Giorno 8
22 Ottobre
MAIA
In quattro giorni alcune delle mie ferite erano migliorate: le escoriazioni erano ormai croste, così come il taglio sul labbro e quello sulla fronte. Dovevo solo aspettare qualche altro giorno perché mi togliessero i punti.
Avevo avuto, per cinque minuti, il coraggio di guardare la mia gamba percependo il disgusto risalirmi dalla bocca dello stomaco, poi mi ero ricoperta la gamba con il lenzuolo e avevo aspettato che Angy tornasse con i panini, efficace alternativa ai disgustosi piatti dell'ospedale.
In quei giorni infernali erano state solo due le persone a cui avevo pensato in continuazione: Mex e mia madre.
Lui steso in un letto uguale al mio con tanti fili connessi a tante macchine che lo circondavano. Lei che invece faceva i turni doppi per recuperare i soldi che io non potevo guadagnare. In cinque giorni era venuta a farmi visita tre volte: la prima era durata sei ore, la seconda quattro e la terza due, poi non si era più fatta vedere.
Chiusi il mio libro quando notai una chioma di capelli rossi affacciarsi da dietro l'angolo. I miei occhi marroni incrociarono un occhio verde che si spalancò quando la bambina capì di essere stata colta in flagrante e si tirò indietro nascondendosi completamente dietro l'angolo. Piegai la testa di lato cercando di vederla meglio.
«Ei, so che sei lì», silenzio.
«Come ti chiami?» la bambina fece un passo in avanti uscendo allo scoperto, abbassò lo sguardo puntandolo verso terra nel tentativo di nascondere con i folti capelli il rossore che si dilagava sulle sue guance.
«Mi scusi, la mamma dice che non devo fissare le persone, è da maleducati» sorrisi.
«Si, un po' lo è, ma non preoccuparti» abbassai la voce «Anche io a volte lo faccio» lei sorrise alzando la testa.
Allungai il braccio per prendere il bicchiere d'acqua sul comodino mentre la bambina, faticando un po', si sedette in fondo al mio letto. Non feci in tempo ad aiutarla che stava già aprendo la bocca per parlare di nuovo.
«Mi chiamo Sofia ed ho 5 anni, tu come ti chiami?»
«Maia»
«Perché sei qui Maia?»
«Una macchina ha investito me e il mio amico, è stato un incidente» si sporse in avanti.
«E cosa ti fa male?»
«Le ossa, sopratutto le costole» si guardò intorno.
«Se vuoi ti porto un cupcake, con quelli il dolore passa, cioè...a me è passato»
«E i dottori che dicono? Li puoi mangiare?»
«Ma certo! Tanto dicono che per la mia malattia non importa cosa mangio, infatti è la mia mamma che me li fa, sono proprio buoni sai?»
«Non ho dubbi» ridacchiai sentendo di nuovo il petto bruciare. La bambina si accorse del mio sospiro spezzato.
«Devi avere proprio un brutto male se non puoi nemmeno ridere» diventò seria, mi guardò e capii che di quelle come me ne aveva già viste tante, di quelle che stavano massimo qualche mese e poi se ne andavano lasciando un vuoto a cui Sofia, a soli cinque anni, era già abituata.
Uno di quei vuoti che hai la certezza che ci saranno, quei vuoti che ti lasciano gli amici che ti sei fatta alla colonia estiva, al mare, all'acqua park e già lo sai che partiranno, probabilmente senza tornare. C'è chi, come Sofia, a quei vuoti ci si è abituato e chi invece, come me, si porta dietro una cicatrice per ognuno di essi.
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ADESSO CHE NON CI SEI
Romance(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
