Freddie presenta velocemente al controllore il suo biglietto della Compagnie Nationale des Voyages dans le Temps Française e se lo riprende in fretta, senza guardare, ascoltando le indicazioni solo distrattamente: sa come si viaggia nel tempo, ha attraversato la Barriera Interepocale quasi quaranta volte, in tanti Paesi diversi e diretto a diverse generazioni.
Il tornello ruota sotto la spinta del suo corpo e Freddie tende istintivamente i muscoli. È una reazione riflessa che non riesce a superare, nemmeno dopo tanti anni. La maggior parte delle persone, come gli amici che lo accompagnano, non ha alcuna difficoltà percettiva a passare da un lasso temporale all'altro.
Anche in questo, lui è diverso.
L'attraversamento gli risulta fastidioso: non gli causa certo dolore, ma quel singolo secondo, o forse una frazione, in cui non si è né di qua né di là e il tempo si ferma ha un effetto disorientante. Anche a questo proposito Freddie si è confrontato in Famiglia e con amici fidati e anche questa sua reazione è risultata rara, se non proprio eccezionale. Normalmente, attraversare la barriera non comporta altro che un istante di totale blackout percettivo, così breve che spesso nemmeno viene registrato dalla coscienza, preceduto solo da una lieve confusione. In quest'ultimolasso temporale, peraltro, le barriere sono ormai attrezzate per limitare l'insorgenza di questi sintomi: a questo servono le strutture standardizzate e nude, il monotono cemento grigio, l'illuminazione ridotta al minimo. A lui non basta, però, e reagisce con una sensazione simile ai prodromi di uno svenimento: gli sembra di non vedere né udire più nulla, di non percepire nemmeno il terreno sotto i piedi e lo prende una vertigine. È sempre così, ogni semestre, e ormai non se ne preoccupa più, anche se il fastidio non diminuisce: basta sbrigarsi ad attraversare e passerà.
Un addetto all'assistenza dei viaggiatori nota la sua condizione e gli si avvicina premurosamente per prestargli aiuto, anche se Freddie cerca di allontanarlo:
"Non si preoccupi, succede sempre!" Farfuglia mentre quello lo prende per mano. "Non è la prima volta che attraverso, so come reagisce il mio fisico!"
"Ma sono tenuto ad aiutarla, signore." Risponde lui in un inglese stentato e sgrammaticato. "Stia fermo per un po', la barriera non si chiuderà. E si sieda per terra, se non si sente saldo sulle gambe."
"Dagli retta, Freddie." Rincara la dose Joe, che nel frattempo ha attraversato insieme al marito. "Non abbiamo fretta di uscire."
"Capita che alcuni viaggiatori abbiano queste reazioni." Continua l'impiegato del trasporto temporale. "Non è frequente, ma succede e, a quanto ne so, non è indice di nessun problema particolare."
Non è vero, Freddie lo sa. L'impiegato non sta mentendo, si capisce, ma la sua sincerità è tutta in quell'inciso, "a quanto ne so": non conosce la causa di quei malesseri e, ligio alla legge, non la ricerca; la sua bugia non è intenzionale, ma dovuta a ignoranza e quindi non individuabile. Del resto, perché mai gli importerebbe di saperne di più? Freddie non ha motivo di dubitare che si tratti di una brava persona, con la coscienza pulita, e che non abbia criminali tra i suoi familiari o conoscenti. Vedrà passare così tante persone agli equinozi, ne avrà viste così tante da quando fa questo lavoro, che ormai non le guarda nemmeno più in faccia e, se non vedrà più attraversare qualcuno per diversi semestri in fila, non lo noterà nemmeno, o al massimo penserà che si sia trasferito, o che sia sempre capitato con qualche altro controllore; difficilmente immaginerà che sia sparito nel nulla ed è ancora più improbabile che colleghi quella sparizione al sottile malessere che il viaggiatore aveva accusato quella singola volta che l'aveva visto. È anche grazie a questa noncuranza che si riesce a mantenere il segreto sui passati che spariscono.
La barriera non è fatta per sostare a lungo al suo interno: è un luogo di attraversamento e i viaggiatori normalmente vi rimangono per pochi secondi, quelli strettamente necessari per individuare la corretta destinazione. Indugiare ulteriormente comporta in chiunque l'insorgenza di alterazioni della percezione che possono trasformarsi in malessere più grave. Freddie non può permettersi di far correre questo rischio alle due coppie che lo accompagnano; si accorge già che iniziano a guardarsi intorno un po' spaesati: hanno indugiato troppo.
Si alza in piedi, più velocemente che può senza che il movimento sia brusco.
"È ora di muoversi, ragazze. In piedi, forza, forza, che più ci attardiamo e peggio staremo!"
Si mette alla testa del gruppo e lo guida con sicurezza ostentata lungo il tunnel che si estende alla sinistra dell'ingresso, controllando i numeri all'imbocco delle gallerie; le moderne infrastrutture per l'attraversamento delle Barriere Interepocali sono standardizzate e questa francese non è diversa da quella danese a Lítla Dímun, che usano più di frequente e che è generalmente considerata de facto la Barriera inglese, visto che i danesi passano praticamente tutti per Hornfiskron.
Quando arrivano davanti all'imbocco della galleria contrassegnata dal cartello 10 AVANT, Joe si gira e si rivolge a Keith e Ted.
"In formazione come prima, ragazzi: noi due davanti, voi due dietro. Non uscite finché non è uscito Freddie."
Ci manca solo che gli altri rispondano portandosi la destra alla tempia e sbattendo i tacchi. Ogni semestre è così e a Freddie sembra ogni volta più ridicolo. Capisce che lo fanno per eccesso di bene che gli vogliono, che si sentirebbero in colpa se gli succedesse qualcosa e che comportarsi così serve loro a sapere di aver fatto tutto il possibile e ad evitare di star male ed è solo per questo che accetta tutte quelle premure. Se loro stanno meglio, del resto, in una certa misura sta meglio anche lui.
Si tappa le orecchie e guarda fisso davanti a sé il nero di pece incorniciato dal cemento armato della galleria. Non sente nulla, non vede nulla. Dopo alcuni secondi, la carenza di stimoli sensoriali incomincia a fare effetto e si sente meglio, più lucido e stabile sulle gambe. È il momento.
Fa un passo lungo e veloce, quasi un salto: supera il dislivello tra il pavimento del binario e quello della galleria e spicca una corsa. Per tutti gli altri, da quanto gli hanno detto, quella non è una galleria, ma solo un arco. È la sua percezione alterata che lo allunga, trasformandolo in un tunnel, per quanto breve.
Freddie corre, contando i suoi passi pesanti che rimbombano. Uno, due, tre... Gli sembra di oscillare, di non saper spostare bene il peso da una gamba all'altra.
Ma là, in fondo, riesce a vedere la luce di lampade ad olio e anche a sentirne la puzza penetrante, che si mescola con quella del letame.
È fatta.
STAI LEGGENDO
Round The Corner
Fiksi PenggemarCapodanno 2010. Dopo 18 anni, Jim è sicuro di ritrovare Freddie, ma l'aldilà si rivela parecchio diverso da come gliel'avevano descritto in seminario da ragazzo. Grafica del frontespizio by @AnnaChierici9
