Capitolo 47

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Mi svegliai in preda ad un forte mal di testa. Non mi ricordavo molto della notte precedente, i miei sensi erano totalmente annebbiati, così come il mio cervello.
Che cosa era successo? E, soprattutto, dov'era Dave?
Mi guarai intorno smarrita. Ero certa di essere stata accanto a lui tutto il tempo, eppure... Lui non c'era. Mi ero sicuramente addormentata.
Provai improvvisamente freddo, come se un vento gelido si fosse alzato all'improvviso; ma non si muoveva una foglia.
Decisi di aspettare il ritorno di Dave, non avrebbe dovuto impiegare molto. Ma se qualcuno l'avesse rapito? Se io fossi qui, obbediente, e lui in cerca di aiuto? Scossi la testa: lui sapeva cavarsela da solo... Di solito.
Cercai il pugnale nella cintura, ma non trovai nulla. Ero disarmata, sola, al freddo, morta. Tutto ciò che una ragazza potesse desiderare.
Sentii un fruscio alle mie spalle, e Dave comparve con un coltello in mano. - Ti sono mancato? - chiese stampandomi un bacio sulla fronte.
Avrei voluto far prevalere la parte di me che implorava di gettargli le braccia al collo e abbracciarlo, ma decisi di assumere un'aria indifferente e domandai: - Dove sei stato?
Il ragazzo scrollò velocemente le spalle. - Ho fatto un giro per controllare che non ci fosse nessuno. Sai come funziona, qui: è pieno di pericoli.
Mmm, pensai, C'è qualcosa che non va.
- Sai dov'è il mio pugnale?
Dave alzò le sopracciglia, evidentemente scosso da quella domanda. - No. Magari l'hai perso.
Sorrise, e per un attimo mi fece dimenticare gran parte dei miei sospetti. Mi convinse a sedermi accanto a lui e, con molta calma, esordì: - Di cosa non ti fidi, esattamente?
Spiazzata da quella domanda a bruciapelo, restai in silenzio per alcuni istanti. - Come sai che...?
- Si vede - mi interruppe.
Su, Amelia, lui sa che il suo improvviso cambio di comportamento ha suscitato in te qualche dubbio, disse una vocina nella mia testa.
- Io mi fido di te, ma trovo strana la tua decisione. - ammisi. Poi, vedendo che non rispondeva, fu mia cura aggiungere: - Non è niente, tranquillo.
Dave annuì pensieroso, giocando con un sassolino appena raccolto da terra. - Okay. Quindi, se ti dicessi che ho preso questa decisione da tempo, non sarebbe un problema, giusto?
Non appena sentii quelle parole, sgranai gli occhi. - Cosa? Perché non me ne hai mai parlato? Abbiamo fatto tutta questa strada per niente!
- Non è vero. Ho semplicemente preferito evitare di illuderti, Amelia. Non sarebbe stato corretto parlartene prima di prendere una decisione definitiva. So che ti sembra assurdo, ma è così.
Mi passai una mano tra i capelli ramati, cercando di restare serena. Dopotutto, ciò che avevo desiderato si era avverato: finalmente potevo donare il mio cuore al ragazzo, certa che lui avrebbe colmato il mio vuoto con il suo calore. - Da quanto hai pensato di non arrivare alla fine del Ponte?
- Non è necessario rispondere a questa domanda. L'importante è essere qui, adesso, insieme.
Annuii svogliatamente, poggiando la testa sulla sua spalla.
Più tardi, quando Dave disse di dover fare un altro giro di perlustrazione, sentii un rumore alle mie spalle. Pensando che si trattasse del ragazzo, non mi voltai, ma notando che nessuno si avvicinava a me, presi la decisione di accertarmi sull'identità della fantomatica presenza.
L'unica cosa che trovai fu una scritta, a terra, che riportava la frase: La fine del Ponte è vicina.
•••
SPAZIO AUTRICE
Ciao a tutti, lettori! Spero che questo capitolo vi sia piaciuto, anche se un po' in ritardo.
Spero di pubblicare presto il prossimo.
Intanto vi avviso: non appena finirò la storia, credo che la trascriverò compleramente al computer e ci lavorerò un po' su. In ogni caso vi farò sapere

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