Un anno dopo
Dovevo aver dimenticato di cambiare l'orario della sveglia. L'orologio segnava le otto meno dieci. Ormai era tardi per la prima ora, non sapendo come tenermi impegnata fino alle nove mi truccai ed entrai nella doccia.
Dieci minuti dopo uscì dal bagno, vagando fino alla mia stanza nel vapore che si era creato. Chiusi la finestra e accostai la tenda, cominciai a vestirmi.
Appena mi girai verso lo specchio che si trovava davanti al letto trasalì, una scritta che stava scomparendo era su di esso. Le goccioline formate dalle lettere umide erano scivolate verso il basso, non aiutando a far apparire il tutto meno inquietante.
Non si leggeva bene, ma già la situazione in sé per sé era sufficientemente assurda.
Camminai verso il mio armadietto, sorrisi, su di esso c'erano dei fiori, molti molti fiori.
"Una margherita per ogni volta che ti ho guardata da quando ti conosco."
Appena lessi il biglietto pensai immediatamente a Luke. Guardata, perché per lui guardare una persona equivaleva a scrutarla, leggerle dentro, e più volte lo sorpresi a fissarmi.
Affianco al biglietto ce n'era un altro, un biglietto aereo. Lo guardai meglio, era un biglietto per l'Australia. Non capì subito, ero un po' confusa.
Alla fine delle lezioni lo aspettai davanti alla porta della sua classe, «una margherita per ogni volta che ti ho guardata» ripetei rileggendo il foglietto, poi risi «stai cambiando, sappilo»
«Mi conviene, no?» disse serio «sto scherzando, idiota» ridacchiò
«Mi hai sorpresa, con le margherite dico»
«Non sono i tuoi fiori preferiti?» disse, mentre uscivamo dall'edificio per raggiungere le rispettive auto
«Sì, certo, lo sono, ma-»
«Non capisco davvero perché sei così sorpresa, ho solo cercato di fare qualcosa di buono per una volta... sono solo dei fiori, Ariana.»
Aggiunse, mi pare anche un po' deluso.
«Stavo solo dicendo che-»
«Non darmi spiegazioni. Stai tranquilla, hai ragione.»
Premette il pulsante della chiave ed aprì la portella, mi fermai davanti a lui mentre chiudeva la portella e metteva in moto.
«Stasera ti chiamo» dissi con la voce fievole, poi sparì in una nuvola di polvere.
--
«Sei arrabbiato con me?»
«Per cosa?»
Tenne lo sguardo distante, come sempre, ma forse questa volta si notava un po' di più. Gli occhi vuoti e il cuore, la pelle candida ghiacciati. Era tutto il giorno che mi evitava, sembrava essersi un po' irritato la mattina precedente.
«Sembravi esserti arrabbiato ieri mattina. Se hai dubitato per un attimo di aver fatto la cosa giusta, ritira i tuoi dubbi e smetti di essere così apatico.»
Posai la mano sulla sua gelida, la ritirò subito, spostandola sullo sterzo «dimenticalo, non è niente», bisbigliò dopo poco, fermandosi ad uno stop.
«Come vuoi..» feci lo stesso, poi silenzio
«Hai visto la nuova professoressa del corso extra di aerobica? è così... strana!» ridacchiai
«Si, somiglia un po' a tua madre» seguì la mia risata, sforzandosi leggermente di apparire meno distratto.
Si, è vero. Anche mia madre è strana. Forse più della professoressa.
«Si, è vero!»
«Siamo arrivati. Ascolta, cercherò di tornare il prima possibile. Fammi sapere come stai, poi.»
Alla fine sorrise e mi baciò la guancia. Non sapevo cosa dire, era tutto intrecciato, incasinato. Avrei voluto spiegargli la reale motivazione per cui avevo preso un appuntamento dal dottore, ma non potevo, non ancora.
Lo salutai ed uscí dall'auto per raggiungere Michael all'entrata dello studio.
