Capitolo 56

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La sera scende velocemente su Konoha. Il sole sparisce in lontananza dietro agli alberi della foresta e la temperatura inizia ad abbassarsi. In sottofondo si sente solo il rumore del vento che si aggira tra le fronde e un leggero gracchiare di corvi. La scena assomiglia incredibilmente a quella di due settimane fa, quando ancora allenavo Sasuke nella zona più arida delle montagne. Ne sono successe di cose da allora.

Abbasso gli occhi sulla ragazzina dai capelli rosa che respira affannosamente sotto la chioma di una quercia. Sono sorpresa che si regga ancora in piedi dopo l'ultimo esercizio.

«Senti, Sakura, credo che sia arrivato il momento di andare a casa.» le dico lanciandomi giù dal ramo.

Lei si posa una mano sul viso e cerca di scostare i capelli, divenuti arruffati e gocciolanti di sudore.

«Va bene.»

«Gli allenamenti continueranno domani.» aggiungo poi.

Sakura annuisce e poi la vedo incamminarsi verso il centro del villaggio.

Io, invece, resterò qui ancora per un po'. Ho bisogno di stare da sola e di riflettere. Più passa il tempo, più inizio a dubitare della mia scelta di rimanere qui alla Foglia. L'unico elemento che mi collega a questo villaggio è Kakashi. Non c'è nessun altro motivo che mi spinge a restare. Se non fosse stato per lui, probabilmente sarei già tornata da Orochimaru.

Una fitta proveniente dal segno maledetto mi fa piegare in avanti. Maledizione. Il dolore è sempre più intenso.

-

«Non so se quelle che sto per darti siano buone notizie o meno, Akira.» esclama Tsunade dopo aver esaminato con cura il segno maledetto di Orochimaru sotto il mio collo.

«Va' avanti, dimmi tutto quello che sei riuscita a scoprire.»

«Come avevi già intuito, il tuo segno è diverso da tutti gli altri. Rappresenta il segno maledetto dell'anima. Il suo unico fine è quello di indebolirti. Ruba le tue forze e impedisce al tuo corpo di muoversi quando si attiva. Devi stare molto attenta. Ora che Orochimaru l'ha rinforzato i suoi effetti potrebbero avere conseguenze molto gravi. La cosa migliore da fare sarebbe sigillarlo.»

Io voglio lo sguardo a lato e stringo i denti.

«Sigillarlo, dici? Non se ne parla.» replico con severità.

Tsunade sospira.

«E allora posso assicurarti che le cose continueranno a peggiorare. A lungo andare potrebbe lasciare segni permanenti sul tuo corpo.»

«Come ad esempio?»

«Il tuo sharingan.» risponde indicando il mio occhio sinistro ancora bendato.

«La cura potrebbe richiedere più tempo, oppure non avere alcun effetto. Potresti perderlo per sempre.»

«Non c'è qualche altro incantesimo da provare?» insisto.

Lei mi fissa dritta e non batte ciglio.

«Quel segno porta solo sventura. Non capisco perché ti ostini a volerlo lasciare libero.»

«Non voglio sigilli sul mio corpo.» ripeto con rabbia.

«Mh? E perché? Sarebbe un semplice segno. Non avrebbe effetti su di te.»

«Sbagli. Il chakra mutaforma del clan Koi è reso instabile da qualsiasi sigillo. Quando avevo ancora il sigillo del Terzo Hokage mi riusciva molto difficile controllare la mia energia.»

Tsunade abbassa gli occhi.

«Fa' come vuoi, Akira. Io ti ho avvertita. Sappi però che nel peggiore dei casi potrebbe addirittura arrivare a ucciderti.»

-

Scuoto la testa e mi raddrizzo ancora sofferente. Riesco a udire un latrato di cani da caccia proveniente dalle porte del villaggio.

Non c'è alcun dubbio. Dev'essere la tecnica di Kakashi. E così, alla fine non ce l'ha fatta. Anche lui è partito per provare a cambiare il destino.

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Mi siedo da sola alla locanda e ordino un piatto di spaghetti di riso con verdure. Stasera voglio stare leggera dato che ho intenzione di andare a letto presto e godermi un po' di riposo dopo tutta la fatica degli ultimi giorni.

Mi verso un bicchiere d'acqua e mi metto a guardare con disinteresse il pendolo dell'orologio a parete che oscilla da una parte e dall'altra.

Sono quasi le nove. Tra poco dovrebbe arrivare qui anche Gai, sempre che non si sia dimenticato della breve chiacchierata che abbiamo avuto qualche ora fa.

Inizio a ticchettare nervosamente sul bancone quando lo vedo entrare con un sorriso da copertina. Sospiro. Possibile che non sappia fare altro che sorridere come un'idiota?

«Ciao, Akira! Stasera mi hai addirittura preceduto!» mi saluta scivolando sullo sgabello a fianco al mio.

«Ciao. Cosa prendi?» gli domando con un tono calmo.

Lui sembra riflettere per qualche istante e poi i suoi occhi si illuminano.

«Cameriere, una bella ciotola di ramen fumante per me!» esclama alzando il braccio.

«Arriva subito.» gli risponde l'altro.

«Come mai hai accettato di cenare con me? Non è che senti già nostalgia della tua dolce metà?»

Il mio sopracciglio inizia a muoversi verso l'alto con scatti repentini.

«Sia chiaro, Kakashi e io non stiamo insieme.» sibilo con rabbia.

Lui impallidisce e poi si perde in una risata.

«Anche se non state esplicitamente insieme, però, credo che ormai si possa dire. È cotto di te. E tu di lui. Sareste una coppia così carina!» commenta festoso.

«Piantala, Gai, o giuro che ti spedisco fuori da qui in un millisecondo.»

«Calmati, calmati, non volevo offenderti. Stavo solo dicendo che vi vedrei molto bene come compagni di vita. Siete proprio uguali: schietti, schivi, asociali, ritardatari... Appassionati della narrativa pornografica. Certo che siete davvero due gocce d'acqua. Non c'è nulla in cui non vi assomigliate.» aggiunge con un ghigno provocatorio.

«Sbagli, amico mio.»

«Mh?»

«C'è una differenza radicale tra di noi.» affermo seria.

Gai smette di sorridere e si mette ad ascoltare con interesse.

«Lui mi lascia sempre i conti da pagare!» grido incrociando le braccia.

Gai spalanca la bocca in segno di delusione.

«Tutto qui!?»

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Spazio autrice

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