Parte 38

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Grafathas mi aveva reso più forte, più veloce e più ... umano.

Fin da subito era stato come se qualcosa dentro di me si attivasse, ed il mondo, fino a quel momento tetro ed offuscato, aveva iniziato a brillare di una luce più viva.

Nonostante questo, però, non avevo mai provato neanche l'ombra di un'emozione senza uccidere, nemmeno dopo Grafathas.

Almeno fino a quando non avevo incontrato Mia.

Infatti, dall'esatto momento in cui avevo incontrato i suoi occhi, in quello stupido pub, avevo provato qualcosa.
Qualcosa di vero. Qualcosa di mio.

Quegli occhi castani, così caldi e pieni di vita, mi avevano attratto a se come fossero calamite. Rappresentavano tutto quello che io non ero mai stato e li avevo guardati, in quel primo istante, come si può guardare solo un sogno.

E fu proprio in quel momento, in quel pub dove non sarei nemmeno voluto andare, in fila per un drink di cui non avrei sentito nemmeno il sapore, che per la prima volta nella mia vita, avevo provato qualcosa.

Qualcosa di vero. Qualcosa di mio.
Qualcosa che non credevo sarei mai riuscito a provare.

Ed ora avevo una fottuta paura di perderla.

Sentivo che avrei dato ogni cosa purché non le succedesse niente. Avrei dato ogni cosa per sapere che stava bene, che si sarebbe svegliata.
Strinsi forte le mani sul volante.

Era per questo che quella notte ero tornato da lei più in fretta possibile.
Era per lei che avevo lasciato Lisa da sola.
Una Lisa che non era in sé, una Lisa con il quale sapevo sarei dovuto restare.

Scrollai la testa ed alzai il volume della radio. Dovevo smettere di pensare.

Parcheggiai l'auto vicino all'Università e guardai l'ora.

Le dodici e quarantacinque, bene. Lisa sarebbe uscita a momenti dalla lezione.

Iniziai a guardarmi intorno in cerca di qualche Cacciatore, nessuno l'altra notte aveva accennato a quello che era successo al Mind o alla notizia di una Impronta Umana.
Ma comunque sospettavo che si sarebbe presto sparsa la voce ed avevo paura che quel momento mi cogliesse impreparato.

Scrollai la testa e sbuffai.
Che situazione del cazzo.

Dopo dieci minuti di attesa iniziai a perdere il controllo. I pensieri sembravano vorticarmi in testa senza alcuna tregua e nonostante i miei sforzi non riuscivo a controllarli.

Dov'era Lisa? E se le fosse successo qualcosa? Come sempre, pensai, avevo fatto la scelta sbagliata. Non avrei dovuto lasciarla sola.

Subito presi il telefono dalla tasca dei pantaloni e la chiamai.

Uno squillo.

Due squilli.

Tre squilli.

«Daniel?» Sentire la sua voce fu come ritornare a respirare. Non potevo sopportare di perderla. Era da quando era piccola che facevo di tutto pur di proteggerla «Cosa c'è?»

«Come cosa c'è! Dove sei?»

«Che palle! Sei assillante» Sentì uno sbuffo e sorrisi. La mia Lisa. La mia insopportabile e dolce Lisa.
«Comunque sono dentro, sto parlando con un ragazzo»

«Ti sono venuto a prendere» Sbuffai anche io «Esci da quella cazzo di scuola, non mi sembra il momento di perdere tempo»

Ci fu un verso di insofferenza e poi la chiamata si interruppe.

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