Parte 44

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<<Dovresti dormire, Mia>> Parlai con voce lieve e mi girai solo di poco verso di lei.

Era passata un'ora da quando mi aveva chiesto di restare e, per tutto il tempo, non c'era stato altro rumore, nella stanza, oltre al suo respiro affannoso che pian piano pareva normalizzarsi <<Domani dobbiamo pensare ad andare via da qui, dobbiamo trovare un posto dove puoi nasconderti>>

Mi ero seduto su una sedia di edera nera nell'angolo destro della stanza, proprio accanto alla porta; le braccia appoggiate sulle gambe, la testa a penzoloni.

Pian piano la tensione di quella sera stava calando, i muscoli si stavano rilassando, il male al fianco e alla gamba sembrava acuirsi improvvisamente per poi diminuire di nuovo.

Sarei dovuto andare nell'altra stanza, da Trevor.
Avrei dovuto prenderlo per il colletto della maglia fino a sbatterlo contro uno di questi muri così tetri ed inquietanti.

A questo pensiero mi irrigidì, la tensione tornò a stringermi ogni fibra muscolare, il braccio mi lanciò una forte fitta di dolore.

Come aveva fatto ad essere così imprudente? Mi chiesi sempre con la testa abbandonata verso il basso e lo sguardo rivolto all'intrico di rami scuri sul pavimento.

Non poteva non sapere che comportandosi in quel modo avrebbe solo peggiorato le cose. Ora Mia era agitata, non si fidava, si guardava intorno guardinga con gli stessi occhi grandi che ha un cervo davanti ai fari di un auto in corsa.

Alzai la testa e la guardai quando lei disse, con voce flebile <<Non riesco a dormire, ora>>

Guardandola mi innervosì di nuovo, strinsi il pugno del braccio destro e poi lo rilasciai.

Quando lei mi aveva afferrato il polso, poco prima, per poco avevo come perso lucidità. Una strana sensazione mi aveva fatto bruciare lo stomaco, una sensazione strana che era salita verso l'alto arrivando a farmi formicolare le labbra.

Non ero riuscito a dirle di no.

Nonostante avessi tante cose di cui discutere con Trevor non ero riuscito a negarmi il piacere di quel fuoco che mi scaldava dall'interno.

Erano emozioni, ne ero certo, ma non riuscivo a riconoscere di quale si trattasse.

Era angoscia? Dolore? Preoccupazione?

Non ero abituato a provare qualcosa, io non ero abituato a provare proprio niente. Eppure in quel momento, accasciato sulla sedia nell'angolo, mi sentivo come se stessi combattendo con spiriti invisibili che si agitavano dentro di me, che rendevano il mio pensiero sempre meno lucido e mi costringevano ad alzare lo sguardo sul profilo di lei fin troppo spesso. Mi portavano a provare il desiderio di lasciare scivolare le dita sulla sua pelle bianca, sul suo viso.

Era fastidioso perdere il dominio di sé stessi in quel modo, mi dissi piegando la testa di nuovo, ma non avevo desiderato altro che questo da quando ero stato trasformato.
Emozioni, mortalità,... era da tanto tempo che non mi sentivo così vicino a ciò che ero stato prima della trasformazione.

<<Perché dobbiamo andare via da qui?>> Mia parlò di nuovo senza distogliere lo sguardo dalla finestra aperta. Scrutava in quel nuovo cielo puntellato di stelle con una metodica decisione. Ogni tanto il suo labbro superiore tremava debolmente e lei si irrigidiva, forse proprio per controllare l'agitazione.

<<Non possiamo rimanere in una dimensione che non è la nostra per molto tempo>> Ripetei le parole che Trevor mi aveva detto con voce meccanica. Mi passai una mano sulla fronte e sospirai <<Una volta che avremo l'Oro Blu sarà più facile per te controllare i poteri e rimanere nascosta>>

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