Louédog

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La costa di Louédog è ormai in vista, o perlomeno lo sarebbe se fosse giorno. Nel buio pesto, i passeggeri e l'equipaggio riconoscono lo sciabordio che segnala l'avvicinamento agli scogli che circondano l'isola, più sommersi che affioranti e tra i quali il comandante deve destreggiarsi con perizia. Tutti sanno che per questa tratta si scelgono marittimi d'esperienza e addirittura sulla plancia del loro traghetto c'è il barone Raoul de Beaudéan in persona, visto l'alto numero di passeggeri illustri. Si muove a zig zag tra le rocce con precisione chirurgica, coadiuvato da marinai che provano per lui un rispetto sconfinante nella venerazione, e infila l'imbarcazione nel fiordo stretto e profondo che ospita l'attracco con una manovra così pulita che sembra abbia effettuato una virata ampia in pieno oceano. I passeggeri esplodono nell'applauso di rito, ma si tratta di un omaggio sincero e meritato.

È relativamente presto, considerando l'ora persa col fuso: appena le undici. Freddie e i suoi compagni scendono con calma, evitando di sgomitare tra la folla che si affretta, e si dirigono verso le cabine erette lungo il molo: hanno acquistato la possibilità di cambiarsi lì, anziché davanti a tutti durante la navigazione. È l'unico modo per avere privacy, anche se ha i suoi svantaggi: a differenza del traghetto, le cabine non sono riscaldate e in questo periodo dell'anno spogliarsi lì è una vera tortura, a maggior ragione dal momento che la maggior parte degli utenti deve cambiarsi fino alla biancheria intima. A Freddie e Famiglia vengono destinate tre cabine prenotate; Joe e Frank entrano nella loro scherzando, accompagnati dai lazzi allusivi dell'altra coppia:

"Pensate a cambiarvi, non esibitevi in strip-tease a suon di musica e non perdete tempo ad allungare le mani! Avete la vostra camera nel vostro lasso temporale, per quello!"

"Di sicuro voi non avete di questi problemi!" Risponde Joe ridendo. "Ted, Keith non si consuma se lo ammiri troppo a lungo, sai?!"

L'interlocutore diventa del colore di una barbabietola e si affretta a scomparire dentro la cabina, seguito dal marito piegato in due dalle risate. Nessuno ha bisogno di ipotizzare a voce alta che i due si cambieranno dandosi reciprocamente le spalle e tutti si aspettano di ascoltare la solita scenetta comica, che arriva puntuale come un orologio.

"Non ti girare!" Si sente strillare Keith da dietro la porta, con quella vocina acuta che perforerebbe i timpani. "Ti ho messo i panni lì sulla panca davanti a posta!"

Passa una frazione di secondo e arriva la risposta di Ted, così sussurrata nel suo vocione grave che si fa fatica ad intenderla:

"Ma figurati se mi giro! È almeno dal 1940 che so che devo tenere gli occhi rigorosamente serrati, mentre ti cambi!"

Ogni volta, Freddie pensa che all'epoca, se uno dei due fosse stato una donna e si fossero sposati prima di passare, il matrimonio sarebbe stato annullato per sospetta mancata consumazione. Hanno un modo strano davvero di dimostrarsi amore, Ted e Keith: si lanciano solo sguardi sfuggenti, come se avessero paura di guardarsi, e in tanti anni non c'è stata una singola mattina in cui abbiano scherzato sulla notte appena trascorsa. Eppure si amano, profondamente: Freddie lo sa con certezza, perché sa quanto hanno lottato da vivi e quello che hanno rischiato per stare insieme, sa che hanno preferito mettere a repentaglio la vita piuttosto che rinunciare ad essere quello che sono, una coppia nella quale è difficile dire dove inizino le loro due identità distinte.

Di certo lui di questi problemi non ne ha. Ha una cabina tutta per sé , che sembra troppo grande per essere occupata da una persona sola. È gelida, forse non solo per la mancanza di riscaldamento. Nessuno, in diciotto anni, si è mai cambiato con lui: per Shab-e-Yaldā ha avuto quasi sempre compagnia, ma l'ha cercata nell'epoca di arrivo, di solito organizzando l'incontro durante l'equinozio precedente e pagandolo.

Da quest'anno, ha deciso di rinunciare anche a quello.

Sa che è per questo motivo che tutta la Famiglia ha insistito per venire con lui, oggi. In passato, qualcuno lo accompagnava, naturalmente, ma consapevole che, dopo lo spettacolo previsto, lui sarebbe sparito in compagnia di uno sconosciuto proveniente da chissà quale epoca e avrebbe lasciato gli altri liberi di trascorrere la giornata come meglio preferivano.

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