Beati gli Equivoci

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Poi una mano gli si appoggia delicatamente su una spalla.

"Non devi avere paura, bambolotto. Siamo otto generazioni fa, adesso: in un'epoca in cui le persone erano in generale più intelligenti, anche senza contare che il passaggio mette parecchio sale nella zucca della gente."

Se la battuta aveva lo scopo di rasserenarlo, non è stata esattamente efficace. Jim presume che nonno Piaras abbia appena fatto un complimento agli antenati, ma non è certo di poter interpretare allo stesso modo anche il riferimento al passaggio. Anche lo zio Finguine, evidentemente, non si sente troppo lusingato.

"State insinuando, giovine Piaras, che prima del passaggio fossimo gente sciocca?!" Esclama, con un tono offeso talmente perentorio che Jim si aspetta quasi di vederlo sguainare un'inesistente spada dalla cintola urlando: "Vi sfido a duello!!"

Il nonno, invece, sorride conciliante.

"Nient'affatto, mio caro zio Finguine. Sto solo spiegando a Jim che difficilmente, nella vostra epoca, troverà cervelli ottusi come quelli a cui era abituato da vivo. Purtroppo, il livello di intelligenza generale della popolazione si è abbassato drasticamente nelle generazioni successive alla vostra. Solo presso i vivi, però: il passaggio evidentemente pone un freno a questo vergognoso processo di degradazione."

Jim ha quasi voglia di ridacchiare. Non solo per le parole del nonno e il modo in cui descrive la situazione, ma per il sollievo: se davvero il suo matrimonio è riconosciuto, se davvero non deve farsi problemi a parlare di suo marito, allora questo aldilà merita di essere chiamato paradiso.

Si tratta solo di cercarne la conferma completando la frase.

"...aveva dovuto farsi da solo. Ed era arrivato al massimo livello: era un divo, uno che riempiva gli stadi. L'ho visto io: migliaia di persone, le teneva in pugno con la voce."

Nonno Piaras interviene per fornire una spiegazione più articolata. "È un musico, il marito di Jim. Con il talento di Mozart al clavicembalo e la voce che può rivaleggiare con quella di Farinelli... del Farinelli passato, intendo. Il tenore." Sottolinea strizzando l'occhio al nipote.

"In necessità, passato!" Zio Finguine scoppia in una risata tonante. "Non occorreva spiegarlo, Piaras! James è un Hutton, non un povero gonzo che fassi incantare con gioje di pregio e abiti di seta fina! Al marito avrà domandato che adempisse a tutti e' suoi obblighi coniugali e dunque avrallo scelto di complessione adatta!" E con questa battuta fa l'occhiolino a Jim, che si sente avvampare. Gliel'ha chiesto una volta, quel Wapshott, di confermare le doti fisiche che Freddie vantava e la sua bocca è rimasta rigorosamente serrata: che schifo quei sedicenti giornalisti, che sulle misure di un personaggio famoso sarebbero capaci di scrivere un articolo a piena pagina. Non vuole che i suoi parenti si comportino allo stesso modo, non lo accetterà da loro. Una battuta ironica ci può stare, ma non permetterà a nessuno di andare oltre e lo mette bene in chiaro allo zio.

"Ah, compatitemi, nipote caro!" Esclama subito lui con aria addolorata e Jim intuisce che si tratta di una formula per chiedere scusa. "Non volevo assolutamente parlare con troppa libertà, men che meno perdere il rispetto a voi o a vostro marito. Tutt'altro: son certo che trattisi d'un uomo alla vostra altura, ne' tratti e nella complessione, per avervi sì incatenato! Un musico, nientemeno! V'ha innamorato con una sonata di Mozart al clavicordo, ci scommetto!"

"Suona il pianoforte." Specifica Jim con un sorriso. "Anche se non c'è strumento a tastiera che non padroneggi, perfino l'organo da chiesa! E scrive personalmente i suoi brani, non si limita ad eseguire l'opera d'altri."

"Oh, James!" Zia Amelia va in visibilio e gli stringe le mani con gli occhi che brillano. "Allora l'ha scritta di suo pugno, una sonata per voi! Più d'una, di certo! E ballate, anche: quanti minuetti, pavane e gavotte ch'avete danzato deve avervi dedicato!"

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