Quando tornai a casa mi appoggiai alla porta e sospirai rumorosamente, non riuscivo a pensare ad altro che a lui. E non poteva essere vero.
Presi dal frigo un po' di latte e, dopo averlo versato nel bicchiere, rimasi a guardarlo per un po'. Immobile. Con i pensieri che sembravano sbattere da una parete all'altra.
June mi aveva scritto che lei e Carol facevano tardi e non potevo nemmeno sperare nella distrazione della loro compagnia.
Sbuffai.
Dovevo smetterla.
Presto il giorno lasciò il posto alla notte e io sentii i miei occhi diventare sempre più pesanti. Avevo davvero bisogno di dormire dopo l'esperienza di ieri notte.
Mi stesi nel letto verso le dieci e, ricordandomi del libro di oggi, ebbi un fremito.
Anonymus, che libro curioso.
Mi rigirai per un po' nel letto.
Non sarei voluta andare a dormire, mi ero ripromessa di aspettare che le altre tornassero, ma, ad ogni minuto che passava, ero sempre più stanca. I miei pensieri erano sempre meno lucidi, meno fluidi.
Riuscivo a vedere solo Daniel.
Daniel che mi sorride, Daniel con gli occhi vuoti, Daniel che prende il libro, il libro.
●■●■●■●
Mi sentii scrollare per le spalle.
«Ha bisogno di aiuto?»
Una signora mi teneva le spalle agitandole con forza.
Sbattei le palpebre. No.
«Si sente bene? Signorina?»
No, non poteva essere vero. Mi guardai un attimo intorno, la strada era buia e poco affollata. Non la conoscevo.
«Si ..» Scrollai la testa e feci un passo indietro «Mi dispiace ...»
Lei mi guardò visibilmente preoccupata.
«Non è saggio proseguire per di qua la notte»
Indicò la strada che si inoltrava nella campagna e io capii di essere arrivata in periferia.
Oddio. Ma cosa sta succedendo.
Annuì confusa.
La donna inclinò la testa «Le serve un passaggio?»
Mi guardai i piedi, avevo solo i calzini «Ehm .. si grazie»
Il viaggio in macchina fu anche troppo lungo. Guardando le strade che si susseguivano una dopo l'alta, non potei fare a meno di chiedermi per quanto tempo avessi camminato. La donna accanto a me continuava a parlare chiedendo spiegazioni ma io non le rispondevo o emettevo solo dei piccoli mugugni.
Non ero in grado di parlare, avevo troppa paura.
Guardavo fuori dal finestrino e basta, il mio sguardo vagava tra le case e in mezzo agli alberi proprio come se sapesse di dovere cercare qualcosa.
Due occhi neri. Stavo cercando quelli.
Scrollai la testa.
Quando arrivai a casa notai con piacere che June aveva lasciato le chiavi sotto lo zerbino, come l'altra notte.
Inizialmente mi era sembrata una pessima abitudine ma, visto come stavano andando le cose ultimamente, avrei dovuto incoraggiarla a continuare a farlo.
Appena entrai mi mossi silenziosamente verso la doccia.
Questa volta nemmeno l'acqua calda riuscì a calmarmi. Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo e non c'era modo di pensare ad altro che a quello.
Rimasi nella vasca per mezz'ora circa prima di andarmi a stendere nel letto, attenta a non svegliare né Carol né June.
Le prime luci dell'alba entrarono dalla finestra e io cercai di ignorarle chiudendo leggermente gli occhi castani. Mi sfuggì un gemito.
Non ero più tanto sicura che fosse una cosa normale.
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APATHY
ParanormalMia Anderson è una diciannovenne bella, esuberante e con la passione per la letteratura. Ma nel suo passato si nasconde un episodio dal quale cerca disperatamente di fuggire: la misteriosa scomparsa di sua sorella. L'inizio dell'università...
