"L'amore nella povertà
ci fa meno soli"
"Rapiniamo chi ci ha derubato
i nostri sogni"
-Luchè
L'aveva vista anni prima, appena arrivato alla stazione, quando ancora non si sentiva come uno scappato di casa, quando ancora il sangue blu gli scorreva nelle vene, quando il fruscio dei soldi era sempre un disco in loop e la paura si vinceva con la polvere da sparo.
Era sceso dal treno stringendo un po' più forte il borsone nero al suo fianco e, una volta sulla banchina, si era portato una mano poco sopra la cintura tastando attraverso il tessuto della felpa Adidas il calcio della Desert Eagle, come per assicurarsi che fosse sempre lì, anche se il metallo freddo contro la sua pelle gli aveva già dato quella certezza.
Si era passato una mano fra gli umidi ricci scuri e si era guardato alle spalle, come gli avevano sempre insegnato.
Aveva poi scrutato bene la stazione, assicurandosi che non ci fossero guardie o passanti indesiderati. Nella nebbia delle 7.30 però, aveva notato una bambina seduta su una delle panchine verdi che fissava i binari.
Si era avvicinato e l'aveva guardata bene, i lunghi capelli castani sciolti sul giubbotto rosa invernale, gli occhi scuri spenti nel vuoto e le gambe secche penzolanti. Non aveva nemmeno tredici anni.
«Dov'è che trovo un albergo, bimba?»
«Non lo so»
«Che ci fai qui da sola?» le aveva chiesto pur sapendo di non meritarsi una risposta.
«Aspetto il mio babbo»
«Non ci vai a scuola?»
«Prima aspetto il babbo, poi vado a scuola»
Lui l'aveva capito che questo babbo non sarebbe mai arrivato e aveva pensato che la ragazzina fosse pazza.
«Da quanto aspetti?»
«Non lo so, ci vengo tutte le mattine»
«Vabbuò bimba, vai a casa va'»
La bambina aveva scosso la testa decisa «Prima aspetto che torni il babbo»
Il ragazzo aveva sbuffato e deciso di arrendersi «In giro non c'è della bella gente, buona fortuna. Salutami il babbo»
«Ciao» aveva detto solamente la bambina continuando a mantenere lo sguardo sui binari.
Lui non ci era più tornato alla stazione, un po' per la paura di ritrovarla lì, ad aspettare qualcuno che non sarebbe più tornato, e un po' per la paura di non ritrovarcela e di trovare al suo posto un mazzo di fiori.
STAI LEGGENDO
ADESSO CHE NON CI SEI
Roman d'amour(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
