Giorno 58
12 Dicembre
ALEC
Diedi un calcio alla bacinella di plastica piena di panni da stendere e andai in cucina, uscii sul balcone, estrassi il pacchetto di sigarette dalla tasca e ne accesi una.
Portai il cellulare all'orecchio mentre distrattamente guardavo la strada al di sotto e contavo i vecchi lampioni grigi che sembravano tremare ad ogni soffio di vento.
«Ieri sei andata da Sara?»
«Buongiorno anche a te, Mex»
«Rispondi»
«Sì, ci sono stata. Che vuoi?»
«Sono andato stamattina e non aveva voglia di dirmi un cazzo, che le hai detto Maia?»
«Ho provato ad aiutarla, come faccio tutte le volte»
«La mia domanda era semplice, voglio sapere che le hai detto»
Esitò «Le ho...le ho parlato delle cicatrici e del fatto che si deve...accettare per come è»
Spensi la sigaretta sulla ringhiera arrugginita e buttai il mozzicone nel vuoto, osservai i piatti sporchi ammassati nel lavello e scossi la testa, non era il momento.
«Oggi vieni a casa mia, alle cinque»
«Ho da fare»
«Non mi interessa, ti voglio qui alle cinque»
Appoggiai il cellulare sul tavolo cosciente del fatto che non si sarebbe mai presenta.
Mi sedetti sul divano e mossi il pacchetto trasparente pieno di polvere bianca che stringevo fra le dita.
Esitai a lungo prima di farne uso ma non mi fermai, nemmeno quando le strisce sul tavolino basso mi ricordarono le prime volte insieme a quelli che un tempo erano miei amici, i miei fratelli.
«Paulì» volsi lo sguardo ai ragazzi «Vulimm' 'nu tatuaggio da paura»
«E come no! Ditemi»
Appoggio la mano sulla spalla di Sacco e lo scuoto leggermente «Simm' diventati importanti Paulì e l'amico mio s'è battezzato»
«Vabbuò frate', e bravo Saccuccio»
Sacco sorride compiaciuto e gli altri applaudono finchè non alzo una mano al cielo e quelli si fermano eseguendo l'ordine.
«Vulimm' 'nu leone che ruggisce qui» mi toccai la scapola destra.
«Frate' ma perché non ce lo facciamo qui? Sul petto»
Tolgo il braccio dalle spalle di Sacco e mi avvicino a Lisca, gli uncino il mento con due dita e sfioro la barba corta da ragazzino.
«Perché devono capire che nuje simmo leoni anche di spalle e che verimm' tutt' cose, nisciuno ce può fottere»
«Uà frate' si 'nu genio proprio» sghignazza convinto.
Mi giro verso gli altri e allargo le braccia «Allora, lo facimm' 'stu tatuaggio o no?»
Uno dietro l'altro i ragazzi si mettono in fila vicino a Paolo, il tatuatore di fiducia, e aspettano il loro turno mentre quest'ultimo passa la macchinetta sopra la loro pelle, incidendo i tratti nobili di quel leone dalla criniera dorata.
Tirai fuori la catenina d'oro che portavo sempre al collo e avvicinai il medaglione con su inciso San Gennaro alle labbra per poi comporre un altro numero, esitando molto più a lungo.
«Nicole?»
«Che vuoi Mex?»
«Aggi' 'a parla' con Lisca»
«Mi pareva l'ora»
«Ci dobbiamo vedere, sai come funziona Nicole. Occupatene tu»
«A presto Mex»
«Ce verimm'»
Nel tardo pomeriggio aspettai Maia nell'androne umido del suo palazzo fumando sigarette come se fossero caramelle.
Quando spuntò dalle scale mi scoccò un'occhiataccia.
«Ti avevo detto di venire da me alle cinque, sai che ore sono?»
«E io ti avevo detto che avevo da fare»
«Sono le sei, non hai fatto quello che ti ho chiesto»
«Non sono il tuo cane, faccio come voglio»
Feci passare una mano sul suo collo liscio prima di afferrare i suoi capelli in un pugno costringendola a sollevare il viso verso il mio e l'avvicinai al mio corpo.
«Lasciami»
Avvicinai la bocca al suo mento e morsi la sua pelle abbronzata prima di baciarle il collo, la mascella, gli occhi, la fronte.
«Voglio fidarmi di te, devi aiutarmi a salvarla. Da solo non ce la faccio»
«E allora fallo, fidati e basta»
Le sue labbra secche e spaccate dal freddo incontrano le mie e io non potei fare altro che stringerla un po' più forte contro di me.
Un bacio regalato per il gusto di farlo, come bambini che, dopo una lunga giornata, decidono di concedersi una caramella, nonostante sappiano quanto faccia male.
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ADESSO CHE NON CI SEI
Roman d'amour(IN CORSO) Maia ha diciannove anni ed è irreparabilmente infelice, non accetta niente della vita in cui è rinchiusa e, come spesso accade ai giovani, ogni occasione è buona per criticare tutto ciò che non va, ignorando l'esistenza del lato positivo...