«Ma dove va Luke? a me non l'ha detto.»
«Ad Orlando, non so esattamente cosa debba fare lì. Non mi ha detto altro...» alzai le spalle
«Ma sei sicura di volerlo fare senza di lui?»
«Mike, preferirei verificare la cosa con te, che tramite un aggeggio di plastica. Non sono il tipo. E poi non voglio dirlo a Luke, lui non è d'accordo con questa cosa.»
«Bene, andiamo allora.»
Accarezzò la mia spalla destra e varcammo la soglia dello studio del dottore.
«Hey, aspettate, aspettate!»
Mi voltai quando sentì chiamare e riconobbi la voce.
«Cielo, che ci fai qua, Penny?»
Roteai gli occhi, si presentò davanti a noi ansimante per la corsa e si sistemò la borsa sulla spalla.
«Non ho potuto tacere, scusa!» si discolpò il ragazzo
«Okay, okay! entriamo, su.»
Quando entrai mi sorprese vedere una donna e non un uomo come invece mi aveva detto mia sorella. Mi sentì da un lato sollevata, sebbene avessi ancora un grosso senso di colpa nei confronti di Luke.
Le spiegai cosa mi preoccupava e mi chiese di alzare la felpa e stendermi sul lettino.
Mike sorrise al vedere la pelle d'oca formarsi sulla mia pelle a causa della mia pancia scoperta, si sedette accanto a me e poggiò la fronte sul mio braccio. Quasi ci si lasciò cadere sopra, ma nonostante le apparenze non perse il suo sorriso.
Purtroppo, l'ecografia non dava nessun risultato attendibile, perciò la dottoressa decise di provare a farmi delle analisi. Presi un lungo respiro, chiusi gli occhi e lasciai che l'ago entrasse nella mia pelle, provocandomi una strana ma famigliare sensazione allo stomaco. Forse paura.
La dottoressa uscì dalla stanza lasciandomi da sola con Michael per un paio di minuti, per ritirare i risultati.
«Sei spaventato?» lo schernì, facendo a braccia conserte su e giù per la stanza
«Mh no, no» scosse la testa
«Sei più spaventato di me.»
«Sì, è vero» emise un breve sospiro, interrotto dal cigolio della porta che si apriva
«Allora» la donna poggiò i fogli sulla scrivania e si posizionò davanti a noi, appoggiata su di essa «ho già controllato e,» sorrise «diventerete genitori»
Michael si lasciò sopraffare dalla gioia, tanto che sembrava esasperato «Umh, io credo che ci sia stato un errore. Dai, insomma, non è possibile!»
«No, nono! lui non centra nulla con questo!» aggiunsi ridendo. La dottoressa rispose a Mike, ignorando me...
«Le analisi parlano chiaro, la signorina è incinta da circa due mesi.»
[...]
«Come è andata?»
«Perché? cosa?» chiesi scettica, Luke mi guardò preoccupato
«Col dottore, no? perché avevi urgente bisogno di andarci?»
«Ah, si! nulla, un problema col mio ciclo. Ho risolto.»
Annuì e tornò alle sue cose al computer. Ormai sembrava che vivessimo insieme. Passava qualcosa tipo sei giorni su sette a casa mia.
«Vieni qua» sentenziò, quando si accorse che stavo fissando un punto impreciso, presa da chissà quale pensiero.
Senza oppormi feci come aveva detto e mi stesi fra le sue gambe, poggiando la testa sulla sua pancia.
STAI LEGGENDO
Unpredictable » [LH,AG]
Fanfiction«Mi ha insegnato chi sono; lui è stato l'eccezione. La prova che due corpi possono fondersi in un'unica anima, che viaggiare in due rende la meta meno lontana e più raggiungibile, che non sempre la vittima è chi abbiamo la certezza che sia. E che n...
![Unpredictable » [LH,AG]](https://img.wattpad.com/cover/31432018-64-k418295.jpg)