Capitolo 3

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Lucius

Mi ritrovo così annoiato e infastidito a camminare tra i borghi degli inferi che sono rimasti immutati dalla mia ultima visita, ancora rumorosi, dall'odore sgradevole e dalla vista abbastanza rozza per i miei gusti sfarzosi. Insomma il solito schifo. Come al solito appena la mia figura si è immersa tra i demoni comuni quest'ultimi mi hanno immediatamente riconosciuto, cadendo ogni tanto in un silenzio di tomba, con qualche usuale sguardo d'odio e d'invidia e con genitori che cercano di nascondere i propri figli dalla mia presenza. Credono sul serio che ho tempo da sprecare nel torturare dei mocciosi? O credono che io sia un mangia-poppanti? Le mia papille gustative sono fin troppo fini per permettere tale orrore di attraversarle, per di più quei fagotti sarebbero di bassa qualità, appartenenti ai borghi degli inferi. Più la mia presenza permane in tale luogo, più sguardi vengono voltati nella mia direzione, più respiri vengono trattenuti, mentre pian piano divento l'attrazione principale dell'attenzione dei presenti. Intanto accanto a me Alexander, ignorando gli sguardi insistenti dei demoni sulle nostre figure, compila la scheda tra le mani come se niente fosse. Dopo gli anni che ha passato con me, ormai è abituato a tale reazione da parte del popolo.

"Appare tutto regolare." Mormora il mio consigliere, mentre scribacchia qualcosa, non distogliendo gli occhi dal foglio e continuando a camminare.

"Quanto tempo!" Esclama una voce, attirando l'attenzione mia e di Alexander il quale ferma il suo scribacchiare e volta lo sguardo insieme a me in direzione della voce che lo ha distolto dal suo dovere. I miei occhi sono ora posati su una demone dagli abiti succinti che poco lasciano all'immaginazione, con i capelli raccolti in una nera, stretta, alta coda da cui nemmeno una ciocca è stata lasciata libera, i piedi sono fasciati da paio di stivali dai tacchi considerevolmente alti, mentre occhi sono marchiati da pesante trucco scuro come le labbra dipinte da un forte color fragola. Io la osservo leggermente confuso, poiché la mia mente appare non essere memore di questa figura che deduco sia insignificante dato che non la ricordo.

"Tu saresti?" Domando, non potendo vantare della stessa vasta memoria di mio padre. La demone in questione appare non poco infastidita dal fatto che non l'abbia riconosciuta, mentre accanto a me Alexander si lascia andare in un sospiro.

"Come fai a non ricordarti di me?" Chiede con una nota stridula nella sua voce che fa trasparire la sua incredulità e senso d'offesa. Questa qui se la crede troppo.

"Non mi appare di averti dato alcuna libertà di rivolgerti a me con il 'tu'." Costato, osservandola fredda per la sua palese mancanza di rispetto nei confronti della mia figura.

"Un tempo non era così, quando vi offrivo i miei più completi servigi." Afferma la demone con tono soave, mordendosi il labbro inferiore color fragola nel palese tentativo di apparire attraente ai miei occhi.

"Quei tempi sono passati e adesso che me lo fai notare." Mi fermo un attimo, divertendomi nel constatare la sua espressione piena di aspettative che sto per distruggere. "Mi pare abbastanza ovvio il motivo per cui non mi ricordo di te, mentre tu sei memore di me. Di cortigiane c'è ne sono a migliaia, di principi solo uno." Asserisco, mentre questa si ritrova a stringere i denti adirata.

"Magari una notte di passione vi può aiutare a rinfrescare il ricordo di me." Suggerisce la demone con una punta di malizia, ma con un tono ancora impresso da una nota d'ira.

"Non sono interessato." Dileguo l'offerta senza troppi preamboli, mentre lo sguardo di lei si contorce sempre di più a causa della rabbia.

"Bene! Se così la pensate, non vedo motivo di rivelare il mio nome." Asserisce questa, credendo che così possa attirare la mia curiosità e attenzione. Povera illusa.

"È Ithea." Prorompe Alexander con uno sghembo sorriso stampato sulle labbra, mentre si diverte nell'osservare l'irritazione e la rabbia ancor più accentuata che si accresce nell'insignificante figura della donna.

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