Capitolo 26

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***
«Mi ha detto di prendere degli ansiolitici, sono ansiosa. Assurdo.»

Sbuffai, alzando le mani in segno di frustrazione. Luke roteò lo sguardo

«Non prendere tutto così a male, è anche vero che sei ansiosa.»

«Si ma non è così grave, Luke. La mia ansia è.. normale.»

«Prendi tutto sempre troppo sul personale, il mondo è pieno di gente ansiosa, che cazzo!»

«Ma il fatto è che quelle cose sono successe davvero, e facendo così sia tu che quel tipo mi state facendo passare per una pazza!»

«Va bene, basta, andiamo via. Andiamo dai tuoi, ti vogliono vedere, okay?»

Annuì, cominciò a guidare lontano dallo studio del dottore. I miei genitori si erano già trasferiti nella casa al mare di Miami, l'anno precedente non l'avevano fatto. Anche mia sorella e suo marito erano con loro.
[...]
«Vieni con noi a pranzar- Non ti senti bene?»

«Sono solo stanca, lasciami stare papà.»

Papà mi sorrise beffardo sedendosi su letto ai miei piedi, «sei sicura di essere solo.. stanca? è da tipo un mese che sei parecchio strana» spostò lo sguardo sulla mia mano, che era sulla mia pancia. Corrugò lo sguardo «tu non stai bene, non è vero?»

«Papà, è solo un mal di pancia.»

«Anche Luke ti trova stra-»

«Posso parlarti?» Luke irruppe in camera, e non sembrava tranquillo. Scettica mi alzai lanciando uno sguardo a mio padre, confusa quanto lui, e camminai dietro Luke fino alla spiaggia

«Avevi intenzione di nascondermelo per molto ancora?»

«Di che stai parlando?» finsi, sistemandomi i capelli scompigliati dal vento

«Di che sto parlando? mi prendi in giro? sul serio, non mi aspettavo che saresti riuscita a farmi una cosa del genere!»

«Oh» quasi sussurrai «avrei voluto dirtelo due settimane fa, quando sono and-»

«Quando sei andata dal ginecologo con Michael, mentre io ero fuori città per fare a te una sorpresa e la dottoressa ha detto a lui di mio figlio. È lui il tuo ragazzo, è suo questo bambino? o hai deciso di lasciare me per lui? perché se è così, va bene, ma dimmelo subito!»

Lo pregai di smettere di gridare, ma non lo fece. Era intrattabile, i suoi occhi sembravano andare a fuoco. Ogni parola che usciva dalle sue labbra tagliava sempre più a fondo, da qualche parte dentro di me. Ed io, davanti a lui a truciolarmi nei miei sensi di colpa, in silenzio, perché sapevo che ogni parola poteva essere letale, avrebbe fatto del male solo a me. Come lui avrebbe potuto farmene in quel momento, acciecato dalle stronzate che gli avevano sparato in testa.
Non c'era nulla da dire, nemmeno il più sottile dei miei bisbigli di scuse avrebbe potuto salvarmi da ciò che era diventato lui, come da quella situazione. Parole che non passavano dalla mia testa, non mi davano il tempo di analizzarle, che subito sparivano, per cedere il loro posto a delle altre sicuramente più pesanti. Come se tutta la sua rabbia, in quel momento, fosse incrementata su di me, come se volesse riempirmi la testa con le sue considerazioni fino a farla scoppiare, fino a che non avrei smesso di sopportarle e avrei ceduto davanti a lui. Debole.
È sempre stato bravo ad imprecarmi contro, ma mai lo aveva fatto così violentemente. Credetti che, quella volta, avevo veramente esagerato. E me ne pentì, Dio se me ne pentì, ma ormai era troppo tardi.

«Davvero non hai niente da dire?»

«Luke io ho cercato di dirtelo, anche Michael mi aveva detto che sarebbe stato meglio se l'avessi saputo, ma non ho avuto coraggio. Sapevo che per te è già molto legarti ad una persona come hai fatto con me e che non avresti accettato anche un figlio. Soprattutto da una relazione instabile come la nostra.»

