Parte 20

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«Davvero Carol va tutto bene, sono solo andata a fare un giro» Feci un segno di ringraziamento al barista e afferrai il mio cappuccino con il telefono premuto tra la spalla e l'orecchio.
Mi districai tra la piccola folla di persone intorno al bancone e mi sedetti a un tavolo all'aperto, scegliendone uno appartato ed illuminato dai raggi del sole.

«Mia cosa ti succede? pensavo che saresti venuta con noi oggi...» La voce di Carol sembrava tesa attraverso la cornetta. 

Appena mi sedetti il sole delle tre del pomeriggio batté sulla mia schiena rendendo quel piccolo angolo di strada accogliente e rassicurante. Avrei voluto dimenticare tutto semplicemente per rimanere lì a godermi quel dolce sole di Settembre.
Ma era impossibile.

Feci una smorfia sollevando, con il cucchiaino, un po' di schiuma dalla tazza fumante.
«Lo so ma volevo stare un po' da sola a ... leggere» Un pezzo di schiuma mi rimase attaccato alle labbra ed io cercai di pulirlo prima che qualcuno mi vedesse.

Intanto, la borsa appoggiata alla sedia sembrava scottare. La voglia di tirare fuori le fotocopie che avevo stampato in biblioteca iniziava ad essere troppa ed io mi trovai a desiderare solo di interrompere la chiamata con Carol.
Cercai di trattenermi dal buttarle il telefono in faccia.

«Ok ... bè almeno stasera starai con noi?»

«Ma certo!» Feci un urletto quasi strozzato e, senza che me ne accorgessi, la mia mano libera si infilò in borsa con l'intenzione di tirare fuori quelle maledette pagine.
Sospirai rassegnata. 

«Ora Carol devo andare ci sentiamo dopo!»
Senza darle il tempo di replicare buttai giù la chiamata e ordinai i fogli proprio davanti a me. 

A quel gesto il mio cuore iniziò a battere più velocemente. Mischiai con mani tremanti lo zucchero nel cappuccino e sospirai.
Cosa mi aspettavo di trovare in quelle pagine? Perché ero così nervosa?

Gli occhi scorsero velocemente le scritte sul foglio come se avessero paura di trovarci dentro informazioni troppo importanti. Ma, più leggevo, più mi accorgevo che non c'era proprio nulla di importante. L'intera prima pagina era occupata dalla leggenda che già mi aveva raccontato Ethan e dalla spiegazione del significato dei due simboli opposti. 

Arricciai il naso, guardandomi intorno come se stessi facendo qualcosa di sbagliato e scossi la testa prima di riprendere a leggere.

Secondo quanto c'era scritto, il triangolo con al centro la sfera scura, che avevo disegnato, significava "senz'anima" e indicava gli "Anonimi"; ovvero esseri a cui l'anima era stata strappata dai demoni.
Il triangolo nero con, al centro, la sfera bianca, indicava invece i "conosciuti" o anche "cacciatori", esseri creati dagli angeli per proteggere la terra dagli anonimi e dai demoni. 

Bevvi un lungo sorso di cappuccino stringendo le labbra al contatto con il latte caldo.
Alzai gli occhi verso la strada e mi chiesi che cosa stessi facendo. Possibile che proprio io, dopo avere combattuto per tutta la vita contro le assurdità di mia madre, mi ritrovassi a dare importanza a queste sciocchezze?
Scrollai la testa.

Sciocchezze.

Mi tornarono in mente gli occhi di June, i miei piedi feriti dalla lunga camminata che mi aveva portato nei boschi la sera prima, la scomparsa di mia sorella, .. erano sciocchezze? Non ero sicura di potere rispondere con certezza ed, a quel pensiero, qualcosa dentro di me andò in frantumi.

Abbassando lo sguardo mi decisi a girare il foglio.
Nelle pagine successive erano solo descritte le caratteristiche di questi esseri con diversi commenti di probabili fanatici. Sbuffai e distolsi di nuovo lo sguardo.
Se erano risposte quelle che stavo cercando dubitavo che le avrei trovate li.
Scossi la testa e accartocciai di nuovo i fogli in borsa, cercando semplicemente di smettere di pensarci. 

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