CAPITOLO 79

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Due giorni dopo ripresero la via di casa, fu lo stesso Daw a insistere, nonostante non fosse ancora nel pieno delle forze. Ci misero più tempo del dovuto e dovettero fare diverse pause. Mentre sedevano sotto uno degli alberi che costeggiavano il sentiero Daw inspirò a fondo. «Lo senti? Profumo d'inverno! Magari fra qualche settimana inizierà anche a nevicare.»
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Lo guardò perplesso. «A te piace l'inverno.» Non era una domanda, Daw gradiva l'inverno, lo sapeva. Era per questo che avevano una veranda spaziosa, perché a lui piaceva trascorrere le serate ad ammirare la neve seduto in poltrona e con una coperta. Apprezzava anche le passeggiate sotto la neve, mentre lui preferiva la primavera. Ma era davvero così?
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Lo guardò affettuosamente. «Amo la neve, è qualcosa che mi fa stare bene, mi piace quando il lago davanti casa si ghiaccia e le rive diventano bianche e mi piace passeggiare quando la neve scende, non certo in una bufera, ma quando viene giù ondeggiando pigramente con i fiocchi grandi.»
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«E sicuramente abbiamo anche discusso perché a me l'inverno mette tristezza. Del resto non ci sono grilli a importunarti, in inverno,» mormorò serio. Ma che stranezze gli venivano in mente?
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Rise. «Esatto, niente insetti molesti!» Poi però la frase prese un improvviso significato. Osservò con attenzione il suo compagno. «Perché ti è venuta in mente questa cosa dei grilli?»
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Scrollò le spalle. «Non ne ho idea. Ma ho l'impressione di aver discusso con qualcuno più di una volta perché i poveri grilli sarebbero fastidiosi. Anche le lucciole, ma non quanto i grilli.» spiegò ridacchiando. «È stato con te che ho avuto da ridire sul fatto che ascoltare i rumori notturni della natura mi rilassa?»
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Si umettò le labbra. «Sì, ne abbiamo parlato noi, io sono un cittadino molto affezionato alle comodità e la natura, bellissima per carità, ma troppo molesta, invece tu sei un ranger entusiasta di dormire in una tenda. Ma questi discorsi li abbiamo affrontati prima che tu perdessi la memoria, molto prima.»
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«Io non ricordo quando ti ho conosciuto.» Si scusò. «Non so neanche se quello che ogni tanto viene a galla è qualcosa legato a te oppure no. Mi dispiace.»
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«Questo è legato a me, Lashrael, perché ti stai scusando?»
Si alzò in piedi e gli si avvicinò. «Non tutto è andato perduto, qualcosa sta tornando, forse solo delle frasi, forse solo piccoli momenti, ma qualcosa sta tornando, non devi essere dispiaciuto!»
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«È una sensazione strana,» replicò. «Come quando tu o Dyra mi avete parlato della nostra vita insieme. La vivo come se fosse la vita di qualcun altro,» disse a capo chino.
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Si inginocchiò davanti a lui. «Ma sono ricordi che l'Illithid non è riuscito a cancellare e stanno riemergendo, possiamo sperare che ne torneranno altri. Inoltre, in primavera, stavo pensando di andare a Waterfall, Grouxiem potrebbe aiutarti, è il chierico più potente che io conosca.» Gli poggiò l'indice sotto il mento e fece una leggera pressione per farsi guardare. «Cerchiamo di essere positivi, va bene?»
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Sorrise triste. «Proviamoci,» rispose, prendendogli il volto tra le mani per baciarlo. Attese fino a che Daw non dischiuse le labbra.
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Ricambiò quel bacio, che aveva un sapore malinconico, poi, staccandosi gli si appoggiò alle spalle, ridacchiando. «Aiutami ad alzarmi, temo di non esserne in grado al momento!»
