Vecchie Cicatrici

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La tavolata comincia a rumoreggiare e Jim si concentra per tenere gli occhi bassi, in attesa che le guance comincino a bruciare.

Solo che non succede.                                                                 

Le guance gli bruciano già, di rabbia, e gli occhi scattano inesorabilmente in su, piantandosi con tale fuoco in quelli della zia che Jim può leggervi dentro la paura. E' a quel punto che si rende conto di aver serrato i pugni. E' ovvio che non lo sfiora neanche lontanamente il pensiero di alzare le mani e meno che mai su una donna e una parente più anziana; ma a quanto pare Sammthann non lo dà per scontato e neanche il cognato, che le mette un braccio davanti al petto in un gesto protettivo.

"Sono i modi che merita."

Jim sente la propria voce pronunciare la risposta prima ancora di aver deciso se darla o meno. E il risultato non gli dispiace. Ormai non c'è più modo di evitare lo scontro con gli zii e lui è sempre stato uno non esitante ad usare le parole per combattere, quando era indispensabile farlo.

Era uno dei motivi per i quali Freddie lo stimava rispetto a tutti i suoi ex.

"Jim, ti prego, lascia stare..." lo implora sua madre con un filo di voce: "Non sei obbligato a parlarne, se non vuoi..."

Le parole sussurrate sembrano riecheggiare nel silenzio. I camerieri, che hanno appena portato una ciotola di rogan josh, si ingegnano a servirlo quanto più rapidamente possono e si dileguano in tutta fretta. L'appetito di Jim è improvvisamente sprofondato, ma si sforza comunque di mangiare come se nulla fosse: non vale la pena di sprecare quella delizia per colpa di un paio di imbecilli.

Aspetta di inghiottire un pezzo di carne che sembra troppo duro perfino per il montone e di bere un sorso di vino prima di rispondere; quando lo fa, le parole risuonano chiare, fredde e dure come il cristallo.

"Mamma, papà, mi avete insegnato ad essere onesto, a lottare per quello in cui credo e a non piegare la testa davanti ai prepotenti. E avete verificato di persona che sono abituato da anni a difendere l'immagine di mio marito."

Al suono dell'ultima parola, Oscar non si trattiene più:

"Ma sentitelo! SENTITELO!!" Urla a pieni polmoni, così forte che agli altri tavoli tutti si girano infastiditi. Un cameriere fa per avvicinarsi per richiamare al silenzio, ma Sammthan è più veloce e stringe con preoccupata discrezione il braccio del cognato.

"Shht!! Oscar, fai piano! Non farti sentire, o la gente capirà che lui è..." Si guarda intorno con occhi spiritati e lascia la frase a metà, senza osare articolare nemmeno con le labbra l'aggettivo scandaloso. Jim la esorta a concluderla con una risata aspra.

"Forza Sammthan, ripeti con me, ce la puoi fare: rec-chio-ne." Scandisce lentamente, con la voce distorta dalla rabbia e dal disprezzo.

Chi di disgusto, chi di dispiacere, tutti sobbalzano; tutti tranne Jim. E' troppo abituato agli insulti perché gli susciti qualche reazione particolare pronunciarli di persona. Semmai, ogni volta che gli capita si convince sempre di più che Freddie aveva ragione: è chi ascolta a decidere il significato delle parole. E Sammthann e Oscar hanno deciso di vergognarsi di quella parola, esattamente come il nipote voleva. Lo vede nei loro occhi che si stringono, nelle bocche che si serrano in una smorfia nervosa, nel brivido che percorre i loro corpi e nelle spalle che si alzano come se volessero arrivare a tappare le orecchie e si sente pervadere da un senso di soddisfazione, perversa, forse, ma giusta.

"Non farti sentire!" Sussurra nonna Dairile, anche lei piuttosto scossa. Non sta bene dire certe cose a voce alta, Jim!"

Una volta gli sarebbe importato: quando era più giovane, quando era vivo e temeva le ripercussioni che la sua diversità poteva avere nella quotidianità pratica. Razionalmente, dice a se stesso che le cose non dovrebbero essere diverse, che questo mondo è lo specchio di quello, che gli porterà gli stessi problemi; ma, forse a causa dell'età, non riesce a non pensare che i tempi sono cambiati, di là come di qua. In questo momento, in ogni caso, non pensa ad altro che a controbattere:

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