Giorno 77
31 Dicembre
MAIA
Mi aggiustai la camicia di flanella nei jeans e scostai un ciuffo di capelli che mi ostacolava la vista, mentre Angelica, seduta sul divano, mi guardava con le sopracciglia inarcate.
«Quindi? Ci sei andata a letto o no?»
«Ma che domanda è? Sai cos'è il tatto? E poi chi te lo dice che ci sono andata a letto?»
«Ce l'hai scritto in faccia, e poi ti giri i capelli fra le dita mentre lo guardi parlare»
«Non mi piace dire che ci sono andata a letto»
«Non fare la nobile verginella, ti prego, mi viene la nausea»
«E dai, basta» cercai di spezzare la discussione infastidita, mentre passavo le dita sulle costole dei libri perfettamente in ordine sulla libreria.
«Va bene, tanto l'ho capito anche da sola. Dovresti smetterla di sorridere così tanto se non vuoi che tutti lo sappiano...» disse ridacchiando.
Sfilai velocemente un libro dallo scaffale e glielo lanciai. Lei si coprì giusto in tempo con un braccio, evitando che la copertina rigida si scontrasse con violenza contro il suo naso.
«Sei una puttana, Maia!» esclamò ridendo.
«E tu smettila di provocarmi, stronza».
Mex e Sara tornarono poco dopo, non prima di aver fumato l'ultima sigaretta dell'anno.
Rientrarono con molta calma, gli occhi di lui già sul mio corpo dal momento in cui, entrando, mi aveva vista in salotto, intenta a spolverare delle vecchie foto appese alla libreria con delle puntine colorate, parzialmente arrugginite dal tempo.
Mex si avvicinò a me, avvolse un braccio attorno alla mia vita e mi attirò al suo corpo, la mia schiena contro il suo petto.
«Mancano tre ore a mezzanotte» sussurrò sui miei capelli prima di lasciare un bacio sulla mia fronte.
«Te lo aspettavi?»
«Cosa?»
«Che saremmo stati qui, adesso»
«No, ma non mi aspettavo nemmeno molte altre cose»
«Nemmeno io me l'aspettavo, però forse c'ho sempre un po' sperato»
«Io sono anni che ci spero, Maia»
Nel tempo che rimase prima di mezzanotte ci accomodammo seduti sul piumone che avevamo steso in salotto davanti al camino. Ridevamo e ci raccontavamo cose. Mex sorrideva mentre parlavo e a volte sembrava sorridere anche Sara. Angy le aveva intrecciato i capelli biondi in una morbida treccia a spina di pesce che le faceva risaltare i contorni un po' spigolosi del viso, identici a quelli del fratello. L'argomento "infanzia" era stato bandito quindi mi morsi la lingua e tenni per me tutte le domande che avrei voluto fare ai fratelli Casale. Mi godei il momento e cercai di non pensare al resto, provai ad immaginarmi un finale bello da far piangere per tutti noi lì intorno a quel camino, che ci meritavamo più di quanto quella nostra vita aveva da offrirci.
Alle 23.59 lacrime silenziose attraversarono veloci le mie guance e scivolarono giù lungo il collo. Avevamo i piedi nella neve e guardavamo dall'alto la nostra città illuminata. Mex avvolse un braccio attorno alle mie spalle e mi strinse forte a sé. Angelica iniziò il conto alla rovescia.
«Nove...otto...sette...sei...»
Il pollice ruvido del ragazzo di fronte a me scorse sulla mia pelle asciugando le lacrime che mi bagnavano mio volto, poi mi scostò i capelli, sussurrò che sembravo un sogno e appoggiò la testa sulla mia spalla.
«Tre...due...uno...»
Urlando "Buon Anno" rivolgemmo di nuovo lo sguardo verso il mare coperto di nero. L'enorme insegna rossa della Coop quasi non si vedeva più sotto le luci dei fuochi d'artificio che si elevavano verso il cielo e scoppiavano in mille colori.
Mex appoggiò dolcemente le sue labbra sulle mie e io lo strinsi un po' più forte. Le scintille si accesero piano e presero fuoco velocemente quando i baci si macchiarono di mille colori e diventarono più reali, più vivi, più veloci e aggressivi dei primi.
Lui mi morse il labbro inferiore e sorrise mentre la sua mano stringeva il mio fondoschiena.
Chiusi gli occhi e ripetei a mente la scritta che portava tatuata sul costato: Quann' 'o diavolo t'accarezza, vo' ll'ànema.
Ti posso dare tutto,
tutto quello che vuoi
e il poco che ho da offrirti.
Ti puoi prendere
l'amore che mi hanno negato
e promettermi
che sarà abbastanza.
Ti puoi prendere le verità
che non dico mai e
le parole che mi tengo
nascoste
per paura di far rumore.
Mi puoi prendere tutta,
graffiata
come sono
e puoi imprimermi addosso
mille ed altri graffi nuovi
con la tua firma sopra.
Basta che poi
tu mi dica che resti,
che mi ami,
che mi insegui se scappo,
che mi baci se piango.
Quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima.
La mia anima te la puoi prendere e la puoi scaraventare in mare. Senza di te, io, non sono più niente.
Ti amo,
Maia.
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ADESSO CHE NON CI SEI
Romance(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
