Capitolo 14

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- Dave, Dave, Dave... - lo sconosciuto (che per Dave non lo era poi così tanto) parlò con una calma infinita, spostando lo sguardo da noi al suo pugnale. - Non pensavo che ti piacessero le novelline.

- Infatti non mi piacciono - rispose il ragazzo. Quelle parole, anche se non ne sapevo il motivo, mi ferirono. - Pensavo che avessi smesso di perseguitarmi.

"Perseguitarti?", pensai guardando Dave. "Quante cose non so di te".

- Perseguitarti? - ripeté il biondo. - È stata colpa tua. È da anni che aspetto questo momento - Il biondino si leccò le labbra, sovrappensiero. - Finalmente mi è stata regalata l'occasione che aspetto da una vita... o forse dovrei dire da una morte.

Mi resi improvvisamente conto che lo sconosciuto stava guardando proprio nella mia direzione, e sembrò che anche Dave se ne fosse accorto, infatti mi circondò con un braccio.

- Non provare a toccarla - disse a denti stretti.

Sentendo quelle parole rabbrividii, notando che il braccio di Dave si irrigidiva. Forse la paura che provavo si stava trasmettendo al suo corpo, oppure era il contrario?

Il biondo rise: i suoi occhi scintillavano maliziosamente, come quelli di un folle sadico. - Tranquillo, non alzerò un dito sulla tua bella - Le sue labbra si contrassero in un ghigno. - A meno che tu non voglia opporti.

L'espressione del mio amico si indurì. - Oppormi? Ma cosa stai dicendo?

- Tu e la ragazzina... venite con me.

Il braccio di Dave continuò a stringere il mio corpo contro il suo. - Ti tirerò fuori da questo guaio - mi sussurrò.

- Che dolce che sei - gli disse lo sconosciuto. - Muovetevi.

Ero così spaventata che mi accorsi solo in quel momento che il ragazzo non poteva ucciderci un'altra volta. Mentre lo seguivamo, Dave continuava a stringermi, quasi mi volesse usare per darsi forza. Gli riferii ciò che avevo appena pensato, ma lui mi rispose solamente scuotendo la testa.

Tutto quel mistero non mi piaceva.

Il biondino ci condusse all'entrata di una grotta i cui cunicoli stretti si perdevano in una densa oscurità. Le pareti di roccia erano umide e odoravano di stantio, come se in quel posto circolasse la stessa aria da anni, senza possibilità di raggiungere l'esterno. Proprio come noi.

Il ragazzo accese due fiaccole: una venne consegnata a Dave, l'altra la usò lui stesso per farsi strada, precedendoci.

- Perché non scappiamo adesso? - bisbigliai al mio amico. In quel momento la sua mano scivolò sul mio braccio incontrando la mia e stringendola.

- Lui è furbo. Ci catturerebbe immediatamente, fidati.

Qualcosa mi disse che Dave aveva ragione, che non avevamo possibilità di fuggire. Se ne sarebbe accorto di certo e ci avrebbe fermati immediatamente.

Impossibile.

Questa parola mi accompagnava da tempo, ormai, era l'eco che sentivo ogni giorno, ripetuto sinistramente dalla mia mente.

Camminando per quelle che sembrarono ore, ebbi modo di notare che i cunicoli sembravano essere artificiali. Mi diedero l'impressione di trovarmi all'interno di un carcere fatiscente e umido.

Mentre mi occupavo a studiare il claustrofobico andito, il ragazzo si fermò davanti ad una porta blindata. Mi chiesi come facesse ad essere incastrata in quel modo perfetto nella roccia, come se si trovasse lì da sempre: sembrava fondersi con il resto del luogo, rozza e appassita.

- Dopo tutto quello che è successo, tu starai qui a marcire finché non avrò stabilito il giorno in cui mi librerò di te, Dave. - asserì spalancando la porta cigolante. - Sogni d'oro.

La porta si richiuse bruscamente, producendo lo stesso rumore che da minuti stava sconvolgendo il mio petto: il martellare incessante del mio cuore impazzito. La chiusura della porta lasciò me e Dave al buio: la fiaccola si era ormai spenta.

- Amelia - sentii distintamente la voce del ragazzo davanti a me. - Promettimi di non urlare.

- Cosa? - domandai allarmata.

- Giuralo. - La voce di Dave sembrava tranquilla, seppur risoluta.

- O... okay.

La mano di Dave si accese con notevole rapidità, illuminando la stanza con il suo fuoco.

Mi voltai lentamente verso il punto in cui gli occhi del ragazzo si erano posati, e lo vidi. Quel mucchio di ossa umane ammassate in un angolo accanto a un pugnale arrugginito.

- Oh mio dio - sussurrai inorridita mentre sentivo le ginocchia piegarsi e sfregare contro il pavimento polveroso. - Che succede, Dave?

Quella domanda così sciocca in quel momento sembrava fondamentale.

- Siediti vicino a me. Dobbiamo parlare.

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SPAZIO AUTRICE
Mi sto divertendo un sacco a scrivere questa storia, mi piace tanto :)
Spero che a voi piaccia leggerla.

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