"Rachel Williams"

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"Mia madre..." fatica a pronunciare queste parole, "...lei si chiama Rachel, il suo cognome forse lo conoscerai già, Williams" in effetti mi ricorda qualcosa, è un cognome abbastanza comune ma credo di averlo sentito pronunciare molte volte durante le mie ore di lavoro per la gazzetta locale.
"Si, se non sbaglio è lo stesso cognome che dà il nome all'impresa editrice, non sarà mica la direttrice del giornale avversario?" Domando un pò agguerrita, i giornalisti di quella rivista sono gli stessi che mi hanno accusato di affermazioni pesanti all'interno del mio ultimo articolo, sapere che sua madre possa fare parte di loro mi da sui nervi.
"Esattamente, ho letto i loro commenti riguardo il tuo articolo, ci sono andati giù pesante, non ne avevano il diritto, non so se lei c'entri qualcosa" abbasso lo sguardo ripensando alle offese ricevute solo per aver espresso la mia opinione riguardo un argomento pubblico.
"Personalmente credo che il tuo articolo valga davvero molto, non dovresti dare retta a quegli idioti"
Lo guardo, sollevata dalle sue parole, "Davvero pensi questo?"
Lui alza la mano sinistra al cielo e se la porta dietro la testa, "Si, anzi ti dirò di più, i giornalisti al giorno d'oggi non si interessano più agli argomenti che tratti tu, sono corrotti e senza scrupoli, ovviamente non tutti, come te.
I tuoi articoli suscitano la rabbia nei confronti degli altri scrittori perchè tratti di argomentazioni valide e riguardanti la comunità, tu rappresenti il vero pensiero comune" ne parla come se avesse letto la mia intera carriera giornalistica.
"Guarda che non parlo a sproposito, sai qual'è il passatempo dei poliziotti nel proprio ufficio? Proprio come nei film mangiamo ciambelle e leggiamo giornali, quindi è normale che abbia letto i tuoi articoli" è dolce da parte sua farmi tanti complimenti, non posso dire che per me non contino nulla, anzi, la sua opinione mi consola perchè vuol dire che almeno qualcuno riesce a capire quello che voglio trasmettere attraverso le mie parole.
"Grazie, scusa se ti interrompo ma continueresti a parlarmi di Rachel?"
Mi dispiace davvero interrompere la conversazione ma ho bisogno di queste informazioni se vogliamo andare avanti con il caso.
"Certo, scusa se stavo divagando, non è che ci sia molto da dire su di lei, non abbiamo mai avuto un vero e proprio rapporto madre figlio, ma credo che ti interessi di più sapere di Henry.
Lui era molto legato alla madre, ma lei non provava lo stesso nei suoi confronti, Henry era sempre stato appassionato allo sport, gli piaceva il baseball e voleva farsi strada seguendo questa carriera. Mia madre non era d'accordo, anzi, molto spesso non gli faceva nemmeno frequentare i componenti della squadra, lei voleva un futuro diverso per lui, voleva che seguisse le sue orme per poter tramandare il famigerato potere dell'editoria Williams..." a questo punto posa una mano sulla gamba destra che comincia a tremare, "Spesso le opinioni contrarie portavano mia madre alla violenza, prima uno schiaffo, poi un'altro...a volte non riusciva a fermarsi, sembrava quasi che godesse nel vedere il figlio soffrire, così intervenivo io..." una lacrima mi scorre sulla guancia, il suo racconto è talmente dettagliato da farmi venire i brividi, metto la mia mano destra sulla sua per consolarlo come posso, lui ancora scosso continua a raccontare "Non voglio descrivere mia madre come un mostro ma da come l'ho vissuta io e per come ho sentito Henry parlare della situazione a casa dopo essermene andato per lavorare non posso fare altrimenti che evidenziarla così. Nonostante questo, se ti interessa la mia opinione, non la indicherei come possibile sospettata dell'omicidio di mio fratello, non ne sarebbe stata capace"
Sembra essere convinto di ciò che dice, così decido di interrompere il mio "interrogatorio" e fargli fare un sorriso, dopo questo racconto non ho la sua stessa certezza che la madre non possa essere la responsabile di tutto, ma non lo voglio dare a vedere, voglio investigare su questa questione per conto mio.
"Mi dispiace averti fatto tutte queste domande, volevo solo poter avere le informazioni necessarie per poter andare avanti nella risoluzione del caso" sono davvero amareggiata,
"No, non scusarti, anche io al tuo posto avrei fatto lo stesso e non avrei avuto tutta questa delicatezza" dice cercando di non farmi sentire in colpa.
Mentre parliamo il telefono squilla e Daniel cambia immediatamente espressione, come se stesse aspettando quella telefonata ma non ne fosse felice...

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