Capitolo 30

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Udii indistinte le ultime sillabe pronunciate dalla ragazzina, come se qualcuno mi avesse costretta ad immergere la testa sott'acqua.

- No! - la mia risposta risuonò all'interno dell'albero nero. Le orecchie mi fischiavano, non volevano sentire altro proveniente da quella bocca malvagia.

Laura, apparentemente spiazzata, si sistemò i capelli, ponendoli ordinatamente da un lato del collo. - Come sarebbe, scusa?

- Io e Dave abbiamo una missione da compiere, non possiamo continuare a perderci in chiacchiere. Noi...

- Aaah, certo - mi interruppe. - Il ragazzo... probabilmente sei stata troppo tempo con lui e ti sei abbassata al suo livello. Oh, gli uomini! Sii ragionevole, cara.

- Sarebbe ragionevole lasciarmi andare subito - asserii irritata dal suo comportamento superbo. Nessuno poteva decidere per me.

Quest'ultima, profondamente turbata, chiamò nuovamente una delle sue ombre, comandando: - Portala dove sai tu. Noi due, cara ragazza, ci rivedremo domani.

Trattenni a stento le lacrime mentre l'ombra mi trascinava via. Laura era evidentemente abituata a comandare, e le mie risposte l'avevano certamente scossa.

Al buio, fui condotta in una stanza gelida, piccola, e sentii una porta chiudersi alle mie spalle. Avevo paura, avevo freddo, avevo bisogno di Dave. Ma, soprattutto, sentivo il bisogno impellente di sfogare tutta la mia rabbia, di gridare a Laura che non sapeva contro chi si stava mettendo e che avrebbe dovuto fare attenzione, anche se, in verità, non avevo le forze di pronunciare una sola parola. Non ne avevo il coraggio, lo ammetto, e non sopportavo quella sensazione di incertezza.

Qualcuno, davanti a me, si lamentò. - Corrente d'aria... qualcuno è entrato. Chi sei?

La voce era chiaramente quella di una ragazza, ma nel buio più totale non riuscivo a capire dove si trovasse esattamente, né quanto fosse profondo il luogo in cui ci entrambe eravamo state scaraventate. Concentrandomi, riuscii a trasformare la mia mano destra in fuoco.

Ciò che si presentò davanti ai miei occhi era raccapricciante: lungo le pareti della stanza erano ammanettati degli scheletri. Alcune ossa erano sparse sul pavimento, come se qualcuno avesse portato via le parti restanti, dimenticandosi di volta in volta qualche piccolo pezzo. Davanti alla parete opposta alla mia quella, invece, la ragazza che mi aveva parlato poco prima era ancora viva, sebbene le catene la costringessero a non muoversi.

- Anche tu una Fiamma, eh? - riprese la sconosciuta. Aveva lunghi capelli castani, resi più scuri e crespi dalla sporcizia, e gli occhi di un azzurro talmente chiaro da fondersi con la sclera. - Io non riesco più a fare quel trucchetto col fuoco. Le mie forze sono svanite, ormai.

- Chi sei? - fu l'unica cosa che mi venne in mente. Avrei voluto avvicinarmi e osservarla meglio, ma temevo la reazione che lei avrebbe potuto avere, anche se non sembrava in grado di farmi del male.

- Quanta curiosità... - la voce roca della ragazza mi fece rabbrividire. I suoi lineamenti erano duri, ricalcavano la forma del teschio unicamente coperto da un sottile strato pelle. - Un tempo anch'io ero come te, prima che quella pazza mi trovasse. Non sei l'unica che si è avventurata in questa foresta...

- Io ero con Dave.

La sconosciuta rise. - Un ragazzo? L'avranno sicuramente già ucciso.

Sentii un nodo alla gola impedirmi di respirare, e mi piegai impercettibilmente in avanti cercando a stento di liberarmi dall'angoscia. - Cosa?

- Senti, ragazzina, ormai sei fuori dal gioco. Dimenticati del Ponte. È quasi impossibile che Laura ti lasci andare via, specialmente con un nuovo ragazzo da arruolare. Rispondi sinceramente alle domande che ti farà domani e forse non ti lasceranno morire qui.

Non riuscivo a pensare alla mia salvezza come avrei dovuto. Dave era in pericolo. Quello era ciò che importava, l'unica cosa.

Al fine di convincere me stessa a pensare ad altro e abbandonare per qualche istante la sensazione dilaniante che mi pungeva lentamente il cuore, finsi di preoccuparmi per la ragazza ammanettata. - Ma tu non puoi morire così... Non può essere anche questa la tua sorte...

- Presto mi pugnaleranno, non temere.

Mi sedetti a terra, osservando le ragazze morte ammanettate alle pareti. Ecco che fine facevano le persone che tentavano di raggiungere la fine del Ponte.

- Voglio andare via - dissi all'improvviso, facendo cadere il sipario che avevo eretto e mostrando le mie vere intenzioni, che al momento, per quanto fossi dispiaciuta, non includevano la giovane Fiamma. - Come faccio?

- Non puoi - ripose la ragazza.

Sbuffai. Quella non era la risposta che avrei voluto sentire. - Come ti chiami? Questo me lo puoi dire?

- Calma, calma... Io sono Iris. Tu sei... Ambra, giusto?

- Amelia.

Vidi la sconosciuta sorridere. - Da qui sotto si sentono alcune cose, ma non bene come pensavo, evidentemente.

- Sai dove potrebbe essere Dave? È qui vicino, forse, o...

- Ti ho detto che probabilmente è già morto - fu la risposta lapidaria di Iris.

- No! Lui... No! Non è giusto! Dave! - continuai a ripetere il suo nome per alcuni minuti, finché la gola non mi bruciò tremendamente e il dolore mi costrinse a desistere.

- Hai finito? - domandò la mia compagna di cella.

La miarisposta fu un pianto isterico, che durò fino al momento in cui un'ombra aprìla porta, il giorno successivo, per condurmi da Laura.

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SPAZIO AUTRICE
Spero che la storia vi stia coinvolgendo, perché non finirà molto presto :D
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