La mattina dopo la festa mi svegliai nel mio letto e tirai subito un sospiro di sollievo.
Era il mio primo risveglio "normale" da quando ero arrivata a Lilith.
Niente brutte sorprese o camminate notturne, quella notte.
Nonostante questo però sentivo di avere molto su cui pensare dopo quello che era successo la sera prima. In particolare dovevo cercare di dimenticare quel fastidioso sorriso divertito.
Dovevo scordarmi di Daniel.
Appoggiai i gomiti sulla scrivania e iniziai a scribacchiare qualcosa sul mio diario. Scrivere era l'unica cosa che riusciva a calmarmi sempre. Era per questo che tenevo un diario fin da quando ero bambina.
In quel modo potevo scappare dal presente e rifugiarmi nel mio mondo, lontana da tutto, persino dalla follia di mia madre.
Mentre me ne stavo li, con i gomiti sulla scrivania e la penna tra le mani, sentivo che era tardi, che avrei dovuto fare qualcosa oltre a starmene da sola in camera, ma tutto sembrava sfuggire ed io non capivo più cosa dovevo o non dovevo fare.
«Mia?»
La voce di June mi richiamò per la tredicesima volta. Era preoccupata per me, lo sapevo, ma non avevo voglia di raccontarle cos'era successo.
Il modo in cui avevo trattato Ethan poi, .. Sbuffai.
«Ora basta Mia sono le tre del pomeriggio!»
Questa volta era Carol ad urlare. Per paura che buttasse giù la porta decisi che l'avrei aperta, ma non subito.
Prima volevo scrivere ancora un po', pensare ancora un po'.
Carol sbuffò allontanandosi dalla porta.
Sarebbe tornata con una mazza, probabilmente.
Socchiusi gli occhi e respirai.
Dovevo fare il punto della situazione: ero stata presa in giro, illusa e avevo trattato malissimo l'unico ragazzo che era stato carino con me, Ethan.
Ah già, ultimamente amavo passeggiare nel sonno.
Respirai più forte; mai in tutta la mia vita mi ero sentita così confusa.
Scrollai la testa per scacciare questi pensieri e mi decisi ad aprire la porta.
«Era davvero ora» June, che stava ancora aspettando nel corridoio, mi sorrise dolcemente, inorridendo subito dopo per il mio pigiama a fiori.
«Che c'è? E' il mio preferito»
Alzò le spalle ed entrò in camera come una furia.
Si sedette sul letto a gambe incrociate e iniziò a fissarmi con i suoi luminosi occhi castani.
«Racconta» Storse la bocca «Cosa è successo?»
Io sospirai. Non avrei voluto parlargliene. Il problema non era quello che era successo ma le illusioni che si erano create nella mia testa.
Un intero parco divertimenti di illusioni e speranze.
Sicura di non poter fare altrimenti, però, le raccontai tutta la mia splendida serata, da quando avevo cacciato Ethan a quando Daniel mi aveva lasciata li, come una stupida, per andare via con Chris.
Alla fine del racconto lei mi sorrise dolcemente. Aveva l'espressione tipica di chi prova un po' di pena per te.
«Mia, non preoccuparti per Ethan sono convinta che ti richiamerà»
Io alzai un sopracciglio.
«E Daniel ...» Fece un ampio gesto con la mano «Ritieniti fortunata che ti abbia rivolto la parola, quel ragazzo non parla mai»
«E forse è meglio» Incrociai le braccia al petto.
«Però con Ethan un po' avevi ragione» June sorrise ancora «Non può mica farti da baby-sitter»
Sorrisi anche io, questo è certo.
Mi alzai per decidere cosa mettere e lentamente i pensieri malinconici volarono via, anche se non troppo lontano.
Avevo bisogno di togliermi dalla mente quel ragazzo il prima possibile.
Strinsi le labbra; non sarebbe stato facile se rimanevo tutto il giorno chiusa in quella piccola stanza.
Poi però, mentre con le mani cercavo i vestiti, i trucchi e una spazzola, con le parole tornai a lui.
«Tu ...» Mi girai verso June «Sapevi di Chris?»
June annuì smangiucchiandosi l'unghia del pollice.
«Chris e Daniel si prendono e si lasciano in continuazione» Alzò le spalle «Ma nemmeno lei parla tanto, se non per fare la stronza»
Io risi sonoramente.
Questa era una bella parola. Stronza.
«Bè .. io e Carol tra poco andiamo a casa di Alex se ti va di venire...» La voce di June era un sussurro. Probabilmente sospettava che non avessi voglia di uscire ed in effetti non aveva tutti i torti, ma rimanere da sola tutto il giorno non mi avrebbe di certo aiutato.
«Si» Annuì con decisione e coraggio, come se avessi appena deciso di rischiare la vita e non semplicemente di uscire di casa «Lasciami solo il tempo di prepararmi»
June si lasciò sfuggire un urletto e mi abbracciò.
Amavo il modo in cui faticava a trattenere l'entusiasmo.
«Sono così felice che vieni!»
Quando June uscì dalla stanza io mi vestì in fretta scegliendo dei jeans e una semplice felpa nera. Dopo essermi legata i capelli mi ricordai del diario ancora aperto sulla scrivania e, subito, sentii il bisogno di metterlo a posto.
Dovevo impedire che il caos della mia stanza me lo portasse via.
Ma, appena mi avvicinai alla scrivania, notai con sorpresa che nelle pagine di quel giorno non c'era nessuna parola scritta.
C'era solo uno strano disegno che occupava quasi tutta la pagina.
Sbiancai in un attimo e con la mano tremante sollevai il quaderno, incredula.
Era il disegno di un triangolo con al centro una sfera scura.
Sbattei le palpebre più volte, come per scacciare quell'immagine dalla mente.
Ero sicura di avere scritto qualcosa prima e non mi ricordavo assolutamente di avere disegnato quella... cosa.
Scrollai la testa. Stavo davvero impazzendo.
«Hai fatto Mia?» urlò Carol «Noi siamo pronte»
Nascosi il quaderno sotto il materasso e presi la borsa con le mani che ancora tremavano.
«Si, arrivo »
Quell'immagine non voleva più andarsene dalla mia mente e con lei c'erano mille domande che mi frullavano in testa.
Ma tra tutte una diventava sempre più opprimente.
Avevo la strana sensazione di avere già visto quel simbolo.
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APATHY
ParanormalMia Anderson è una diciannovenne bella, esuberante e con la passione per la letteratura. Ma nel suo passato si nasconde un episodio dal quale cerca disperatamente di fuggire: la misteriosa scomparsa di sua sorella. L'inizio dell'università...
