Capitolo 21

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«Adoro come ti sta quello skinny.»

Luke era dietro di me, si sfilò il casco della tuta ed incurvò le labbra in un sorriso enorme. Uno di quelli a cui non puoi resistere, uno dei suoi sorrisi. Riscaldava la stanza, e in qualche modo mi riscaldava il cuore. Lo stavo aspettando da qualche minuto nello spogliatoio, da sola per fortuna. Forse aveva intuito che ero lì, dato che fu il primo ad entrare.

«Sei stato bravissimo!»

Gli saltai al collo, senza controllarmi, e lo strinsi. Aveva giocato davvero bene.

Il gruppo dei ragazzi che entrarono sghignazzando mi squadrarono finché non uscì un minuto dopo, infastidita dall'ignoranza del genere maschile.

Uscì dallo spogliatoio cambiato, mi piaceva con la tuta addosso. Avevo sempre avuto un debole per i giocatori di football, con quella grossa imbottitura sulle spalle e lo strano portamento alla Rubeus Hagrid.
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«Come chiamerai il tuo cane?»

domandò, mentre chiudevo finalmente i libri. Avendo poco tempo a disposizione avevo passato il week-end, a parte venerdì, ad anticiparmi lo studio.

«Lo chiamerò Sirius.»

«Sirius, sei seria?» rise

«Mai come ora. Sirius Black, è nero il suo pelo, o sbaglio?»

«No no, non ti sbagli. Devo ammettere che hai la fantasia di un armadillo.»

«Vado io» risposi dopo, prendendo in mano la mia tazza di caffé ed alzandomi di fretta dal mio letto per aprire la porta.

«Hai un minuto?»

Chiese mamma, non sembrava avere la solita espressione piena di sé. Degludì e mi spostai mettendo insieme tutta la calma che mi rimaneva. Mi rivolse un piccolo sorriso e si sedette su una delle sedie che si trovavano davanti all'isolotto. Fece un altro sorriso quando vide il vaso con i fiori, spostò lo sguardo sul pavimento imbarazzata. Cominciò a parlare, mi chiese della scuola, e anche di Luke. Alla fine, aggiunse che c’erano state delle modifiche ed io avrei portato le fedi al matrimonio, mentre Jennette avrebbe tenuto il velo della sorella. Restai in silenzio per un po', a pensare alla scenata che mi avrebbe fatto quest'ultima quando lo avrebbe saputo.

Luke scese al piano di sotto salutando me e mamma, disse che doveva andare da un suo amico che l'aveva chiamato. Mia madre ne approfittò ed andò via insieme a lui, quindi rimasi da sola.

Un'ora dopo il mio telefono vibrò, c'era un messaggio da Brent, un ragazzo del mio corso di Inglese. Chiese se avevo voglia di uscire. Non avevo molta voglia di uscire, avrei preferito restare a casa. Avrei cambiato la disposizione dei mobili della camera degli ospiti prima che il giorno dopo sarei tornata alla scuola e al lavoro, ma alla fine accettai. Ci avrei messo solo qualche minuto per spostare tutto, lo avrei fatto l’indomani.

Mezz'ora dopo, alle nove, Brent passò a prendermi con l'intenzione di farmi vedere un nuovo ristorante.

«No, no. Ti prego. Niente romanticismo, fa' finta che sia diabetica. O peggio, vedova.»

«Va bene,» scoppiò a ridere tenendo una mano salda sul volante ed una sulle marce «ti porto a mangiare però, almeno su questo ci ho azzeccato vero?»

«Al primo colpo, complimenti!»

Per un paio di minuti la musica che proveniva dalla radio accesa fu l’unica cosa a spezzare il rumore dei rispettivi respiri. Brent spostò la mano che era sulle marce, la spostò sulla mia gamba e schiuse le labbra. Trasalì, la riportai sulle marce, tenendo un sorriso del tutto sarcastico.

LUKE'S POV

Ariana aveva detto che sarebbe tornata presto, ma erano passate tre buone ore ed io non sapevo davvero cosa ancora ci facessi a casa sua ad aspettarla. Non sapevo dove fosse, e nemmeno con chi, se l'avessi saputo sarei uscito io con lei. Anche perché le sue amiche non erano con lei e ciò significava che era uscita con un ragazzo, di sicuro con quel ragazzino dell'università. E non volevo che uscisse con lui, o con qualsiasi altro ragazzo, non lo sopportavo, ed odiavo non sopportare che lei si facesse una cazzo di vita senza di me. Perché io non avrei saputo vedere la mia senza di lei, e la consapevolezza che per lei non era lo stesso mi deprimeva alquanto. Per lo meno non ero da solo. Ashton voleva chiederle scusa per averle voltato le spalle ed aveva approfittato del mio doppione della chiave di casa di Ariana per aspettare lì che tornasse.

