Capitolo 6

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***

«Dici che manca molto?»

Mi strinsi nel felpone di Frankie allungandone le maniche per coprirmi di più. Sembrava distaccato mentre poggiava la testa all'indietro sulla panchina.

«Sono passate tre settimane. Ne rimarranno circa altre tre o quattro.»

Luke rispose dopo l'ultimo tiro dalla sua sigaretta.
Diciamo che lui era un caso indistinto di quella roba, e non solo di quella. Poteva non sembrare un fumatore quanto poteva sembrarlo. Se ti concedevi un po' di tempo per osservarlo, notavi quanto adorabile e spaventoso potesse essere.

«Devi spiegarmi una cosa, Ariana.»

Annuì alzando le spalle, spinsi le gambe contro il petto sulla panchina del giardino. Accanto a lui.

«La fai apposta? Ad ipnotizzare le persone usando due occhi marroni, a comportarti come.. così.»

Questa volta domandò lui. Spense la cicca e tornò a guardarmi come a riformularmelo.

«Sono neri. Come i tuoi.»

Lo corressi. Non disse nulla, schiuse le labbra, ma lo precedetti.

«Per tanti anni sono stata un'altra persona, e non mi piaceva la cosa. Adesso sono solo ciò che sono, è tutto meccanico. Non mi controllo, faccio quello che mi pare, dico quello che mi passa per la testa. È una sensazione che non potrai mai capire se non ci provi, è una scarica di adrenalina continua. Rischi qualsiasi cosa, ma mostri alla gente che non hai paura di mostrare come sei fatto davvero, e questo fa onore. Chiunque non accetti cosa faccio o penso, è il benvenuto nella lista di quelli di cui non me ne frega un cazzo.»

Nessuno mi aveva mai fatto una domanda simile sulla mia personalità. Avrei avuto da farne anch'io, su di lui, dico.
Ma anche su di me, ultimamente non capivo veramente cosa ci fosse di sbagliato in me.

«Io lo vedo.»

«Cosa?»

Ammetto di essere abbastanza vaga quando porto un discorso, sembrava totalmente confuso.

«I tuoi occhi, non sono azzurri. C'è qualcosa sulla superfice. Come una secchiata di nero in mezzo al mare.»

Curioso, però, lui dice questo di me quando io penso lo stesso di lui.

Spostai gli occhi sulla strada per non vederlo, per non avere un contatto visivo con lui. Non volevo guardare due pupille che racchiudevano vuoto e caos.

«Per questo non mi guardi? Hai paura?»

Si schiarì la voce, pensai ad un miliardo di scuse, ma alla fine lasciai perdere.

«Io ho molte più paure di quante tu possa immaginarne, Luke. Avrò anche paura del buio, del silenzio, dei clown, degli aghi, del futuro, l'imprevedibile. Ma non ho paura di te. Non riusciresti mai a farmi del male, moralmente o fisicamente.. In linea di massima ho paura del tuo sorriso.»

«Tutti hanno i loro demoni. Anche da ben svegli o dormendo. Non guardare il lato bianco di me, di tutti, sarebbe solo una mezza verità. Guarda sempre la gente con una completa veduta.»

Il modo in cui mi stava guardando mi faceva sentire parecchio in imbarazzo, eppure sapevo di conoscerlo abbastanza bene. O almeno lo credevo.

«Che intendi?» ripetei calma, spostandomi i capelli dietro l'orecchio.

«Lascia stare.»

«Non lasciare che la parte meno buona si mescoli con quella buona e ti stravolga la vita. Sii l'unico a guidare la tua volontà.» conclusi.
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Mi sedetti al computer per passare sulla chiavetta alcune foto di Luke ed Asher, ne avevamo scattate alcune. In una c'ero anch'io.

Adoravo le foto. La realtà si ferma e sei troppo occupato a rendere quel momento unico per chiederti se stai sorridendo perché sei felice. Per preoccuparti del fatto che un giorno quello potrebbe trasformarsi in un ricordo doloroso.

Ricordi, ovunque intorno a me.
Dal più felice al più spiacevole. Dai miei fratelli, la mia famiglia ai miei amici, e mio nonno. Dalla mia infanzia al giorno della festa di diploma. Mura ricoperte di sorrisi e lacrime, di risate e giornate no.
Sebbene rivedere tutto faccia davvero male, è l'unica cosa a riportarmi all'origine di tutto. Ai sorrisi durante lo scatto. Qualche volta scappa un sorriso, e talvolta una lacrima. Perché fa male sapere di non poter riavvolgere il nastro per provare ad essere migliori, sapendo cosa ti aspetta dopo.

Premetti il pulsante della stampante, stampai la foto e la aggiunsi agli altri ricordi.
La riguardai per un attimo, sorrisi.

«Posso averla?»

«Cosa?»
«Oh» spostai ancora lo sguardo sulla foto fingendo di cadere dalle nuvole, sperando che ciò mi aiutasse a non sembrare una povera demente che fissava un Luke Hemmings cartaceo «certo.»

La staccai porgendogliela. Non alzai lo sguardo finchè non la prese e si spostò per mettere insieme alle sue cose.

«Sei tu?»

Si avvicinò alla parete. Sorridendo lo affiancai, sfiorai con le dita la foto che aveva indicato, quasi a rivivere quel momento.

«Scritte su queste mura ci sono le storie che non so raccontare.»

«Vedi quell'uomo lì, quello che mi abbraccia nella terza foto? ecco, quella è la persona che io ho amato di più in questa vita. Lui meritava di meglio, e adesso ce l'ha. È l'unica cosa che riesce a consolarmi di tutto ciò, anche se non nascondo che abbia lasciato un grosso vuoto.»

Forse stavo trattenendo le lacrime, forse no. Sapevo solo che un grosso nodo si era formato nella mia gola, impedendomi quasi di parlare.
Si sedette sul mio letto avvertendo il mio disagio, trascinandomi dalla mano accanto a lui.

«Per questo io non ho paura di morire. Sarò felice che dopo tanto tempo passato a vagare in cerca di un posto adatto a me, finalmente l'abbia trovato. Ognuno ha ciò che si merita, e non esiste giusto o sbagliato.»

Non appena sbattei le palpebre una lacrima corse inevitabilmente giù per la guancia.

Brucia, avrò le guance in fiamme.

«Magari ha lasciato spazio a qualcun'altro...»

«No, no» sbuffai una risatina nervosa, devo calmarmi o finisce come al solito «la differenza tra spazio e vuoto è notevole. È che il primo lo riempi e il secondo una volta che ci entri non ne esci più.»

Tirai su col naso, un colpo di tosse per mandare via la voce roca e mi rialzai sforzando un sorriso più finto del culo di Kim Kardashian.
Luke mi guardò quasi stupefatto.

Unpredictable » [LH,AG]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora