Giorno 29
12 Novembre
MAIA
Pensavo che sarebbe bastato.
Pensavo sarebbe bastato aspettarlo e lui sarebbe tornato, avrebbe bussato alla mia porta, io mi sarei incazzata ma l'avrei lasciato entrare, lui si sarebbe comportato come fa un vero ragazzo educato e cortese e io mi sarei anche potuta fidare di lui. Ma non era bastato.
Da ben quattordici giorni non vedevo nemmeno l'ombra del ragazzo dalla testa rasata.
Al decimo giorno avevo sbollito la frustrazione, all'undicesimo voltato pagina, al dodicesimo ricominciato a lavorare a tempo pieno e al tredicesimo avevo finalmente riallacciato il rapporto secolare che c'era fra me e Angelica.
Le cose, a quel punto, non potevano che andare per il meglio, anche le sedute con la dottoressa stavano migliorando e sentivo davvero di potermi fidare.
Affondai il naso nella mia sciarpa di lana rossa e continuai a girare il cucchiaino nella tazza piena di cioccolata calda. Guardai Angy davanti a me e vendendola sorridere aggrottai le sopracciglia.
«Che c'è?»
Alzò le spalle «Sono contenta»
Sorrisi a mia volta, non capendo bene dove volesse andare a parare.
«Contenta di cosa?»
«Del fatto che siamo di nuovo io e te e che il tuo tipo si è tolto di mezzo, te l'avevo detto che avrebbe fatto solo del casino»
Mi accigliai ma poi ricordai quello che mi ero promessa: voltare pagina. Così appoggiai le sue infondate opinioni.
«Non penso che il problema fosse lui, il problema era il mio carattere, lo sai benissimo anche tu come sono fatta, ma grazie a Clara sto migliorando, non pensavo che avrebbe potuto aiutarmi così tanto. In ogni caso, sono contenta anche io di essere tornata alle vecchie abitudini»
«Come va con il lavoro?»
Feci una smorfia «Come sempre, ma non sono tornata dai Polini»
«Era l'ora»
«Si beh adesso però devo trovarmi un'altra famiglia, sai che quei soldi mi servono»
«Ti sei licenziata?»
Scossi la testa «No, sono stati così carini da trovarsi un'altra ragazza mentre io ero in ospedale»
«Da una parte è meglio, niente più palpeggiamenti o robe simili»
Annuii e bevvi un sorso della mia cioccolata godendomi l'aria umida sulla pelle e il lieve bruciore del cioccolato fondente sulla lingua.
Le guance mi stavano congelando e soffiai nella sciarpa per riscaldarmi. La mia pelle reagiva a qualunque cosa e il freddo mi faceva venire una vera e propria irritazione cutanea, il che sembrava quasi ridicolo dato che adoravo la neve e l'inverno.
Sentii Angy inspirare e bloccarsi sulla sedia di vimini, la guardai insospettita e aspettai che parlasse.
«Combinaguai a ore dodici, ripeto, combinaguai a ore dodici»
Mi voltai di scatto e lo vidi mentre attraversava il centro della piazza di fianco a sua sorella, Sara. Mi colse in flagrante, con uno scatto si raddrizzò ma subito dopo distolse lo sguardo e disse qualcosa a Sara, che gli rifilò un'occhiata insospettita poichè sapeva perfettamente che Alec non era il tipo che attaccava bottone senza uno scopo ben preciso. Lei cominciò a guardarsi intorno e in un frammento di secondo mi vide e capì il motivo per cui suo fratello aveva cominciato a parlare.
Mi sorrise ma la mia mente elaborava troppe sensazioni e non ricambiai il suo perfetto sorriso bianco. Tenni semplicemente lo sguardo su di loro finchè non scomparvero in una strada laterale alla piazza.
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ADESSO CHE NON CI SEI
Romance(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
