Quarantacinque

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Giorno 98
21 gennaio

MAIA

Mi mossi piano e strusciai i piedi contro il tessuto morbido del piumone cercando di capire dov'è che finiva il mio corpo e iniziava quello di Mex. Le mie labbra erano ad un centimetro dal suo collo, un braccio mi bloccava il bacino e una delle sue gambe si era infilata fra le mie, immobilizzandomi sul morbido materasso.

Sfiorai con la mano i capelli corti del ragazzo che dormiva al mio fianco. Li aveva rasati qualche giorno prima, dopo averli lasciati ricrescere di qualche centimetro, un po' perché si sentiva in dovere di apparire più rude e minaccioso ora che mio fratello era tornato in città, e un po' per la semplice paura di veder rispuntare i riccioli scuri di quando era bambino, che portavano con loro ricordi dolorosi come spine.

Prima che potessi baciare le sue palpebre chiuse il telefono iniziò a vibrare dall'altro lato della camera da letto, costringendomi a spingere piano il corpo di Mex lontano dal mio, scostare le coperte e vedere chi aveva deciso di disturbare una delle mattine migliori di tutta la mia vita.

Avvicinandomi al cellulare strofinai con una mano il mio braccio, un gesto di autoconforto più che un modo di scaldarmi. Non c'era alcun motivo per cui qualcuno avrebbe dovuto chiamarmi alle otto del mattino, per giunta di domenica. La biblioteca era chiusa e le poche madri dei bambini a cui facevo ancora da babysitter non si sarebbero mai prese la briga di chiamarmi; un messaggio, in genere, era sufficiente.

Sbloccando la chiamata e portando il cellulare all'orecchio notai che un Iphone dal vetro spaccato vibrava sul comò, lasciando lampeggiare un numero sconosciuto che non attirò in modo particolare il mio interesse.

«Pronto?» sussurrai abbassando la maniglia della porta e uscendo dalla camera.

«Sono io, scusa»

«Sai che ore sono?»

«Ehm, sì. Le otto»

«E sai anche che giorno è oggi?»

«Domenica?»

«Esatto. Dunque la mia domanda è: come ti permetti di chiamarmi alle otto di mattina di domenica se sai che questo è il mio unico giorno libero?»

«Non ricordavo lo fosse»

«Non è comunque una buona scusa. Oggi è domenica, non si svegliano le persone la domenica mattina alle otto. Ricordalo per la prossima volta»

«Lo farò»

«Cosa vuoi?»

«Volevo avvisarti che questo è il mio nuovo numero, si è attivato stamattina e volevo dirti di salvarlo»

«Avresti potuto mandarmi un messaggio»

«Non ero sicuro che l'avresti visto»

«Pensi davvero che ignorerei un messaggio da parte di mio fratello? Questa è una scusa veramente idiota. Dimmi cosa vuoi»

«Dove sei?»

«Che ti importa?»

«Voglio solo sapere dove sei. Penso di averne il diritto»

«Da Angy»

«Torni per pranzo?»

«Torno quando mi pare»

«Ed è una settimana che dormi da Angy?»

«Quattro volte da quando sei tornato. Quattro giorni non sono una settimana»

«Mi piacerebbe passare più tempo con te, mi sento più in galera di prima»

«Ho anche altre priorità»

ADESSO CHE NON CI SEIDove le storie prendono vita. Scoprilo ora