Alla Barriera di Inis Skinny

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È dunque questo che stanno per fare: entrare nella mente degli antenati. Jim non può fare a meno di chiedersi se non si tratti di una pesante invasione della privacy, mentre l'aliscafo effettua una virata piuttosto brusca, che fa cadere chi non è ben aggrappato a qualche sostegno e spruzza d'acqua gelida il ponte, gli abiti e i capelli.

"Non è un problema, tanto dobbiamo cambiarci!" Gli ricorda sua madre. Non ci sono spogliatoi o cabine singole, perciò tutti gli uomini salgono sui due ponti di prua e poppa, cedendo alle donne il privilegio di svestirsi in coperta, un po' più protette dal vento sferzante e lontane da occhi indiscreti.

"Tua madre ti ha comprato questo completo mentre eri al lavoro: ha portato con sé alcuni tuoi vestiti per la taglia, dovrebbe andarti bene." Lo informa Donovan, tirando fuori da una grande busta di carta abiti dai colori sgargianti, di taglio che Jim fa fatica ad intuire.

"Ci presentiamo con questa roba?" Chiede con una smorfia: non gli sembra esattamente abbigliamento appropriato.

"Sono abiti considerati formali ed eleganti all'epoca in cui andiamo:" gli spiega suo nonno. "è una questione di educazione adeguarsi agli usi di chi ci ospita, anche se non è obbligatorio."

Con perfetta sincronia, tranne un Jim piuttosto impacciato, tutti indossano strettissimi pantaloni al ginocchio, candide calze che coprono interamente il polpaccio e scarpe lunghe e piatte con vistose fibbie. Sopra, Jim mette una camicia bianca con maniche di pizzo che sembra più adatta per una donna, un panciotto dello stesso punto di verde intenso dei pantaloni e una lunga giacca coordinata, di colore diverso, ma foggia analoga a quelle dei suoi parenti. I bottoni sono di madreperla e tutti gli orli decorati con un ricamo elaborato. Sarà pure abbigliamento formale, ma lui si sente profondamente ridicolo.

Quando tutti gli uomini sono vestiti, le donne cominciano a uscire sul ponte alla spicciolata e le famiglie si ricongiungono. Jim non sa da che parte guardare. Ci sono ragazze con lunghe tuniche senza maniche e il capo coperto da uno scialle, uomini in kilt di tartan e altri con strettissime calzamaglie di colore diverso per ciascuna gamba; alcuni mariti portano pesanti tabarri di colori accesi e cuffie bianche da cui pendono strisce di stoffa ai lati della testa, mentre quelle delle mogli avvolgono tutto il collo e le spalle e sono sormontate da larghe ciambelle di velluto ricamate di perle, o a volte da strutture più alte ai lati, da cui pendono veli.

Con uno scossone e un pesante rumore di acciaio contro il cemento, il traghetto finalmente attracca e dagli altoparlanti risuona un vocione stentoreo:

"Signori passeggeri, parla il comandante. Scendano con ordine e senza affrettarsi; prima le donne e tutti coloro che indossano abiti che possono intralciare il movimento."

Jim si scansa prontamente per far passare sua madre e sua nonna, che rientrano inequivocabilmente anche nella seconda categoria: hanno indossato gonne larghissime, perfino più di quella che nonna Una portava alla sua festa di passaggio, così lunghe che non si vedono i piedi, e per camminare senza inciampare nell'orlo devono tenerlo sollevato tramite un apposito gancio del bracciale. Lui e nonno Piaras, con quelle calzamaglie aderentissime, sono tra gli ultimi a scendere e a raggiungere le donne, che li aspettano al limite opposto della banchina.

Qui i passeggeri sono raccolti da una carovana di pulmini navetta piuttosto traballanti e affaticati dal sovraccarico, che si avviano verso l'interno dell'isola inerpicandosi sul terreno roccioso tra sobbalzi e oscillazioni. Non si vede nulla nel buio pesto e i fari illuminano solo la pista, definizione più appropriata di strada, segnata nella polvere. Dopo qualche chilometro, senza alcun preavviso, il mezzo inchioda bruscamente, letteralmente in mezzo al nulla.

"Che succede?" Chiede Jim a suo padre. "C'è un guasto?"

"Siamo arrivati!" Risponde invece lui con un sorriso condiscendente. "La barriera è proprio davanti a noi."

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