Chapter Forty-First

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·Kook·

Passano minuti interminabili in cui non faccio altro che piangere e sfogarmi sulla spalla di Taehyung, che ad un certo punto, mi ha pure iniziato a lasciare piccole carezze sulla schiena. Ho gli occhi che bruciano, la gola secca e le lacrime che mi hanno bagnato fino al collo - e credo che abbiano fatto lo stesso col moro.
Stanco di piangere, prendo grandi respiri e mi allontano dall'abbraccio, sfregandomi il viso coi palmi, non dando peso agli occhi brucianti o al naso tappato
«Come vi sentite, va meglio?»
La voce del maggiore è molto roca rispetto a prima, è più dolce e bassa. Rabbrividisco.
Annuisco senza guardarlo, confortato in parte dalle sue parole
«Scusa se mi sono lasciato andare»
«Non preoccupatevi»
Quanto ancora dovrà continuare questa tortura psicologica velata da una semplice conversazione tra un servo e il suo padrone? Parla e agisce come se noi fossimo solo un servitore e il suo principe, non Taehyung e Jungkook.
Guardo le mie mani giunte sulle caviglie
«Non c'è bisogno che ti rivolgi a me in questo modo»
«Siete il mio principe» controbatte iniettando le iridi scure nelle mie.
Lo sguardo profondo che mi riserva mi destabilizza
«Non sono "il tuo principe", sono Jungkook, un tuo amico o conoscente o come caspita mi vuoi definire mi definisci, ma il nostro rapporto va ben oltre ciò che stai insinuando» mi ostento, irritato, nella speranza che la smetta di tenere questo distacco tra noi
«Non ha più importanza ormai»
«Perché?» insisto, nuovamente sull'orlo del pianto
«Perché per voi adesso sarò solo un comune servo»
«Tae...»
«Qualsiasi cosa io sia stato fino ad ora consideratela dissolta» dice duramente, alzando un po' il tono della voce.
Si passa una mano tra i capelli, sistema il proprio colletto e lascia ricadere le spalle. La crudezza delle sue parole mi spiazza
«Allora è così? N-non vuoi nemmeno darmi l'occasione di parlartene?»
Ormai il mio tono è tramutato in un lamento piagnucoloso, mantenere il decoro è straziante e la sua freddezza mai vista prima d'ora sta solo peggiorando il mio stato d'animo
«Non è necessario, vostra Altezza»
Ogni qualvolta mi dà del voi, è come ricevere una lancia nel petto.
Calde lacrime mi bagnano il volto, mentre l'ultimo barlume di speranza non viene espresso dalla mia domanda
«Lascerai che tutto svanisca nel nulla? Il nostro rapporto? I giorni trascorsi insieme?»
Sono ridicolo, sono disperato e si sente, è così...frustrante, la mia mente mi sta urlando di smettere di parlargli, raccogliere l'orgoglio ferito e andarmene, ma il cuore martellante che possiedo mi obbliga a stare ancorato al soffice materasso e continuare a parlare per ricevere una sola nota di ripensamento da parte sua
«Desideri sul serio che il nostro legame venga gettato così?»
Seguono attimi di silenzio, nei quali il respiro di Taehyung diventa percepibile, le sue narici si restringono e dilatano in continuazione, i suoi occhi restano fissi sulle proprie ginocchia e le mani si affusolano nei capelli.
Alza lo sguardo, velato da una punta d'ira interleggibile
«Lo vuoi capire che il fottutissimo rapporto di cui tanto parli e per il quale insisti non è mai stato concreto? Un legame nato da una menzogna è fittizio, inutile, insulso» parla duramente, la rabbia traspare dai suoi toni, che cerca in ogni modo di tenere moderati.
Io capisco di averlo ferito e anche tanto a quanto pare, ma ora è lui che sta ferendo me.
Non ho intenzione di piangere ancora, così reprimo le lacrime, abbasso lo sguardo ed il capo, inspiro
«Non significa più nulla allora?» quasi sussurro.
Taehyung gira il volto dall'altra parte, benché io non lo stia guardando, tiene le dita ancorate al mento, le labbra sono chiuse in una linea e gli occhi vaganti su chissà quale oggetto
«Sparite, per favore»
Non so definire rabbia ciò che mi pulsa nelle vene, forse è solo sconforto mascherato, ma nel momento in cui mi alzo percepisco tutti i muscoli rigidi e la schiena pesante
«Rispondimi»
«Andate via» pronuncia più marcato assottigliando lo sguardo su di me.
Mantengo il contatto visivo per qualche secondo e prima che una delle tante emozioni che in questo momento sono rinchiuse in me mi tradisca, interrompo quello sguardo, raccolgo le mie scarpe e mi avvio alla porta.
Nel momento in cui io esco, Jooheon entra e, dato l'inevitabile contatto tra le nostre spalle, egli si scusa, accompagnandolo ad un certo "vostra altezza". Sono veramente disgustato da quella definizione.
Non gli rispondo, mi limito ad uscire e ad incamminarmi, lasciando che il vento si infranga tagliente contro la pelle del viso e in un attimo anche gli occhi tornano ad essere più rossi e più acquosi.
Eppure, nonostante la disperazione e l'amarezza che percorrono il mio corpo, qualcosa mi dice che questa non sarà davvero la fine.

•••

Rientro a corte praticamente in punta di piedi, dopo aver allungato una moneta ad un paio di guardie perché non dicessero niente.
Essendo l'ora di pranzo, molti sono occupati con la preparazione delle varie portate, la pulizia degli ambienti o il cambio d'abito per i reali. Ed è quello che mi ci vuole: un cambio d'abito. I miei indumenti sono tutti ricoperti di terra e se qualcuno oltre ai miei complici mi vedesse così, probabilmente sarei nei guai, senza contare il fatto che nei guai ci sono già, dal momento che sono letteralmente scappato dalla lezione.
Percorro velocemente anche il corridoio del piano superiore, quello delle stanze e nel momento in cui sto per sopraggiungere alla mia, vengo richiamato.
Mi volto immediatamente, col cuore in gola.

Beccato.

***
inerente al situazione di jk: questa è ciò che chiamo giornata di merda

𝐊𝐢𝐧𝐠  ᵗᵃᵉᵏᵒᵒᵏDove le storie prendono vita. Scoprilo ora