Raggiunsero la casa a metà pomeriggio e Daw si prese un po' di tempo, seduto in veranda. Lashrael gli portò una coperta e una tisana calda e si unì a lui.
In silenzio guardarono il panorama. Per il resto del giorno il mezzo Drow rimase con lui, chiedendogli di tanto in tanto se avesse delle necessità. Quella sera, a letto, Daw gli disse con un sorrisino divertito che l'indomani poteva anche mollare un po' la presa, non era proprio in forma, ma se la sarebbe cavata.
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«La mollerò quando sarà il momento,» sentenziò. «Al momento non ho impegni con la compagnia, quindi dovrai subirne le conseguenze,» aggiunse, prima di augurargli la buonanotte.
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Rise divertito. «Cominci a somigliare un po' a Dyra. Ok, capo, mi affido alle tue amorevoli mani. Notte.» Si accomodò accanto a lui. Dopo qualche momento però lo chiamò. «Se dovessero venirti in mente altri strani ricordi parlarmene, proviamo a dargli un ordine.»
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«Spero che non si presentino mentre mi riposo, ma va bene.» La notte trascorse più o meno serena, nonostante il pensiero fisso della matrona Drow che sembrava fissarlo costantemente. Se l'uomo conosciuto da Daw avesse potuto estirpare da lui quella sensazione sgradevole, magari avrebbe potuto condurre una vita relativamente serena. Perso nei suoi pensieri, si addormentò all'alba e dormì a lungo.
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Fu piuttosto sorpreso di svegliarsi e ritrovare Lashrael ancora addormentato vicino a lui, provò a sgusciare fuori dal letto silenziosamente e gli ci volle parecchio per riuscire ad arrivare in cucina senza fare rumore. Si guardò attorno, avrebbe voluto preparare la colazione lui, una volta tanto, ma dubitava di essere altrettanto fortunato con i rumori. Chiuse l'unica porta che c'era nella loro casa, quella della piccola zona dove avevano fornelli e braciere per cucinare e si mise all'opera.
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Fu svegliato dai raggi del sole che filtravano dalle imposte. Si stiracchiò rotolandosi verso il lato di Daw, ma trovandolo vuoto ebbe un sussulto. «Daw?» lo chiamò. Perplesso, si alzò senza vestirsi e si avviò nella zona giorno, notò la porta della cucina socchiusa, ma lo chiamò nuovamente mentre la raggiungeva. «Daw, sei in cucina?»
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La colazione era praticamente pronta quando sentì la voce di Lashrael. Aprì la porta portando con sé il vassoio. «Sono qui, dormiglione,» sogghignò.
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«Buongiorno, da quant'è che sei in piedi?" gli chiese ancora un po' frastornato. «Vado a mettermi qualcosa, aspetta,» gli disse, tornando indietro per indossare una tunica.
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«Non credo sia molto, il tempo di preparare la colazione. Frittelle, miele, more di bosco, latte vanigliato, pane e le immancabili salsicce di Bàrbero. Di solito sono io che mi sveglio da solo nel letto e tu hai già fatto mille cose.»
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«Sembra appetitoso!» commentò. Una volta che si furono messi a sedere, gli chiese: «Come ti senti oggi?»
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«Bene, meglio. Ogni giorno andrà meglio, stai tranquillo, non ti libererai di me ancora per molto,» disse, afferrando una delle frittelle. «Tu, piuttosto, non ti avevo mai visto dormire fino a tardi, sicuro che sia tutto ok?»
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«A volte ho bisogno di riposare anche io,» rispose con un mezzo sorriso. «Il Sottosuolo ha effetti negativi sul mio umore.»
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«Mi dispiace, piccolo, ma capisco. Visto che in questi giorni non faremo nulla che non sia meno che piacevole, cosa vorresti fare oggi?»
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«Dovrei perlustrare la zona più esterna, non so da quanto è che non lo faccio più,» rispose, «ma non mi va di lasciarti solo tutto il giorno,» rifletté, mangiando un'altra frittella con le more.
