Pranzo tra Amici

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Il passaggio non insegna la raffinatezza. È il primo pensiero che gli attraversa la mente appena le cime dei tetti di Neverland si scorgono in lontananza. Lui e Michael si intendono su tanti punti di vista, sia professionali che umani, ma Freddie ha rinunciato presto a dargli qualche lezione di stile. E in fondo, gli vuole bene così, con il suo gusto pacchiano, i suoi modi esagerati, ma espansivi e la sua capacità di tenere il palco anche quando è troppo affollato di ballerini.

Solo quelle abitudini non le capirà mai.

Il sole del giugno californiano picchia impietoso e uscire dall'abitacolo fresco della macchina è uno shock al sistema percettivo: ci saranno almeno trentun gradi, qui fuori. Freddie rimpiange già la frescura londinese.

Non ha tempo di sbuffare, né di lamentarsi per l'afa, però: Ted non ha ancora chiuso la portiera della macchina e Michael gli sta già venendo incontro lungo il viale di ghiaia, con le braccia spalancate quanto il sorriso e quasi saltellando dall'entusiasmo.

"Che bello rivederti!! Cristo, dopo ventisette anni, mica di meno!" Sono le prime parole che gli rivolge, con quella sua voce quasi da bambino, forse esile per il mestiere che fa, ma limpida e inconfondibile e ammaliante quando serve.

"Ho avuto troppa fretta!" Risponde Freddie e non sa se accompagnare le parole con una smorfia o una risata amara: il risultato è un suono strano e piuttosto ridicolo, che stride fastidiosamente con il senso della frase.

A nessuno piace affrontare l'argomento del passaggio, neanche dopo che è avvenuto: in qualche misura, è sempre imbarazzante. Eppure bisogna farlo, è inevitabile e non è solo una prassi di cortesia. Succede a tutti, quando si passa: legami si spezzano e bisogna ricucirli, questioni restano in sospeso e vanno riprese e portate a conclusione. Vale per tre registrazioni lasciate a metà, ma anche per le notizie che si sono perse, o che sono arrivate solo come voci confuse.

Fortunatamente, se Michael, dopo più di un anno dal passaggio, è così allegro, in forma e desideroso di lavorare, si tratta necessariamente di chiacchiere infondate.

"Vieni dentro, vieni, che il pranzo è pronto! Che ne pensi di questo posto? Ho fatto un buon acquisto?"

Michael ride come un bambino al luna park e quanto sia infervorato all'idea di mostrare a Freddie il suo ranch è evidente da come lo prende in mano e sembra quasi volerlo trascinare.

"Se vuoi farmi fare il giro dopo pranzo, ti avverto: stavolta non mi caccerò fino alle ginocchia nella merda di lama solo per non essere scortese!" Freddie ce l'ha messa tutta per restare serio e suonare arrabbiato, anche, ma non gli riesce neanche un po'. Certo, sta mentalmente pregando che non si ripeta l'esperienza di quasi tre decenni prima, ma è consapevole che non avrebbe cuore di opporsi a Michael, se glielo chiedesse di nuovo.

"Non lo farò, non lo farò! Ti faccio vedere solo la casa e il giardino, va bene?!" Michael alza gli occhi esageratamente, a palesare finta esasperazione e tiene aperta a Freddie la porta mentre lo introduce in sala da pranzo. "Però ho notato che hai messo stivali alti e pantaloncini corti, oggi!" Soggiunge con un'occhiata all'abbigliamento di Freddie, che effettivamente, oltre a una canotta bianca che lascia scoperta quanta più superficie corporea possibile, consiste in shorts di jeans che arrivano a malapena a coprirgli il sedere e camperos color testa di moro un po' più alti e stretti rispetto alle misure standard, con qualche centimetro in eccesso di tacco e un accenno di plateaux.

"Che vergogna!" Ribatte l'interessato con una smorfia e scuotendo la testa. "Non andrei mai in giro nel mondo civile vestito così... un abbinamento senza il minimo sindacale di logica e buon gusto!! Ma per te sono costretto a fare di queste cose!"

"Da me ti lasci volentieri costringere a farle..." Puntualizza con un sorriso sornione Michael, che ha colto senza difficoltà l'ironia nelle parole dell'amico. Lui indossa pantaloni al ginocchio, ampi e leggeri e una camicia coordinata in colori coloniali, parzialmente sbottonata per difendersi dalla calura. Freddie sente la gioia scorrergli nell'anima al vederlo così, in maniche corte, senza guanti, cappello né occhiali scuri, che lo invita a trascorrere del tempo sotto il sole a picco. Gli sembra perfino che i suoi occhi siano più brillanti e profondi dell'ultima volta che l'ha visto, ma forse è solo perché risaltano meglio sulla pelle di nuovo bruna. Ripensandoci, solo per godersi l'immagine di Michael all'aperto in estate in abiti leggeri, senza timore alcuno, Freddie sarebbe quasi disposto a immergercisi, nel letame dei suoi lama.

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