Chapter Sixty-Seventh

617 41 0
                                        

·Tae·

Apro gli occhi, mi sento infreddolito e stranamente vuoto: non ho più accanto Jungkook, si è alzato prima di me, a quanto pare. Anche oggi è una giornata nuvolosa e per la prima volta qui, questo tempo mi sta demotivando sul piano lavorativo, o forse è solo la pigrizia recidiva dal momento intenso di ieri, starei volentieri a letto per altre cinque ore, in presenza di Jungkook.
Parli del diavolo e spuntano le corna.
Ecco che arriva in tutto il suo splendore entrando dalla porta, vestito di tutto punto, ma con i capelli bagnati ricadenti sul volto. Lo guardo
«Buongiorno Kook»
«Giorno» dice un po' timidamente.
Mi alzo dal letto e mi piazzo davanti a lui, vado per dargli un bacio, ma ricevo solamente un asciugamano tra le mani. Lo guardo confuso, mentre il suo sguardo è basso, così come il suo capo
«Mi asciugheresti i capelli? Non abbiamo molto tempo per presentarci alle lezioni mattutine»
Rispondo semplicemente di sì, un po' incerto, percependo un certo distacco da parte sua, non il classico e tenue imbarazzo che è solito dopo certi momenti, un vero e proprio distanziamento, anche se lo sto deducendo da un solo gesto.
I gesti non contano più delle parole, in fondo?
Scuoto la testa, non è il momento di parlarne, mi accingo solo a compiere il mio dovere, il resto si vedrà.
Ammetto che mi ha comunque lasciato interdetto e un po'...deluso? No, non deluso, ma stranito e a tratti amareggiato
«Jooheon mi ha fatto consegnare uno scritto»
Lo ha fatto un paio di giorni fa in realtà, ma non ho avuto tempo tra i vari compiti assegnatimi, la tensione tra me e Jungkook e un piccolo progetto pittorico che sto portando avanti.
Strizzo bene i capelli, li sciolgo dall'asciugamano e mi dedico col pettine
«Mi ha chiesto se potevamo andarlo a trovare e, eventualmente, dargli una mano con degli scarichi per la locanda; ci sarà anche Ruben»
Esita
«Va bene, un po' mi manca Jooheon»
«È un rompicoglioni troppo simpatico, è normale che ti manchi» sorrido
«Sarà» fa vagamente.
C'è qualcosa che non va, ma non capisco come, non è successo niente. Io mi sento solo felice, un po' stranito da me stesso e con un senso di pressione dovuta al fatto che siamo due maschi, ma comunque felice
«Ho terminato»
«Grazie» si alza e rimane di spalle mentre si ritocca piccoli dettagli
«Ehi, tutto bene?»
«S-si»
Ha esitato di nuovo
«Jungkook? Non mentirmi, qualcosa-»
«Lasciami in pace» fa schietto e deciso.
Poi sarei io quello complicato.

«Come desiderate» mi limito a rispondere, decisamente deluso.
Sono confuso e preso dal cattivo umore, sarà meglio che mi concentri su altro
«Allora io inizio ad andare, probabilmente le ancelle avranno già iniziato e avranno bisogno di una mano»

·Kook·

Mi lascia da solo, in camera, con lo sguardo fisso sulla rugiada mattutina posata sulle foglie dei fiori rampicanti. Quando poco fa mi ha dato del voi, ho sentito letteralmente i brividi e mi sono stretto nelle spalle, nel tentativo di scomparire.
Buongiorno a me, una persona le cui paranoie la perseguitano; questa volta, però, non sono state loro, bensì il mio stupido imbarazzo. Non è colpa mia! Ieri mi sono esposto tantissimo, per me è già strano conversare con individui che non siano Madame o i miei, non mi sarei mai immaginato in una situazione di quel genere ed eccomi qui a ripensarci e a farmi complessi. Inoltre, mi sono svegliato con quel bisbiglio fastidioso del "è sbagliato, dovresti guardare le belle damine, non i contadini abbronzati"
«Abbronzato e sexy. È semplicemente affascinante» dico a me stesso.
Qualche volta dovrei dirglielo, scommetto che lui non se ne rende conto, l'unica cosa di cui realmente è cosapevole è il suo fascino, io non sarei mai riuscito a far evolvere il momento di ieri.
Giuro che non so arrossendo al solo pensiero, pff.
Punto gli occhi all'arazzo a me sovrastante
«A volte sono proprio un disastro» sbuffo.

·Tae·

Dopo le faccende mattutine, senza neanche pranzare o controllare il tempo, io e Jungkook ci catapultiamo fuori dal castello, diretti dalle teste bionda e rossa.
Usciamo correndo dal castello, passiamo a zig zag in mezzo ad un paio di piante e ci ritroviamo sulla strada del cortile. Dopo ore di discorsi sul té e sulla seta, ritornare qui mi mette un grandissimo senso di nostalgia, al tempo stesso, codesti alberi, fiori e persino i fili d'erba, mi riscaldano il cuore.
Rallentiamo il passo, in preda all'affanno
«Di questo passo, se non ci calmiamo un attimo, non arriveremo vivi e Jooheon sarà costretto a raccogliere le nostre membra» scherzo senza fiato
«Come sei melodrammatico» commenta in risposta il corvino strapazzandosi le ciocche.
Continuiamo a percorrere la stessa piccola salita
«Chi ha parlato»
«Taehyung!» sento un urlo a squarciagola proveniente da destra, alzo gli occhi in direzione dell'urlo e mi trovo di fronte un albero, da cui vedo spuntare una figura dai capelli biondi.
«Ruben!» esclamo subito correndogli incontro.
Ci catapultiamo l'uno nelle braccia dell'altro, stringendoci con tanto affetto e forse troppa forza. Mi si scalda il cuore, la nostalgia scompare e la gioia mi pervade.
Dopo il nostro caloroso saluto, Ruben e Jungkook si salutano un po' in imbarazzo, il biondo si ritrova pure a chiedere se è il caso di dare del tu o del voi. Capisco la sua confusione.
Ci dirigiamo senza indugi alla locanda, chiacchieriamo per assottigliare l'impazienza di rivedere il mio migliore amico. Potrei addirittura piangere, ma non lo farò, d'altronde, novembre non è nemmeno arrivato alla metà, non è che non ci vediamo da un secolo.
Però mi è mancato così tanto che ora, trovandomi davanti alla locanda, il mio corpo trepida e quasi, ma solo quasi, riesco a sentire gli occhi lucidi.

«Joohoney!»

𝐊𝐢𝐧𝐠  ᵗᵃᵉᵏᵒᵒᵏDove le storie prendono vita. Scoprilo ora