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«Sto bene, sul serio, resterò in casa a far nulla, prometto, mi ritroverai qui pigro e grasso!»
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«È un modo per dirmi che dovrei farti fare qualche tipo di attività fisica?» gli chiese ironico.
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Scosse una mano. «Per carità! Mi bastano le nostre passeggiate e...» Sorrise malizioso. «Tutto quel magnifico sesso! Come credi che mi sia mantenuto così in forma pur essendo il classico stregone sedentario?»
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Represse un sorriso malizioso. «Starò via per tutto il giorno, non sentirai la mia mancanza?»
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«Ogni istante.»
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«E tu vuoi farmi andare via con questa consapevolezza?» domandò a bassa voce.
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Fece uno sbuffo divertito con il naso. «Stai cercando una scusa per rimanere a oziare con me? Non ti serve una scusa, mio tesoro, il bosco può aspettare anche fino a domani.»
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«Il punto è che non avresti tempo per oziare,» replicò, continuando a mangiare.
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Masticò lentamente. «Sono ancora debole dolcezza, ma, se facessi tutto tu...»
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Rise sommessamente. «Sarei in grado, io? Non voglio averti sulla coscienza!»
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Allungò una mano, prese quella di Lashrael e se la portò alle labbra. «Tu sei in grado di fare qualsiasi cosa. Compreso rendere sdolcinato un demone brutto e cattivo.»
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«Ecco, un demone brutto e cattivo devo ancora conoscerlo. Ma se vuoi fare da cavia...»
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Baciò di nuovo le nocche e poi lo lasciò andare. «Sono nelle tue mani.»
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Si alzò in piedi e fece per voltarsi. Poi ci ripensò, spostò un paio di oggetti e salì sul tavolo reggendosi sulle ginocchia, si protese verso di lui. Gli passò una mano dietro la nuca e gli mormorò: «A te piacciono le comodità però.»
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Avvicinando il viso al suo sussurrò. «Basta che non mi maltratti troppo.» Lo baciò.
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«Mh, no, non ti maltratterò,» rispose mentre scendeva dal tavolo per sedersi sulle sue gambe. «Ci tengo a te,» aggiunse, prendendogli il volto tra le mani.
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Lo cinse alla vita emettendo un mugolio soddisfatto mentre insinuava le mani sotto la tunica slacciata. «Che hai in mente?»
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«Non ho idea,» rispose mordicchiandogli le labbra. «Di sicuro questa per ora rimane, poi si vedrà,» rifletté, passando una mano sul bordo della vestaglia di Daw, spostandola appena per raggiungere l'addome.
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Avvertì piccoli brividi dove le dita di Lashrael si erano soffermate. «Direi che sei partito col piede giusto.»
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Allentò leggermente la cintura della vestaglia e fece calare una delle spalle per appoggiare le labbra sul collo, poi sulla spalla e raggiungere lentamente la clavicola. Carezzò lieve il petto e raggiunse il capezzolo. «Cosa ci potrei fare con questo?» bisbigliò sulle labbra, mentre lo sfiorava appena con i polpastrelli.
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«Mmh, io qualche idea ce l'avrei, ma puoi giocare di fantasia.» Daw socchiuse gli occhi, gustandosi quei baci e quei tocchi. Le dita che solleticavano la curva leggera della schiena del Drow, appena sopra le rotondità delle natiche.
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Si avvicinò con il naso alla fossetta della gola e alitò lieve sulla pelle. Con le dita continuò a sfiorare leggermente il capezzolo, poi si passò i polpastrelli sulla lingua e tornò a lavorare il capezzolo, continuando a sfiorarlo soltanto. Si sollevò appena e scese dalle sue cosce, mantenendo le labbra a contatto con la pelle di Daw. Contornò con la lingua il capezzolo e succhiò lieve, mentre faceva cadere anche l'altra spalla della vestaglia.
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Daw cercò di modulare il respiro, toccando con dita leggere le braccia di Lashrael, gustandosi quei baci teneri e quelle carezze lente, esploratrici. Quasi come se il ranger lo stesse scoprendo poco a poco.
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Carezzò le spalle e baciò anche l'altro capezzolo prima di morderlo. Riprese a scendere piano, passò le mani sul petto e giocò ancora con i capezzoli, fino a raggiungere il nastro che teneva ancora uniti i due lembi della vestaglia. Senza sciogliere il nodo, scese più sotto e portò le labbra sulla peluria sopra al sesso semieretto. Si inginocchiò e lo prese in mano, con l'altra raggiunse i testicoli.
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A quel punto Daw non riuscì a trattenere un gemito, fu tentato di afferrare la testa di Lashrael e guidarlo sul proprio sesso, ma si trattenne, lasciò scivolare la braccia di lato, arrendevole, e inspirò a fondo, socchiudendo gli occhi. Il suo sesso finì di gonfiarsi tra le dita calde del ranger.
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Lo prese tra le labbra e lo lavorò con le dita e la lingua. Quando lo sentì duro aggiunse i denti, senza stringere, ma percorrendolo per tutta la lunghezza, poi aumentò il ritmo.
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«Oddei!» mormorò, non riuscì a impedirsi di infilare una mano tra i capelli di Lashrael, ma si limitò a carezze le ciocche e farsele scivolare tra le dita, mentre la lingua, il calore umido della bocca del ranger lo facevano gemere e il contatto con i denti, di tanto in tanto, tremare.
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Si staccò un attimo e gli chiese: «Ci sei?»
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«Molto a breve,» mormorò, guardandolo.
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Sorrise, dette un'ultima lappata al suo membro e poi si voltò di spalle. Si inumidì da solo, ma poi gli chiese: «Mi aiuti?» E gli offrì la fessura.
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Lo afferrò ai fianchi, guidandolo sul proprio sesso. «Non credo che durerò a lungo,» disse, mentre si teneva l'asta e incitava Lashrael a sedersi letteralmente su di lui.
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«Non importa, andrà bene comunque,» mormorò, impalandosi con un gemito. Sorreggendosi a una coscia, cominciò a ondeggiare per farlo penetrare a fondo.
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Serrò i denti, il sesso stretto, compresso dentro il corpo di Lashrael, i capelli che ondeggiavano, gli tirò su la tunica, guardando la pelle nera, i muscoli della schiena che si muovevano, le natiche schiacciate contro le sue cosce, divise dal suo membro congestionato che appariva e spariva sotto il movimento convulso. Cercò di resistere, ma era davvero impossibile!
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Si aggrappò al tavolo, scosso dalle spinte sempre più intense. Anche il suo membro era pronto. Ansimando, si tenne in equilibrio su un avambraccio per massaggiarsi. Si chinò un po' in avanti, pronto a venire.
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«Vengo...» ansimò. Stringendo le dita sui fianchi dell'amato. «Non resisto più!»
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«Ci sono anch'io!» disse Lashrael, senza trattenersi oltre.
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Si scaricò in lui, curvandosi contro la sua schiena e abbracciandolo, mentre l'orgasmo lo faceva sussultare. Il volto tra i capelli, il respiro veloce. «È così che vuoi farmi riposare?» disse tra un sospiro e l'altro.
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Il mezzo Drow rimase semisdraiato sul tavolo, mentre rallentava i movimenti e riprendeva fiato. Carezzò le braccia che lo cingevano. «I miei erano baci innocenti,» protestò blando.
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«I baci innocenti sono la tentazione peggiore!» disse, mentre sentiva il proprio sesso scivolare fuori dal caldo nido di Lashrael insieme alle gocce di seme. «Come credi di avermi conquistato? È stata la tua innocenza!»
