Giorno 60
14 Dicembre
MAIA
Frida Kahlo scrisse: " La follia sfiora o possiede quel luogo fragile in cui il dolore diventa totale".
Sara, nel suo fissare il vuoto circondata dai pensieri pesanti che non la lasciavano respirare, ne era la prova vivente.
Anche io forse ero pazza e pure un po' malata con il mio non pensare più alla vita attorno a me lasciando che il pensiero di Mex anestetizzasse il lento scorrere delle giornate. Il caffè la mattina sapeva di Mex, il salmastro fra i capelli sapeva di Mex, la doccia delle 23 sapeva di Mex, i vestiti eleganti e i jeans strappati sapevano di Mex.
Come tutte le adolescenti alle soglie del primo amore, il mondo aveva iniziato a girare in una nuova direzione: quella di Mex. La scelta sbagliata fra una marea di altre scelte sbagliate.
L'unica era la notte a non lasciare troppo spazio al ragazzo dalla testa rasata.
Qualche incubo ancora si faceva vedere, quando i pensieri mi si coagulavano nel cervello e pesavano più di cento massi, ma stavo bene, mi sentivo bene e mi piaceva pensare che fosse merito mio.
Il giorno 60 quindi presi il cellulare e telefonai a Clara. Fui chiara, concisa e ferma sulla mia decisione. In fondo questo amore qualcosa di buono lo doveva pur portare e sperai che mi avrebbe aiutato -almeno in parte- a ritrovare definitivamente la mia sanità mentale.
«Clara, sto molto meglio, vorrei interrompere le sedute» dissi fingendo un dispiacere non eccessivo per evitare che pensasse che quella non era una decisione mia ma che mi era stata imposta.
«Maia, la strada è ancora lunga...forse dovremmo continuare ancora per un po', è facile ricaderci»
«Ti sono immensamente grata per quello che hai fatto per me, ma così ho deciso»
«Spero di poterti rivedere in giro Maia, in bocca al lupo per tutto»
Avevo attaccato e mi ero preparata mentalmente il discorso da propinare a mia madre una volta che sarebbe tornata a casa. Sapevo benissimo che per lei era importante che io andassi alle sedute e mentirle non aveva comunque senso. Avevo preso la decisione a cuor leggero, sicura di conoscere ciò che avevo nella testa, di tutto ciò avrebbe dovuto tenerne conto.
L'aspettai seduta al tavolino con una tazza di thè fra le mani. Lei appoggiò le buste della spesa sul tavolo e mi guardò seria.
«Ho fatto il thè, ne vuoi un po' ?» iniziai una conversazione apparentemente innocente, un po' per rompere il ghiaccio e un po' per tranquillizzarmi.
«No, grazie»
E senza dire altro si sedette di fronte a me.
Il fatto che fossimo sedute ad un tavolino, una di fronte all'altra, smascherò la mia domanda innocente, facendola apparire per quello che era agli occhi di mia madre.
«Che mi devi dire, Maia?» domandò accusatoria.
«Stamattina ho telefonato a Clara, la psicologa»
«Eh»
Allontanai le mani sudate dalla ceramica bollente.
«In questo ultimo periodo sono migliorata molto, l'ha detto anche lei, quindi ho deciso di interrompere le sedute» dissi tutto velocemente, senza pause per riprendere fiato.
«E tu pensi che sia la decisione giusta?»
«Sì»
Si alzò scuotendo la testa e cominciò a mettere i barattoli di passato di pomodoro negli armadietti sopra i fornelli.
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ADESSO CHE NON CI SEI
Romansa(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
