Il Primo Equinozio

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Jim si era rifiutato di trascorrere la giornata del 21 settembre a Carlow: se davvero si tratta di un'occasione di baldoria, bisogna andare a Dublino e restarci fino a mezzanotte. Era partito di mattina presto, ancora quasi al buio, ma il traffico sull'M9 era già prossimo all'insostenibile. E oltre Naas sarà anche peggio. Più si avvicinava alla capitale, più i mezzi di trasporto erano non solo numerosi, ma variegati: lungo l'autostrada si affiancavano auto d'epoca e curiosi veicoli simili a carrozze semoventi, con la cappotta di tela aperta che evidentemente non riparava dal freddo pungente gli occupanti intabarrati in pesanti pastrani. Alla barriera di Dublino, poi, la situazione era indescrivibile: la maggior parte delle persone sembrava aver scelto le nazionali e ora si riversava in città come un fiume. Una scelta obbligata, a quanto Jim poteva vedere: i veicoli usati non avrebbero potuto circolare in autostrada. Quelli a motore erano rari: i cartelli stradali temporanei davano indicazioni per raggiungere stalle per cavalli e buoi e lungo i marciapiedi erano stati sistemati blocchi di pietra con anelli metallici ai quali legarli. Ce n'era un bisogno palese: la gente era arrivata a cavallo, in lunghe carovane di animali bardati in colori sgargianti, oppure in carrozza, di cui si potevano vedere modelli infiniti per varietà di forme, colori e dimensioni, o su carri dall'aspetto precario trainati da docili asinelli o muli caparbi. Jim aveva raggiunto un parcheggio segnalato come specifico per automobili e posteggiato la Volvo accanto a una sorta di enorme triciclo in legno e ferro, con ruote a raggi da bicicletta e un'alta cassetta.

"Può stare qui, questo coso?" Aveva borbottato, guardandosi intorno con aria seccata. "Il cartello dice che è un parcheggio per macchine!"

"E questa cosa pensa che sia, lei?!" Aveva ribattuto piccato il proprietario, un tipo alto e segaligno in frac e tuba, del tutto simili a quelli indossati da parecchia gente per uscire la sera. "Posso permettermi un Velociped Benz, io, sa?!"

Jim stava per ribattere che la Benz per suo marito era la macchina da battaglia, ma si era trattenuto: non voleva litigare proprio quel giorno. Aveva alzato le spalle, chiarendo che o il veicolo poteva stare in quel parcheggio, o la Guardia sarebbe venuta a prelevarlo, e di certo non spettava a lui giudicare in merito; il tizio aveva inteso la precisazione come una scusa e la questione era finita lì.

"Sarà un tipo nato nel 1870 o giù di lì, che si sente una persona migliore se può esibire il suo mezzo a motore." Aveva borbottato Sam a mezza voce. Lui e Jim si erano incontrati casualmente per strada solo pochi giorni prima e salutati con quella strana sensazione mista di gioia e pena che pare essere la reazione inevitabile al ritrovare un caro amico qui. Anche Sam era passato nell'ultimo semestre ed era stata una decisione immediata quella di andare insieme a Dublino per l'equinozio, per bere, ascoltare qualche orchestrina di strada e far baldoria fino a tardi, come non hanno più potuto permettersi per troppi anni.

"Scommetto che viene dal lasso temporale precedente al nostro e quella specie di carro a motore per lui è allo stesso livello di sviluppo tecnologico di un'astronave!" Aveva esclamato con sufficienza, tirando su la cerniera del giubbotto nell'aria pungente.

"Dal lasso temporale precedente al nostro? Nah, quello sarà coetaneo dei nostri bisnonni o via di lì..."

"È abbastanza spocchioso per aver scelto di risiedere prima, fidati. Ne abbiamo conosciuta, di gente che scoppia se solo gli ti avvicini con uno spillo!"

Jim aveva rivolto all'amico uno sguardo interrogativo: in che senso "scelto di risiedere prima"?! Erano giorni, settimane forse, che i suoi genitori gli ripetevano la legge sui lassi temporali: aveva la sensazione di essere arrivato a saperne più di un avvocato, ma non ricordava menzione di persone che deliberatamente scegliessero di risiedere in un'epoca precedente all'ultima loro consentita, per non perdere nessuna delle comodità a cui hanno diritto.

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