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Si alzò lentamente e si voltò a guardarlo sogghignando. «Una scusa per convincermi a sottomettermi a te l'avrai pure trovata!»
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Rimase seduto con aria vagamente sfatta, la vestaglia aperta sul corpo nudo. «Nessuna scusa, mio caro, solo il mio incredibile fascino.» Gli rivolse un sorriso aguzzo. Poi alzò una mano verso di lui per farsi aiutare. «Cosa prevede adesso il tuo prenderti cura di me?»
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Lo guardò inarcando un sopracciglio. «Credo un copione che tu conosci.» Recuperò un panno per ripulire velocemente entrambi e il tavolo. «Ma mi chiedo quanto convenga fare il bagno adesso, tra poco dovremo lavarci di nuovo,» scherzò, prima di dirigersi verso la vasca.
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Rise. «Vuoi davvero passare tutto il giorno a fare l'amore? Sei spietato con un povero stregone ultracentenario!» Si alzò a sua volta e gli si accostò per baciarlo sulla fronte. «Questo non vuol dire che mi dispiaccia!»
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«Altrimenti vieni con me nel bosco, ma invece dei grilli potresti trovarti a fronteggiare altri tipi di animali, soprattutto quando saremo distesi e nudi.»
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«Preferisco le comodità della casa, perdonami ranger, e poi comincia a fare un po' troppo freddo e umido per rimanere nudi nel bosco di questi tempi.» Lo prese per mano. «Andiamo in camera, penseremo dopo a pulire.»
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«Ti seguo,» disse ridendo e scuotendo il capo. «Ma quanto sei stanco?» chiese.
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«Sto bene.» In camera si sistemò sul letto a gambe incrociate. «Allora, un po' di amorevoli coccole, prima di ricominciare?» Sollevò un sopracciglio.
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Anche Lashrael salì sul letto, si tolse la tunica e lo raggiunse carponi per baciarlo sulle labbra. «Anche per quanto riguarda le coccole, sei indubbiamente più bravo,» bisbigliò.
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Ricambiò il bacio. «Ti sottovaluti, se mi sono innamorato di te dopo neanche un mese ci sarà un perché!»
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«Di sicuro sei bravo nell'adulare gli altri,» replicò, sedendosi accanto a lui per abbracciarlo, con ginocchia piegate e gambe divaricate. Sfiorò una spalla di Daw con il naso e raggiunse il collo con le labbra.
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Si curvò lievemente verso di lui, carezzandogli il braccio, dalla spalla al polso. «Hai mai riflettuto sul fatto che per lunghi secoli non abbiamo mai stretto un legame così forte con nessuno e poi, eccoci qui, noi due, due abomini che si scambiano carezze e baci. Non ti sembra una cosa bizzarra?»
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«Bizzarra è dire poco,» replicò, strofinandosi contro il suo collo. «E il bello è che non riusciamo neanche a fare uno di due mezzi!»
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Ridacchiò, strusciandosi a sua volta. «Non sono d'accordo, siamo un elfo intero, anche se non ho idea se mia madre fosse un elfo della luce o della luna, chissà. Per il resto possiamo mettere insieme un temibile mezzo demone mezzo drow!» Lo spinse disteso sul letto e appoggiò il capo sul suo petto, guardando il soffitto.
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Rise di gusto. «Sai che accoppiata!» commentò. Si accomodò meglio sul letto e cominciò a lisciare lentamente i capelli del Fey'ri per rilassarsi.
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Chiuse gli occhi e inspirò a fondo. «Lashrael, ti va se... Sì, insomma, dimmi qualcosa di bello che riguarda noi due, qualunque cosa ti venga in mente.»
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«Qualcosa di bello che riguarda noi due?» lo prese in contropiede. «Non ho tanti ricordi, Daw, dovrei basarmi su queste settimane che ho trascorso insieme a te dopo che sono stato salvato, lo sai.» Si sentiva in imbarazzo e non voleva ferirlo, ma cosa avrebbe potuto dirgli? Che riteneva un'ottima scelta il trasferimento in riva al lago? Non avrebbe avuto senso.
