Prologo

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Loro lo chiamavano Oblio. Era il vuoto sotto il Ponte, di un colore indescrivibile, ricco di sfumature meravigliose. L'Oblio era magnetico e allo stesso tempo terribile: molte persone cadevano, oppure si suicidavano. Quel colore cangiante era costantemente sfondo di lotte per una crudele sopravvivenza; ma, come era ormai noto, non esisteva un vincitore.
Uccelli rapaci volavano nell'Oblio notte e giorno. Erano affamati: chiunque si lanciasse nel vuoto veniva sbranato nel giro di pochi attimi.
Tutti erano stati creati per raggiungere la fine del Ponte, ma nessuno lo ammetteva, e nessuno, nell'arco di una vita, lo riteneva possibile.
Tutti odiavano il Ponte. Quest'ultimo era talmente vasto da ospitare grandi foreste, ma nessuno amava attraversarle, avendo paura degli animali feroci. Purtroppo, quello era l'unico modo per procurarsi del cibo.
A nessuno passava per l'anticamera del cervello di provare ad arrivare alla fine del Ponte. Era pericoloso. Era impossibile. In un certo senso, era un grande punto interrogativo che nessuno osava sfidare.
Poi arrivò lei. Lei, che sapeva sfidare il destino.
Lei, che tentò di raggiungere la fine del Ponte.
Era una ragazza distratta: dimenticava spesso che chiunque si trovasse sulla sua strada avrebbe cercato di assassinarla.

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SPAZIO AUTRICE
Che ve ne pare? Devo continuare? :)

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