il giorno in cui tutto crollò iniziò come un giorno qualsiasi. La luce del mattino filtrava dalle tende pesanti, e le dame si affaccendavano intorno a me, pettinandomi e preparando il mio abito. Ma un'ombra gravava nell'aria, una tensione che mi fece rabbrividire senza sapere perché.
Era tardo pomeriggio quando la porta della mia camera si spalancò, e un gruppo di guardie fece il suo ingresso, guidato da Sir Richard Rich, il segretario di stato del re. Il suo volto era severo, privo di emozione, come una maschera scolpita nella pietra.
«Vostra Maestà,» annunciò con una voce fredda e formale, «sono qui per ordine del re. Mi è stato affidato il compito di informarvi che siete accusata di alto tradimento e adulterio contro Sua Maestà. Per questo motivo, sono incaricato di arrestarvi e condurvi alla Torre di Londra.»
Sentii le sue parole come un colpo al cuore. Per un momento, tutto sembrò fermarsi. Le dame rimasero immobili, il silenzio della stanza era spezzato solo dal battito frenetico del mio cuore. «Tradimento?» mormorai, incapace di credere a ciò che stava accadendo. «Adulterio? È impossibile... è una menzogna!»
Sir Richard non vacillò. «Abbiamo prove sufficienti, mia regina. Sua Maestà il re stesso ha ordinato che veniate condotta alla Torre per attendere il processo.»
Le mie gambe cedettero, e mi aggrappai al bordo di una sedia per non cadere. «No, vi supplico!» esclamai. «Devo parlare con il re. Non può credere a queste falsità. Lasciatemi vederlo, lasciatemi spiegare!»
Rich scosse la testa. «Il re non vi riceverà, mia regina. Ormai il giudizio è stato emesso.»
Ma non potevo arrendermi. Non così. Non senza combattere. Mi alzai, ignorando il tremore nelle gambe, e corsi verso la porta. Le guardie cercarono di fermarmi, ma mi dimenai con tutta la forza che avevo. «Devo vederlo! Devo parlare con lui! Enrico mi amerà ancora, se solo mi ascoltasse!»
Con una forza che non sapevo di avere, sfuggii alla loro presa e corsi lungo i corridoi del palazzo. I miei piedi scalzi battevano sul freddo pavimento di pietra, e le lacrime mi annebbiavano la vista. Sentivo le guardie che mi inseguivano, i loro passi pesanti che risuonavano come tuoni, ma non mi fermavo. Dovevo raggiungere Enrico. Lui doveva sapere la verità.
Quando raggiunsi la grande sala, la porta si spalancò davanti a me, ma il trono era vuoto. «Enrico!» urlai, la mia voce disperata che riecheggiava nella stanza. «Vi supplico, mio signore! Datemi udienza! Per l'amore che un tempo ci univa, lasciatemi spiegare!»
Ma non ci fu risposta. Solo il silenzio. E poi, le mani delle guardie che mi afferrarono, stringendomi con forza mentre cercavo ancora di liberarmi. Mi trascinarono via, e le mie urla si spensero nel corridoio.
La Torre di Londra si stagliava all'orizzonte come un'ombra minacciosa. Le sue mura di pietra grigia sembravano assorbire ogni speranza, ogni traccia di luce. Quando il carro si fermò davanti al portone principale, le guardie mi sollevarono con forza, portandomi all'interno.
Mi condussero lungo corridoi freddi e umidi, le torce che illuminavano appena le pareti coperte di muschio. Quando arrivammo alla mia cella, il cuore mi si spezzò. Non era più un luogo di onore o di privilegio: era una prigione, nient'altro.
Due dame fedeli mi seguirono, ma anche loro erano silenziose, i loro volti pallidi e terrorizzati. Le guardie mi ordinarono di togliermi ogni gioiello, ogni simbolo di regalità. Quando mi strapparono la collana dal collo, sentii le lacrime scendere calde sulle guance. Era come se mi stessero togliendo non solo i miei beni, ma anche la mia identità.
«Vostra Maestà non esiste più,» disse una delle guardie con un ghigno. «Ora siete solo Lady Catherine.»
Quelle parole mi trafissero più di ogni altra cosa. Mi sedetti sul freddo pavimento della cella, incapace di parlare, incapace di muovermi. Ma il tormento non era ancora finito.
Sentii del movimento provenire dal cortile.
guardavo fuori dalla piccola finestra della mia cella, vidi una scena che mi fece sprofondare nella disperazione più nera. Lontano, nel cortile della Torre, un gruppo di guardie trascinava un uomo. Il suo viso era sporco di sangue, i suoi vestiti strappati e macchiati. Lo riconobbi immediatamente: Thomas.
Sentii un grido soffocato salirmi alla gola. «Thomas!» urlai, ma la mia voce si perse nel vento. Lo vidi girare la testa, come se avesse sentito il mio richiamo, ma le guardie lo strattonarono con forza, costringendolo a camminare.
Il mio cuore si spezzò in mille pezzi. «Perdonami,» sussurrai, le lacrime che scorrevano copiose. «Perdonami per averti coinvolto in tutto questo. Perdonami per la mia debolezza.»
Lo guardai scomparire oltre l'angolo del cortile, e in quel momento compresi che tutto era perduto. Avevo sperato di poter proteggere Thomas, ma invece lo avevo condotto alla rovina.
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Vostra Maestà
Fiksi Sejarah"Rutilans rosa sine spina" Catherine Howard è una fanciulla di sangue nobile con un'anima ribelle. Questi suoi stati, sono dovuti alla mancanza della figura materna e della poca presenza di quella paterna, che viene sostituita dalla zia, la duchessa...