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«Prova a parlare a ruota libera, senza sforzarti, possibile che non ti venga in mente proprio niente? Anche dal tuo risveglio.» Chissà, magari sarebbero emersi altri frammenti di ricordi.
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«Vediamo. Poco dopo averti conosciuto ho dovuto ammettere che sai baciare veramente bene, in effetti lo confermo,» commentò. «Mi hai anche detto che è il modo in cui mi hai conquistato la prima volta e non posso che crederci,» disse prima di baciarlo sulla guancia.
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Sorrise divertito e compiaciuto. «La tua bocca non aveva mai assaggiato il bacio di un altro maschio, eri così perplesso e confuso e...» Sogghignò. «Incredulo.»
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«Confermo, non posso negare.» Sospirò. «Ma mi stai dicendo che per te invece è una cosa normale baciare gli uomini?» Gli chiese dopo un po'.
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Girò il viso per guardarlo. «Non mi sono mai piaciute le femmine, non ho mai provato per loro il minimo trasporto sessuale, se devo essere onesto pensare di andare a letto con una femmina...» fece una smorfia. «La mia unica, e ultima, esperienza fu un disastro totale!»
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«Sei davvero strano, Fey'ri,» borbottò.
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«Strano ma, meravigliosamente strano, giusto?» Sorrise e alzò un braccio per dargli un buffetto su una guancia. «E poi le femmine sono ossessivamente gelose e possessive, lo trovo spaventoso!»
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«Meravigliosamente strano, certo. E le femmine sono gelose e possessive.» ripeté laconico. «Perché tu non mi hai mai detto "mio" in senso di possesso, proprio mai.»
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Rimase in silenzio qualche secondo, poi si mise seduto e lo scrutò attentamente. «È vero, te lo dico spesso, perché di te sono molto geloso, ma non te l'ho più detto ultimamente, non dal tuo risveglio.»
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Scrollò le spalle. «Non so quando me lo hai detto, so solo che lo hai fatto.» Aggrottò la fronte. «Non lo so in realtà se lo hai fatto tu,» mormorò abbassando lo sguardo.
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Gli poggiò le dita sotto il mento per fargli alzare lo sguardo. «Te l'ho detto io, sì, e prima ne eri sicuro Lashrael, guardami, di cosa hai paura?»
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«Non ricordo la tua voce. Ti sembra poco?» gli chiese guardandolo. E la consapevolezza di non ricordarsela faceva male.
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«Ma ricordi dettagli, avvenimenti, forse sono piccole cose, in realtà sono importanti, significa che non tutto è andato perduto!» Gli si accostò e gli accarezzò la guancia.
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Si strofinò alla mano, sorridendo triste. «Già.» sospirò. «Eppure mi piacerebbe ricordarmi il nostro matrimonio, sapere quanto fossimo emozionati e felici. Ma non lo so in realtà.»
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«Tesoro, intanto teniamoci queste preziose briciole, ma quanto prima vorrei andare a Waterfall, da Grouxiem, forse lui può aiutarci!» Si chinò a baciarlo prima sulla fronte e poi sulle labbra. «In ogni caso ti amo più della mia vita e, se vuoi, ti sposerò di nuovo!»
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Ricambiò il bacio e sorrise con più convinzione. «Prima o poi mi spiegherai chi è questo Grouxiem comunque.»
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«Certo, ma...» Gli prese una mano, gli baciò il dorso. «Vuoi sposarmi, Lashrael?»
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Il volto si aprì con un sorriso più luminoso. «Sì,» rispose, prendendo l'altra mano e baciandola a sua volta.

Strange Story - Daw e LashraelDove le storie prendono vita. Scoprilo ora