Rimase sveglio fino l'alba. Lui osservava me, io immaginavo quale espressione potesse aver assunto in quel momento. Magari mentre spostavo il braccio verso il suo sorrideva, e cercavo di riprodurre con la mente il suo sorriso. Guardava due mani che si tenevano, il mio torace salire e scendere più velocemente per paura di poter essere scoperta sveglia quando poggiava la mano sul mio fianco.
Ore passate a meditare a tutto ciò che, mesi fa, non avrebbe accennato ad avvenire.
Mi alzai, mi cambiai e scesi a preparare la colazione. Luke non era in casa, era andato via presto e non si era fatto sentire.
Ero tranquilla, quasi infastidita dalla troppa pace. Un silenzio assordante, troppa solitudine paradossalmente indesiderata.
Passai metà mattinata in cucina. Devo dire che stavo parecchio migliorando ai fornelli, ed esercitarmi non mi faceva di certo male.
Erano passate quattro ore e ancora niente Luke, considerando che avevo continuato a chiamarlo, ero davvero incazzata e in ansia per lui. Oltre tutto non potevo pranzare senza di lui, mamma credeva che si dovesse pranzare insieme e ormai ero abituata così. O tutti, o nessuno. Era così da quando avevo memoria. E poi non volevo pranzare senza di lui.
«Scusami, c’era traffico. Avevo solo bisogno di stare un po’ da solo..»
Strillò dall'entrata, un paio di minuti dopo dimezzò un sorriso presentandosi in cucina. Rimasi di spalle verso i fornelli, si avvicinò e mi piantò un bacio sulla guancia. Stava per allontanarsi, ma lo bloccai.
«Dovrei picchiarti, adesso.»
«Che ho fatto?»
Si accigliò, abbracciandomi dai fianchi. Sbuffai, si staccò e lo guardai.
Cazzo, è così bello.
«Dove sei stato? ti ho chiamato tantissime volte!»
«Emh..» si poggiò al piano cottura, si grattò la nuca respirando profondamente «stavo facendo un giro in autobus, verso la spiaggia, ma poi ho incontrato una mia vecchia amica che non vedevo da tanto e ci siamo fermati a parlare.»
*contraddirsi da soli*
«Non avevi detto che volevi stare da solo?» alzai un sopracciglio «guarda che non succede nulla se mi dici che sei uscito con quella ragazza. Non è mica un crimine o roba simile...»
«No, no. Davvero, l'ho incontrata.»
«Comunque, ti va di andare da qualche parte?»
«Tipo?» domandai alle prese con le lasagne
«Tipo... non lo so, al mare, dove vuoi.»
«Sinceramente non mi va di uscire oggi, Luke, scusa. Mi sento un po’.. stordita, forse.»
Luke annuì, sembrava perplesso o qualcosa del genere.
Mi chiusi in camera per un paio d’ore davanti al computer, alla fine saltai il pranzo e probabilmente anche Luke lo fece. Nessuno entrò in camera o bussò, sembrava si fossero dimenticati di me. Non sentivo rumori, pensavo che Luke fosse uscito.
È passato un mese esatto da quando i miei genitori erano andati via, a breve avrei dovuto ricevere una loro chiamata. Luke era andato via da casa mia da forse cinque o sei giorni, ma la sera prima era rimasto da me. Era un po’ ubriaco, così si presentò sotto casa mia e cominciò a cantare una canzone di Ed Sheeran. Il problema era che l’aveva talmente storpiata che non si capiva di quale canzone si trattasse. Per evitargli ulteriori figure di merda lo feci entrare a casa e approfittò della sbornia per scusarsi per ciò che aveva detto durante le litigate dei giorni precedenti.
Guardando una puntata di Grey's Anatomy mi misi a riflettere sulla sera della festa a Miami di due giorni prima. Non ricordavo quasi nulla, ero tipo non poco ubriaca, tutti lo eravamo, ma c’era una cosa che mi istigava a provare a ricordare.
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Unpredictable » [LH,AG]
Fanfiction«Mi ha insegnato chi sono; lui è stato l'eccezione. La prova che due corpi possono fondersi in un'unica anima, che viaggiare in due rende la meta meno lontana e più raggiungibile, che non sempre la vittima è chi abbiamo la certezza che sia. E che n...
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