Capitolo 35

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«Luke?» Lo chiamai ancora, annoiata, mentre fissavo il soffitto stesa accanto a lui sul letto.
Eravamo arrivati a Durham, la città, a mio parere, più bella dell'Inghilterra. Ci eravamo sistemati in un albergo piuttosto tranquillo, solo che Luke voleva dormire mentre io no. Avevo paura di uscire da sola anche solo per fare una passeggiata, di lasciare Luke da solo. Da quando aveva fatto quella telefonata avevo paura di andare in qualsiasi posto ed essere riconosciuta. A quell'ora la pattuglia di Newcastle era sicuramente stata informata e Durham non era situata nemmeno molto lontano, per cui eravamo il bersaglio più facilmente rintracciabile che la polizia avesse mai avuto. «Dimmi, Ariana.» rispose per la terza volta, «Adesso cosa faremo?» Luke sbuffò incerto e scosse la testa. «Resteremo qui finché non ce lo dirà Mike, ho preparato un programma di cose da fare per non annoiarci. Ma credo che dovresti seriamente dormire, domani mattina andremo a visitare la Cattedrale di Durham e domani sera andremo a cena.», «No ti prego, non a cena. Odio i ristoranti.» replicai, «Lo so, infatti andiamo a mangiare la pizza.» ridacchiò, mi lasciò un bacio sul naso e si voltò per dormire.

Esattamente un'ora dopo, alle sei del mattino, ero ancora sveglia, a fissare Luke che dormiva beato. Mi alzai, feci una doccia, mi cambiai e scesi per fare colazione. Prima di risalire mi feci preparare un vassoio per Luke, lo lasciai in camera e feci un giro per l'albergo. Mi persi, ovviamente, e sbagliai corridoio più o meno tre volte prima di trovare quello della mia stanza, però almeno ci riuscì. Quando tornai Luke stava ancora dormendo. Mi stesi accanto a lui con l'intenzione di svegliarlo a forza di ronzii nelle orecchie, ma andò a finire che io mi addormentai e lui si svegliò, si preparò e svegliò me buttandomi dell'acqua addosso. Che dire, romantico.

Passammo la giornata in giro per la città e di sera mi portò in un ristorante, come mi aveva promesso che non avrebbe fatto. Ci sedemmo, mangiammo, e alla fine cambiò espressione e abbassò lo sguardo.

«Cosa c'è?» gli chiesi, «Ho pensato ad una cosa.», «Dimmela allora.» aggiunsi sorridente. Non so perché ma percepivo qualcosa di non descrivibile. Era strano Luke, più del solito. «C'è un modo per far finire tutto questo, ho una soluzione.», «Bene, almeno potremo evitare di continuare a nasconderci come dei fuggitivi e riprendere a vivere normalmente..», «Sposarci.»
Schiusi le labbra per dire qualsiasi cosa ma non ci riuscì. Non ero certo contro il matrimonio, ma nemmeno tanto propensa a sposarmi a quell'età e per di più per fare un dispetto a mio fratello. Nemmeno Luke era uno da matrimonio, eppure sembrava disposto a sposarmi pur di non dividersi da me. «Luke...» presi un lungo sospiro ma mi anticipò, «So quello che stai per dire. So che non è il modo giusto e so che probabilmente non sarò nemmeno io la persona che dovrebbe sposarti-», «No, no. È solo che io credo che questo peggiorerebbe ulteriormente la situazione. Parliamone con Mike per tastare il terreno, e poi prenderemo la decisione più opportuna.» Annuì in accordo.
Se non fosse stato per le circostanze trovavo l'idea del matrimonio una genialata, visto e considerato che, in quanto sua moglie e quindi donna dipendente solo da lui, avrei potuto seguirlo ovunque senza essere stalkerata da mio fratello maggiore.

«A proposito di Mike..» disse a voce bassa, estraendo il cellulare dalla tasca ed accendendolo. Controllò se ci fossero chiamate perse di Michael, e così fu. Lo rispense ignorando la chiamata e tornò a guardarmi. Lo guardai interrogativa mentre portavo un bicchiere di acqua frizzante alla bocca. «Non lo chiami?», «Lo chiamerò dopo da una cabina telefonica.», «Giusto.» roteai lo sguardo.
Si stava facendo tutto troppo pesante per me. Se fossi stata da sola credo che avrei perso tempo prima la forza di continuare a scappare da un paese all'altro.

La chiamata con Michael fu breve. Ci disse che erano andati a casa nostra ma che non avevano trovato nulla che riguardasse noi, credevano che fosse la casa di una coppia di anziani, ossia i veri proprietari di quella casa. Però c'erano i nostri vestiti e tutte le nostre cose, e non potevo fare a meno di chiedermi come avessero potuto ignorarli. Ci disse anche che dovevamo tornare il prima possibile a casa, così preparammo tutto e la sera dopo ripartimmo.

Unpredictable » [LH,AG]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora