Un urlo lacerò il silenzio della mia cella.
Mi svegliai di colpo, il cuore martellante contro le costole, il respiro spezzato. Per un attimo, non capii se il grido fosse stato reale o solo un frammento di un incubo. Poi lo sentii di nuovo: un suono crudo, selvaggio, che sembrava provenire dalle viscere della terra.
Mi alzai di scatto, il corpo intorpidito dal freddo della pietra. Mi avvicinai alla minuscola finestra sbarrata e mi affacciai, trattenendo il fiato.
Fuori, la luce del mattino era fioca e impietosa, filtrata da un cielo color cenere. E sotto di me, la folla si agitava come un mare in tempesta. Voci concitate, mormorii, risate soffocate. Poi un colpo di tamburo.
Il sangue mi si gelò nelle vene.
Un patibolo si ergeva al centro del cortile, la sua piattaforma di legno annerita dalle tante esecuzioni che l'avevano macchiata. La spada del boia brillava in una luce crudele.
E all'improvviso, il rumore di passi pesanti rimbombò lungo il camminamento della torre. Due uomini vennero trascinati tra la folla, le loro vesti lacere e imbrattate di sangue, i volti nascosti da cappucci di tela sporca.
Mi aggrappai alle sbarre, il cuore tamburellante di orrore.
No. Le guardie li spinsero con forza, facendoli inginocchiare sul patibolo. Uno di loro si piegò su sé stesso, come se il dolore gli impedisse di reggersi in piedi. L'altro alzò debolmente la testa, le mani legate dietro la schiena.
Uno dei carnefici afferrò il primo uomo e con un gesto deciso gli strappò il cappuccio.
Francis.
Il suo viso non era più quello dell'uomo arrogante che mi aveva minacciata. Gli occhi erano cerchiati di viola, le labbra spaccate, il volto rigato di sangue secco. Lo avevano torturato, eppure, in qualche modo, nel suo sguardo c'era ancora quell'ombra di sfida.
Lo stesso uomo si voltò e fece lo stesso con l'altro prigioniero.
Il respiro mi si fermò in gola.
Thomas. Il mio Thomas.
Il suo volto era una maschera di dolore. La pelle era tesa sui lividi e sulle ferite. Il sangue gli colava dall'attaccatura dei capelli, scendendo in rivoli scuri lungo il collo. Ma i suoi occhi... i suoi occhi mi trovarono tra le ombre della torre.
Sentii un nodo serrarsi nel petto. Volevo urlare, ma la voce si spense in un soffocato gemito di terrore.
Francis fu il primo a essere costretto in ginocchio.
Un boato si levò dalla folla, un misto di eccitazione e attesa macabra. Il boia sollevò la spada, pesante, affilata, spietata. Francis non abbassò lo sguardo. Rimase fermo, immobile, fino all'ultimo respiro.
La lama calò in un lampo.
La testa rotolò sul legno con un tonfo sordo, il sangue schizzò in un arco perfetto, tingendo la piattaforma di rosso.
Nessuno parlò per un lungo istante. Poi un applauso isolato, seguito da altri, fino a trasformarsi in un'esultanza macabra.
Il mio stomaco si contorse, ma non ebbi il tempo di distogliere lo sguardo.
Era il turno di Thomas.
Le guardie lo afferrarono, trascinandolo al centro del patibolo. Lo costrinsero a inginocchiarsi nella pozza di sangue che ancora fumava.
Lui tremava, ma non di paura. I suoi occhi erano fissi davanti a sé, la bocca piegata in un'espressione che non riuscii a decifrare.
Poi, lentamente, si voltò di lato. Mi vide.
Un attimo. Solo un attimo.
Un sorriso appena accennato. Un addio muto, senza parole.
Le lacrime mi rigarono il viso. No. No, no, no.
Volevo urlare, volevo fermarli, volevo scendere, correre, strapparlo via da lì.
Ma non potevo muovermi.
Il boia sollevò la spada. Thomas chiuse gli occhi.
La lama calò.
L'urlo che uscì dalla mia gola non apparteneva a una regina. Non apparteneva nemmeno a un essere umano.
Era il grido di una donna che aveva perso tutto.
Era il suono della mia anima che si frantumava.
Mi aggrappai alle sbarre, le dita serrate così forte da ferirmi il palmo. Il mio corpo si scosse, incapace di contenere la disperazione, il dolore, la rabbia.
Loro lo avevano ucciso. L'avevano ucciso.
E con lui, avevano ucciso l'ultima parte di me.
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Vostra Maestà
Narrativa Storica"Rutilans rosa sine spina" Catherine Howard è una fanciulla di sangue nobile con un'anima ribelle. Questi suoi stati, sono dovuti alla mancanza della figura materna e della poca presenza di quella paterna, che viene sostituita dalla zia, la duchessa...