Sentì la porta d'ingresso emettere un rumore, come se fosse stata chiusa. Saltai fuori dalle coperte e corsi al piano di sotto. Avrei voluto poterle dire che mi era mancato osservarla mentre ragionava su una delle sue insensate teorie sugli uomini, ma non potevo, no. Oppure quando canticchiava, o quando studiava, quando prepara la cena nonostante fosse un disastro in cucina, mi piaceva il fatto che ci provasse. Era questo che mi piaceva di lei, il fatto che desse un'opportunità ad un caso perso senza paura o vergogna di mostrare un risultato pessimo, perché credeva che l'importante fosse buttarsi e provarci.

«Cia-» cominciai a dire, ma si sovrappose alla mia voce, Ashton scese con calma le scale ma lei sembrò ignorarlo

«Ti odio, Luke!»

Per un attimo mi feci assalire dai sensi di colpa, non riuscì a muovere un muscolo, non volevo che ricominciasse ad odiarmi come prima. Non poteva, non adesso.

«Ti odio perché mi segui ovunque, perché sei in ogni minimo gesto che compio e in ogni cosa che dico. Ti vedo ovunque e ti sogno una notte si e quella dopo pure, e odio il fatto che la mia insonnia sparisca solo quando dormi con me, perché, diamine, odio dipendere da qualcuno! per non parlare di com'è andata questa sera, oh, no. Ti ho anche citato, sai? Brent mi guardava come se fossi afflitta da qualche problema, e ogni volta che si avvicinava- lui aveva un profumo simile al tuo. Ho inventato di avere mal di stomaco per farmi riportare a casa. Lo odio, odio il fatto che ho dovuto mentire ad un ragazzo dolcissimo perché in realtà non mi interessava. Odio anche te e il tuo profumo» riprese fiato, rimasi con la bocca socchiusa «tutto quello a cui avevo lavorato per mesi e mesi si è distrutto non appena sei entrato in casa mia la scorsa estate. E, cazzo, tu non puoi fare così, Luke, non puoi arrivare e stravolgere la mia vita come se niente fosse. Avevo degli schemi, un programma, e tu hai distrutto tutto. Ah, e mi opporrò al tuo sorriso fino alla morte, non puoi sorridere» disse mentre mi schiaffeggiava in punti a caso, stavo cercando di abbracciarla da quando aveva cominciato a parlare, ma mi scansava

«Io-»

«Zitto fammi finire!»
«Io ti odio sul serio, ti odio con tutto il cuore. Non ho mai odiato nessuno quanto odio te. Ti odio perché fai parte di me e della mia vita più di chiunque altro. Ti odio perché, adesso, conti davvero troppo per me. Ti odio perché... non so, ti odio e basta! O forse ti odio perché ti amo.»

Concluse, lasciandomi senza parole, senza nessun pensiero per la testa. Nessun'osservazione o parere. Silenzio, silenzio da parte di Ashton, scioccato, silenzio nella stanza e nella mia testa. Paralizzato nello stesso punto fisso, io che avrei voluto farle un monologo lunghissimo e organizzato nei minimi dettagli per ore, mi ritrovavo a fissarla senza fiatare.

«Sai, ho pianificato un lungo discorso per molto tempo, cercando di utilizzare le giuste parole che ti avrebbero fatta arrivare velocemente al concetto senza farti fraintendere. Ma sai una cosa? quello che hai detto tu è molto più chiaro e conciso. Forse non tanto conciso... Anche io ti odio, Ariana. Ti odio perché sei un casino e non cambi, e le cose semplici non mi piacciono.»

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salvete puerorum

sto soffrendo, piango da dieci minuti per colpa di una fanfiction che è finita di merda. Volevo solo preparare psicologicamente i superstiti di questa fanfiction al fatto che anche questa avrà i suoi casini e che al 60%(?) non avrà un lieto fine. Diciamo che se tutto va come previsto, perché ho già in mente buona parte di quello che scriverò, potrebbe finire male. Non cercatemi per uccidermi perché io vivibi:3

-Sara🌙

INSANITY È LA FANFICTION PIÙ BELLA CHE ABBIA MAI LETTO CIAO.

Unpredictable » [LH,AG]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora