La giornata era fredda, e un vento gelido attraversava i giardini del castello. La corte si era riunita nella grande sala, dove il re amava ricevere ambasciatori e cortigiani per discutere di affari o semplicemente per ostentare la sua maestosità. Io sedevo accanto a lui, mantenendo il sorriso di circostanza che ormai indossavo come una maschera. Ogni parola, ogni gesto doveva essere studiato. Ogni passo doveva essere calcolato con precisione, come se danzassi su un filo sospeso sopra l'abisso.
Fu allora che lo vidi. Francis. Si muoveva tra i cortigiani con la solita disinvoltura, l'arroganza dipinta sul volto come se fosse il padrone della sala. I suoi occhi incrociarono i miei, e un sorriso malizioso gli incurvò le labbra. Il cuore mi si fermò per un istante. Che cosa aveva in mente?
Lo osservai avvicinarsi a Enrico, chinandosi in un inchino appena accennato, abbastanza profondo da essere rispettoso, ma non così umile da tradire sottomissione. Il re lo accolse con un sorriso compiaciuto, forse lusingato dall'attenzione di un uomo che sapeva essere abile nel tessere intrighi e alleanze.
Mi sforzai di mantenere la calma, ma le mie mani iniziarono a tremare leggermente. Affondai le unghie nel bracciolo della sedia, cercando di mascherare la mia agitazione. Non potevo sentire ciò che Francis stava dicendo, ma vedevo il modo in cui parlava. Sottovoce, con un'espressione seria, come se stesse condividendo un segreto di vitale importanza.
Il sorriso di Enrico si affievolì leggermente, e una piega gli comparve sulla fronte. Annuii distrattamente a ciò che un'altra dama stava dicendo accanto a me, ma il mio sguardo restava fisso sui due uomini. Francis si inclinò verso il re, parlando ancora, e poi fece una breve pausa, come se esitasse a dire di più. Era un abile manipolatore, e sapevo che ogni sua parola era studiata per insinuare il dubbio senza esporsi troppo.
Infine, Francis si allontanò di un passo, facendo un altro inchino. Enrico restò immobile per un istante, lo sguardo perso nel vuoto, come se stesse riflettendo su ciò che aveva appena sentito. Poi si girò verso di me, il suo sguardo pesante e scrutatore.
Il mio respiro si fermò. Era solo un attimo, una frazione di secondo, ma il modo in cui mi guardò mi fece sentire come se l'intero peso del mondo stesse per schiacciarmi. Mi alzai di scatto, fingendo di essere interessata a qualcosa sul lato opposto della sala, ma il cuore mi batteva così forte che temevo potesse udirlo.
Francis si avvicinò a me con la sua solita disinvoltura. <<Vostra Altezza,>> disse, facendo un inchino perfetto. <<Siete incantevole come sempre.>>
Mi sforzai di rispondere con un sorriso freddo.
<<Vi ringrazio, sir Francis.>>
Lui inclinò la testa, il suo sguardo fisso sul mio con un'intensità che mi fece sentire come se fossi nuda davanti a lui. <<Spero che il re non abbia mai motivo di dubitare della sua fortuna nel possedere una regina così straordinaria,>> disse, la voce un filo troppo alta per non attirare l'attenzione di chi ci circondava.
Le sue parole mi trafissero come un pugnale, ma mi costrinsi a mantenere la calma.
<<Non credo che il re abbia alcun motivo per dubitare della mia lealtà,>> risposi, la voce ferma nonostante il nodo che mi stringeva la gola.
Francis si allontanò con un sorriso soddisfatto, lasciandomi lì, tremante. Mi girai verso Enrico, che mi stava osservando con un'espressione indecifrabile. Era come se cercasse di leggere qualcosa nel mio volto, qualcosa che non avrei mai voluto che vedesse.
Il mio respiro divenne irregolare, e improvvisamente il mondo intorno a me iniziò a girare. Le voci dei cortigiani si mescolarono in un brusio confuso, e la stanza sembrò stringersi attorno a me. Feci un passo indietro, cercando di aggrapparmi al bordo del tavolo per non cadere, ma le gambe mi cedettero.
Sentii un grido lontano, e poi tutto divenne buio.
Quando riaprii gli occhi, mi trovai sdraiata su un divano in una stanza privata. Lady Jane era accanto a me, il viso pieno di preoccupazione. <<Vostra Altezza, siete svenuta,>> disse, prendendomi la mano. <<Ho detto a tutti che siete indisposta e che vi occorre riposo.>>
<<Grazie, Jane,>> mormorai, cercando di rialzarmi. <<È stato solo... un movimento troppo veloce>>
Lei mi osservò con uno sguardo che tradiva i suoi dubbi. <<Siete troppo pallida, mia signora. Forse dovreste parlare con il re, spiegargli quanto vi affatica la vita di corte.>>
Scossi la testa. <<No. Non posso mostrare debolezza. Non ora.>>
Ma dentro di me, il terrore continuava a crescere. Francis stava tessendo la sua trama, e sapevo che era solo questione di tempo prima che le sue parole seminassero il caos.
Dovevo trovare un modo per fermarlo, prima che fosse troppo tardi.
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Vostra Maestà
Historische fictie"Rutilans rosa sine spina" Catherine Howard è una fanciulla di sangue nobile con un'anima ribelle. Questi suoi stati, sono dovuti alla mancanza della figura materna e della poca presenza di quella paterna, che viene sostituita dalla zia, la duchessa...
