Capitolo 43

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“Complimenti.” disse Frankie sarcastico, non appena rispose alla chiamata; “Davvero, questa volta ti sei superata.” continuò. “Non volevo-”, “Non volevi che venissi a sapere che ti sei sposata perché avevi paura che Luke venisse a sapere-”, “No, sai perché non te l'ho detto? Perché sono stata peggio in questi mesi a scappare da te che in tutti i miei dannati venti anni! Ti odiavo, Frankie!”, “Spero che questa non sia davvero tu, perché se lo sei, sappi che sei una persona davvero orribile.” Riagganciò.
Sospirai nervosamente e cercai un modo per riparare a quello che avevo combinato con Frankie. Non potevo permettermi di perdere Luke proprio quando tutto andava relativamente bene, tantomeno per colpa di Frankie che si improvvisava il deus ex machina della situazione.
«È tutto a posto? Ti ho sentita sbraitare.» mi domandò Luke dopo essere uscito dalla doccia dieci minuti dopo. «Sì, parlavo con Penny.» gli sorrisi seduta sul suo letto. Si avvicinò ai piedi del letto per infilarsi la maglietta che avevo accanto, voltato di spalle rispetto a me. Luke e i muscoli, Ariana e la bava. Semplice ma concreto.
Gli indicai di avvicinarsi, ma non si sedette. Lo abbracciai, sorrise appena, mostrando la fossetta. «Dove vuoi andare?», «Stavo per dirti che ho mal di stomaco, non mi va di uscire. Ti dispiace?», «Oh, nono. Ti preparo una camomilla.», «No, ti prego. Sai che odio la camomilla.», «Zitto e stenditi.» Uscì dalla stanza ridacchiando e scesi in cucina. C’eravamo solo noi e Ben in casa, che stava studiando. «Perché ti sei alzato?» sorrisi voltata verso la cucina, prendendo la mano di Luke che mi stava abbracciando. «Cerca di stare steso o almeno seduto se-» appena mi voltai mi bloccai e schiusi le labbra sorpresa. «Ben, credevo stessi studiando.» Balbettai avvicinandomi più alla cucina, ma lui non rispose, si avvicinò sempre più pericolosamente fin quando non lo vidi allontanarsi di scatto. «Ringrazia il DNA che condividiamo se non tocco il tuo visetto pallido con queste.» Fece Luke, indicando le sue nocche. Ben provò a dire qualcosa ma venne interrotto ancora da suo fratello. «Non mi interessa quello che hai da dire. Non permetterti mai più di fare una cosa simile.»
Spense il microonde con la sua tazza dentro e mi trascinò letteralmente per mano di sopra. «Luke, lasciami!» ritirai la mia mano dalla sua violentemente, dato che ci stavo provando da un po' ma non mi permetteva di farlo. «Cosa ti prende?» Sbottai, mi guardò in cagnesco per poi rivoltarsi dal lato opposto senza fiatare. «È per tuo fratello?», «Anche. Cosa ci facevi lì immobile come un ologramma? Se non fossi arrivato cosa sarebbe successo?», «Niente Luke! Cosa sarebbe dovuto succedere? Vedi cose dove evidentemente non ci sono!», «Non ce la faccio più a stare in questo posto.» Si alzò di scatto dal letto e sbattè la valigia su di esso, cominciando a gettarci dentro roba a caso dall'armadio. «Cosa stai facendo?», «Le feste sono passate e, come avevamo già detto, è meglio se torniamo a casa prima che anche mio fratello si metta tra di noi.», «Luke io non posso tornare a casa adesso. Non possiamo aspettare la fine delle vacanze?», «Perché non puoi tornare a casa adesso? È tutto un casino qua, cos'altro deve succedere per fartene accorgere?», «Ho delle cose da risolvere, ma non fare domande, perfavore..», «Qui non c'è nulla da risolvere Ariana! Lo vedi che cosa stiamo facendo? Per quale motivo stiamo litigando, lo sai? Te lo dico io, è l'atmosfera di questa maledetta città!» Chiuse la valigia e prese un borsone, riempendolo con alcune cose necessarie durante il volo. «Io non voglio litigare, mai cosa? Se ci tieni così tanto ad andartene, fallo! Io lo farò quando lo riterrò opportuno.» Feci, per poi sbattere la porta e chiudermi in bagno. «Sono io a darti fastidio.» Entrò in bagno più calmo, con l'espressione convinta di uno che aveva capito qualcosa. «Sono io il problema, non è così? C'è qualcun'altro nella tua vita. Sì, adesso è tutto chiaro!», «Tu stai delirando, calmati!», «Scommetto che è quello stronzo del tuo amico Jamie.», «Luke ma che cazzo dici? Ma ti senti quando parli?», «No. -riprese con l'espressione di prima- è Ben. È lui, certo! Ho notato dal primo giorno in cui vi siete incontrati come ti guardava quando si è praticamente precipitato sulla tua mano per prendere la caraffa a mio padre, quando ti sbavava dietro in camera con la scusa del cuscino, e prima, che ti veniva piano piano addosso e tu eri impassibile. Bene.» Mi rivolse velocemente una faccia schifata e trascinò in fretta il suo bagaglio giù per le scale. «Luke, non è vero! -gli corsi dietro- Aspetta, andiamo a casa dei miei, faccio la valigia e andiamo via insieme!»
Si fermò davanti alla porta. Guardai chi c'era davanti a lui. Frankie entrò prepotentemente in casa e mi guardò, poi guardò la valigia di Luke. «Glielo hai già detto?», «Vattene.» Gli urlai, ma ciò, naturalmente, non servì a nulla. «Certo, ne abbiamo appena finito di parlare.» Esclamò Luke, ridacchiando sarcasticamente. «Hai fatto bene a dirglielo.» Guardai Frankie poco convinta, e forse fu questo a farlo dubitare. «Diglielo, Ariana.», «Luke...», «È meglio se entri.» aggiunse mio fratello, aspettando che Luke, titubante, entrasse in casa.

Unpredictable » [LH,AG]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora