Capitolo 6

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Precipitai per quelli che mi sembrarono giorni. Mi parve che ogni singola cellula del mio corpo morisse e si disintegrasse, per poi assemblarsi improvvisamente, guidata da un gelido vento invernale.
Mio malgrado mi abbandonai all'incoscienza, svegliandomi dopo pochi attimi in uno stato di torpore.
Mi resi conto che il mio viaggio era terminato quando qualcosa mi colpì la schiena. Ed eccomi all'inizio del Ponte. Mi alzai da terra, preparandomi a sentire un dolore lancinante alle ossa, ma non provai niente. Nessuna emozione. Nessuna sofferenza. Niente. Non percepii alcun'angoscia nemmeno quando vidi dei ragazzi stavano stuzzicando un bambino, incitandolo a scappare.
Questo posto non sarebbe mai cambiato.
Mi guardai intorno, mentre i miei sensi intorpiditi cercavano di risvegliarsi, e scorsi un ragazzino molto simile a Jimmy: aveva gli stessi curiosi occhi chiari e l'aria sicura. Era davvero un bel ragazzo. Mossi quale passo per raggiungerlo, ma caddi nuovamente a terra. L'impatto fu così debole da farmi dubitare persino di aver perso l'equilibrio.
Mi sollevai da terra, spolverandomi i vestiti con noncuranza. Passai accanto a una ragazza, ma quest'ultima non mi notò. Stavo lentamente prendendo coscienza della mia situazione, studiando mentalmente le espressioni e i visi degli abitanti del Ponte. La prima cosa che osservai fu che non ne riconobbi nessuno.
Incespicando tra i rami caduti al limitare della foresta, raggiunsi il ragazzo tanto simile a Jimmy.
- Ehi! - esclamai, prima di ricordarmi di essere una Fiamma. La mia voce si perse tra le chiome degli alberi, sorda.
Il ragazzo si addentrò nella foresta, così lo seguii senza esitare. Ero molto interessata a scoprire quale fosse la sua meta, anche se con ogni probabilità stava solamente andando a cacciare qualche preda. Mi chiesi distrattamente dove si trovasse Jimmy: magari in quel momento stava comodamente appollaiato su un albero a consumare il suo pasto a base di selvaggina.
Ma mi sbagliavo.
Dietro di me sentii un ragazzo che, senza preoccuparsi di parlare a bassa voce, esclamava: - Sta andando di nuovo lì!
Il ragazzino simile a Jimmy, dell'età di circa undici anni, si fermò davanti ad un imponente albero. Posò una mano sulla sua corteccia ruvida, e un attimo dopo scoppiò in un pianto isterico. Premette la fronte sulla corteccia e si ferì le mani prendendo convulsamente a pugni l'albero.
- Non avrei dovuto! - urlò. - Perdonami, Amelia, ti prego, perdonami.
- Jimmy... - sussurrai, per poi ripetere più forte: - Jimmy! Sono qui!
Jimmy non mi sentì, continuando a singhiozzare. - È colpa mia.
- Non è vero! - urlai con quanto fiato avevo in gola. Gli posai una mano sulla spalla, ma vidi che questa passava attraverso il suo corpo. - Oh mio dio, che cosa ho fatto! - singhiozzai, per poi unirmi al pianto del mio amico.
Erano passati anni dalla mia morte. Non era possibile, non poteva essere vero.
- Sono qui! - volevo urlare ancora, ma dalla mia gola non uscì che un debole sussurro.
Jimmy rimase alle radici dell'albero per qualche ora. Aveva gli occhi arrossati dallo sconforto, la mascella contratta per trattenere le lacrime. Stentavo a credere che si trattasse del mio amico.
Infine, si voltò e tornò lentamente verso l'inizio del Ponte.
Sarei stata sempre con lui, non lo avrei mai lasciato. Mai. Decisi che non lo avrei abbandonato per nessun motivo.
Dovevo cercare il modo di fargli percepire la mia presenza, ma come? Dovevo ragionare.
Mentre riflettevo, qualcuno mi urtò. Sollevai lo sguardo e vidi una ragazza poco più grande di me dai lunghi capelli scuri.
- Io... - balbettai sbigottita, chiedendomi perché quella sconosciuta riuscisse a vedermi.
- Buongiorno, Fiammella - sul volto della ragazza si formò un ghigno malizioso. - O forse dovrei dire... Amelia.
- E tu come...?
- Shh, bambina. Sono morta da molto più tempo di te. So i nomi di tutti, qui. Mi spiace che tu non ce l'abbia fatta, eri molto ambiziosa. E anche mortalmente idiota. Raggiungere la fine del Ponte... - la ragazza scoppiò a ridere. - Impossibile, direi!
Inghiottii la rabbia e l'irritazione, domandando alla ragazza: - Chi sei?
La sconosciuta si passò una mano sul viso, alzando gli occhi al cielo. Sembrava che le mie domande la infastidissero. - Mara. Sai, noi Fiamme possono vedere i nostri simili.
"I nostri simili... Come se ci stessimo paragonando alle bestie", pensai, ma mi trattenni dal dirlo.
Invece, domandai: - Ci sono molte altre Fiamme, qui?
- Oh, non tante. Una decina, forse.
Sobbalzai. - Davvero? E...
- Mi trovi nella foresta, se hai bisogno di parlarmi - mi interruppe. - Mi piace aiutare i novellini inesperti e piagnucoloni. A presto, Fiammella. E... un'ultima cosa: non disperarti se il tuo Jimmy non ti sente.
- Sai come aiutarmi? - chiesi provando un brivido.
Mara, che si era già allontanata di qualche metro, si voltò. - Forse.
Un attimo dopo, era scomparsa. 

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SPAZIO AUTRICE
Ciao a tutti, lettori!
Spero che la storia vi stia coinvolgendo :)
Fatemi sapere in tanti, ci conto ;)

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