Ethan sorseggiava il suo caffè fumante.
La luce del sole creava dei magnifici riflessi nei suoi occhi, facendoglieli risplendere quasi fino a diventare dorati.
Io intanto me ne stavo li a blaterare sull'università, i libri, il futuro.. Era bello stare con lui, il modo in cui mi guardava era quasi rassicurante e tutte le mie parole sembravano prendere forma solo per il fatto che lui le stava ascoltando.
Più il tempo passava più mi dicevo che forse avevo fatto bene ad accettare l'invito.
«Mi hai quasi convinto a cambiare università» Ethan sorrise scostandosi leggermente i capelli biondi dagli occhi.
Io bevvi un sorso di frullato alla fragola. Il mio preferito.
«E tu invece cosa fai?» Arrossii visibilmente. Forse me l'aveva già accennato ma, ovviamente, non mi ricordavo «Scusa, non mi ricordo»
Lui rise divertito. Sembrava molto sicuro di se, e per quanto ne avesse tutte le ragioni, avrei preferito che lo fosse un po' meno.
«Io studio medicina» Inclinò la testa di lato «Ci provo, almeno»
«Sono sicura che sei molto bravo»
Ethan scrollò le spalle «Sono solo al terzo anno e non sono stati i tre anni migliori della mia vita»
Abbassai lo sguardo verso il tavolo e rigirai qualche volta la cannuccia nel frullato.
Era rilassante stare seduti all'aperto, avrei dovuto farlo più spesso. Potevo sentire la tensione scivolare via insieme al brutto ricordo di quella notte.
Il cameriere del bar si fermò a chiederci se volevamo altro ed entrambi rispondemmo di no.
«Mia, raccontami qualcosa di te, hai sorelle o fratelli?»
Mi fermai di scatto indecisa su cosa dire mentre la piccola ferita che portavo nell'anima si riapriva in un istante. Era stato stupido pensare di poterla dimenticare solo cambiando città.
«No ...» Abbassai lo sguardo sul tavolo incapace di guardarlo «Ho solo mia mamma .. e non andiamo molto d'accordo»
Lu mi guardò interdetto, confuso.
«Scusa .. forse ho scelto la domanda sbagliata»
Sorrisi teneramente mentre sentivo la ferita richiudersi e i pensieri diventare sempre più distanti.
«No sono io scusa .. parliamo di altro»
Incrociai i suoi occhi con sicurezza. Era brutto accorgersi che non era bastato cambiare città per cancellare il dolore. Ed era stupido capire di averci veramente sperato.
I suoi occhi mi guardarono intensamente e poi, all'improvviso, una strana espressione comparve sul suo viso.
Un'espressione dura, seria, fredda. Lo osservai confusa e sbigottita per qualche minuto prima di accorgermi che non stava guardando me.
«Mia, ti dispiace se ce ne andiamo?»
Girai lo sguardo cercando di vedere quello che aveva visto lui e vidi una macchina nera comparire nel parcheggio «Ehm .. si certo»
Ci incamminammo verso la strada e, appena le portiere dell'auto si aprirono, Ethan mi cinse la vita con il braccio. Le sue labbra strette mi fecero capire che qualcosa non andava e, di scatto, mi rigirai verso l'auto nera per capire cosa stesse succedendo.
Fu così che lo vidi.
Era Daniel.
Scese dall'auto guardando Ethan intensamente, con quegli occhi neri, immobili.
Insieme a lui c'era anche la ragazza dell'altro giorno, Lisa, ed altri due ragazzi. Notai con sorpresa che avevano tutti e tre gli stessi capelli neri come la notte e, confusa più di prima, abbassai lo sguardo.
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APATHY
ParanormalMia Anderson è una diciannovenne bella, esuberante e con la passione per la letteratura. Ma nel suo passato si nasconde un episodio dal quale cerca disperatamente di fuggire: la misteriosa scomparsa di sua sorella. L'inizio dell'università...
