La prima sensazione che lo raggiunge è l'odore. Un fetore penetrante, in parte acre, in parte greve, che di certo non aiuta il senso di nausea che gli ha suscitato entrare nel tunnel. Si tappa il naso e con l'altra mano si strofina gli occhi, cercando di distinguere qualcosa nel buio. Proveniente dall'altra estremità, all'interno risuona l'eco di mille suoni diversi: voci di uomini e donne, acute e stridule o gravi e musicali, pezzi di frasi in inglese e in gaelico, cigolio di ruote, scalpitare di zoccoli ferrati, nitriti e muggiti. C'è luce, là in fondo, rossa e traballante, di torce. L'odore acre e resinoso deve provenire dal loro fumo, mentre cavalli e buoi spiegano il resto.
"Levati da lì, Jim! Stai proprio piantato davanti all'uscita, non è molto educato, bambolotto!"
Dev'essere di nonno Piaras anche la mano che stringe la sua e lo tira di lato; Jim fa un passo in diagonale, incontra un dislivello in discesa, barcolla, incespica e cade platealmente sulle ginocchia, col sedere per aria.
"Oh, cielo, scusa, bambol–"
"Jim!! Tutto bene?!" Questa è nonna Mughain: sono sue la voce e la gonna frusciante che lo sfiora. "Piaras, sei proprio delicato, eh?! E non ti accorgi che non vede ancora niente?!"
Jim si chiede come faccia lei a vedere qualcosa: da questa parte del tunnel è buio pesto. O forse non esattamente. Con il passare dei secondi, i suoi occhi si abituano e comincia a distinguere qualcosa. Istintivamente si gira, come per controllare che l'arco da cui è passato sia ancora lì; c'è, ma non è lo stesso. Nonostante la penombra rossastra, che altera i colori, può capire che questo è intonacato di bianco, con decorazioni in stile Adam, di rosoni intervallati da ghirlande sull'architrave e sottili linee dorate disposte a raggiera lungo l'archivolto. Ogni ingresso è decorato con lo stesso motivo e più in basso, pressappoco all'altezza delle spalle di una persona, corre una fascia dipinta con figure di ragazzi e ragazze vestiti alla maniera degli antichi romani, che ballano e suonano flauti e altri strumenti sullo sfondo di un bosco.
"Dove siamo? Che fine ha fatto la stazione?" Chiede confuso, con un filo di voce. Sembra che ne sia rimasto solo il caos: una fiumana di gente esce dagli archi paralleli come prima vi entrava, chi correndo, chi con il passo intralciato dai vestiti, tutti di foggia simile ai loro. Gruppi si riuniscono, madri spaventate vanno in cerca di bambini persi di vista chiamando a gran voce, famiglie o amici si salutano con affetto.
"È questa la stazione, Jim. Non ci siamo spostati nello spazio, ma nel tempo, perciò hai posto male la domanda: avrebbe avuto senso chiedere quando siamo!"
"Quando siamo?!" Ripete Jim strofinandosi la testa: l'intonazione interrogativa vuole esprimere confusione, ma nonno Piaras la prende invece alla lettera.
"Siamo all'incirca nel 1760, bambolotto. Ma non preoccuparti di sapere l'anno preciso: per misurare il tempo, qui, si contano le generazioni. Tu sei neopassato e ancora tendi a contare gli anni: è normale, ti ci vorrà del tempo per abituarti a questo sistema. Qui si dice che siamo nella decima generazione precedente: esattamente quello che è scritto sul tuo biglietto. Non l'hai perso, vero?! È andata e ritorno: senza, non potrai tornare indietro e, se ti beccano nel passato dopo la mezzanotte dell'equinozio, la multa equivale almeno a venti settimane di salario!" L'ultima frase è pronunciata in tono un po' preoccupato e lo stato d'animo contagia Jim, che si affretta a controllare: il suo biglietto è nel portafoglio. Bisogna mostrarlo anche qui, al mastro di posta della stazione, gli spiega suo nonno.
L'arco da cui sono sbucati immette in un edificio costituito da un solo locale, non molto dissimile dal gabbiotto di una portineria, eccezion fatta per la struttura in legno e l'assenza di vetri: le finestre sono aperte e l'aria fredda circola liberamente. E' così affollato che è impossibile non urtare qualcuno solo per girarsi su se stessi: una fiumana di gente attraversa la stanza a senso unico, dall'interno dell'isola verso la costa, dov'è facile immaginare ci sia un porto gemello di quello dal quale sono partiti nella loro generazione. Jim presume sia maleducato turarsi il naso, ma è una vera tortura sottoporlo all'offensiva che lo colpisce: un mix di alghe marce, letame di cavallo, paglia sporca, sudore vecchio e fogna a cielo aperto. E' buio, ma l'odore è sufficiente ad intuire i cumuli di immondizia di ogni sorta e provenienza che devono trovarsi tutt'intorno, magari ammonticchiati negli angoli... quando salirà il sole, vederli li renderà ancora più disgustosi.
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Round The Corner
Hayran KurguCapodanno 2010. Dopo 18 anni, Jim è sicuro di ritrovare Freddie, ma l'aldilà si rivela parecchio diverso da come gliel'avevano descritto in seminario da ragazzo. Grafica del frontespizio by @AnnaChierici9
