Giorno 40
24 Novembre
MAIA
Gli ultimi cinque giorni erano stati un inferno, soprattutto dopo che Mex si era svegliato e aveva iniziato a riprendersi. Andare a vedere come stava senza farsi notare iniziava ad essere stressante e complicato, ora che aveva di nuovo a disposizione i suoi occhi di grafite per guardarsi attorno, così come era difficile far conciliare i turni di lavoro con le visite all'ospedale che, in genere, andavano dai quindici ai venti minuti; stare di più voleva dire rischiare troppo.
Come se non fossero bastati i suoi occhi indiscreti, le cose si erano ulteriormente complicate negli ultimi giorni, quando Mex aveva iniziato a chiedere di me: se ero mai passata, se avevo chiamato, dove ero e cosa facevo, e gli agenti addetti alla sorveglianza non potevano più trascinare la mia sceneggiata.
Avevo detto loro che non dovevo farmi vedere da Mex onde evitare che si preoccupasse che io stessi troppo all'ospedale e poco con la mia famiglia. I giovani carabinieri avevano, in un primo momento, stentato a credermi, ma poi si erano convinti della mia versione e mi avevano lasciato in pace.
Alla fine si erano rivelati anche di buona compagnia; chiacchieravo con loro quando aspettavo che Mex tornasse dalle visite dermatologiche, gli portavo il caffè quando mi presentavo di notte e mi scuotevano gentilmente quando mi appisolavo, appoggiata al muro azzurro e bianco del corridoio ospedaliero. Tutto questo fino a che il ragazzo non aveva iniziato a fare domande.
Le infermiere riferivano sempre le stesse domande, ormai scocciate dalla sua insistenza ogni qual volta che chiedeva di Sara o di me.
Soprattutto di Sara, che non avevano ancora svegliato perché era sempre troppo debole, perché la sua pelle non reagiva come avrebbe dovuto, perché la sua guarigione non peggiorava ma non vedeva nemmeno l'alba di un miglioramento.
L'avevano già operata due volte applicando innesti cutanei.
E avevano avuto paura i medici, perché la pelle di Sara sembrava non voler collaborare.
Io tornavo a casa, la sera, e nemmeno lo guardavo più il telegiornale. Da giorni non si parlava d'altro, la città quasi non dormiva per avere nuovi indizi e venire a conoscenza delle nuove svolte del caso "autobomba". Sanguisughe incollate ai telegiornali pur di avere qualcosa di cui parlare a cena, in piazza durante il torneo di burraco o ai comizi politici contro l'insufficiente sicurezza nei quartieri agli estremi della città, oltre la ferrovia. Io non ne volevo sapere niente, mi conoscevo alla perfezione e sapevo che tutte quelle notizie avrebbero scatenato in me una violenza difficile da controllare.
Nella camera d'ospedale guardai Mex addormentato e strinsi la sua mano marchiata da lettere scure.
Sospirai e mi accasciai sulla sedia accanto al letto prima di togliermi la sciarpa rossa che mi ero fugacemente stretta al collo solo una ventina di minuti prima.
Anche quel giorno non ce l'avevo fatta a resistere, ero entrata lì sgattaiolando, alle due di notte.
Rimasi ferma ad osservare le linee dure del suo viso, deturpato da un'espressione corrucciata e vagamente infastidita. Le ciglia scure sfioravano delicate la pelle mediterranea e la cicatrice sul sopracciglio spiccava più che mai ai miei occhi che, per la prima volta, registravano il suo volto così da vicino.
Non dovrei stare qui, non finché non chiariamo che cazzo sono per te. Chi sono? Un'amica? Una conoscente? Una che ti viene dietro perché la sua vita è estremamente monotona? Cosa sto facendo? Ed esattamente, Mex, che cosa rischio?
E mi hai insultata tantissimo, con la cattiveria di uno che mi ha data per scontata dal primo giorno. Con le parole, con i gesti, con gli sguardi, con le negazioni di ciò di cui sapevi io avessi bisogno, che poi era solo amore. Mi hai graffiato la pelle e hai scheggiato il cristallo con cui mi sono circondata.
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ADESSO CHE NON CI SEI
Romance(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