Non riuscì a finire che mi voltò le spalle camminando verso l'entrata di casa

«Infatti è così, ma ero sicuro che se fosse successo me lo avresti detto. Non stiamo parlando di scegliere il colore di una felpa, o il tipo di pizza da comprare il venerdì sera, stiamo parlando di un bamb-»

«Un...?» continuò mio fratello, venuto da chissà dove, e senza la sua ragazza

Il ragazzo biondo sbuffò, portandosi le mani sul viso ed entrando in casa. Frankie gli andò dietro ordinandomi di andare in camera mia, non lo ascoltai, bloccando i suoi movimenti e chiedendogli di lasciar perdere. Lui fece lo stesso con me, mi ignorò, e seguì Luke fino alla stanza degli ospiti in cui lo aveva spedito mio padre per impedirgli di dormire con me.

Mi stesi sul letto e poco dopo tutti uscirono, lasciandomi con Luke e Frankie, che ricominciarono a litigare. Avrei voluto poter fare qualcosa, ma dato che sapevo benissimo che non avrei potuto fare nulla, restai stesa ad ascoltare le loro urla per non peggiorare ulteriormente la cosa. Ad un certo punto, però, non ce la feci più. Mi alzai, aprì la porta e gli trovai davanti a me in corridoio, l'uno di fronte all'altro. Mi appoggiai all'uscio della porta, scettica se intervenire o aspettare ancora un po' in modo che si calmassero. Decisi di intervenire, ed urlai loro di smettere di litigare.

«Siete due adulti, mi pare» continuai, osservata dai due «allora smettete di farmi credere che non sia così. Basta urlare come due poppanti che rivendicano la propria automobilina. Se proprio dovete discuterne fatelo civilmente perfavore, siete ridicoli!»

«In tutta sincerità, Ariana, -mi guardò tranquillo mio fratello- non voglio che frequenti più Luke. Ecco tutto.»

«Tu non puoi più decidere proprio niente riguardo la mia vita» ridacchiai sarcastica, Frankie mi fulminò con lo sguardo, mentre Luke assisteva in silenzio.

«Da ora in avanti, posso farlo.»

«Ma per favore, smettila.»

«Il fatto che tu abbia vent'anni non significa che sia particolarmente propenso ad accettare le tue scelte.»

«Scelte? sicuramente non ho bisogno del tuo consenso o della tua approvazione! Cerca di non vivere tu la mia vita, perché appunto, è mia.»

«Ariana.»

«Senti ti capisco, sei solo un po' scioccato per questa notizia, ma ragiona. Nella tua pancia c'è solo cibo, nella mia c'è un bambino.»

«L'ho fatto, ma adesso basta. Sei cambiata, ti stai isolando da tutti. E lui- guardò Luke, poi tornò su di me- ha superato il mio limite di sopportazione, questo è davvero troppo.»

«Basta, Frankie» alzai gli occhi al cielo, sperando che smettesse di comportarsi in quel modo «è colpa di entrambi. Lui lo ha appena saputo...»

«No, ha ragione lui» aggiunse Luke «avrà le sue ragioni, ma come sai anche io ho le mie.» finì la frase entrando in camera e buttando sul letto un borsone

«Aspetta, che significa, scusa? credo di aver appena frainteso tutto. Tu mi stai lasciando qui insieme ad un fardello da risolvere e senza muovere un dito per aiutarmi?»

«Sei riuscita a nascondermi tutto per più di due mesi, e non riesci a darmi ventiquattro ore per elaborare la cosa?»

«Certo» dissi sarcastica, alzando le braccia

Mi guardò, non parlò. Sembrò pensarci per un attimo, ma dopo prese la borsa in spalla ed uscì da casa mia.

«Questo è un modo alternativo per dirmi che stai bocciando l'idea di tenere il bambino, vero?»

«Non so nemmeno io cosa voglio, Ariana. Non so chi sono, non so chi sei, non ti riconosco più. Non so perché sono qui. So solo che è meglio se vado via, non voglio fare casini, sono già un casino io.»

Chiuse la portella, dividendomi ufficialmente da lui. Mise in moto, sospirò lanciandomi un ultimo sguardo ed uscì dal cancello.
Saremo potuti essere un casino insieme, ma poi andò via.

Unpredictable » [LH,AG]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora