Quella mattina mi trovai distesa sull'immenso prato dell'abitazione, ammirando le nuvole in cielo e sorridendo al passaggio di un paio di pettirossi che riempivano il silenzio con il loro canto.
Ero guarita ormai da qualche settimana e Selene mi promise, come suo solito, che si sarebbe comportata meglio, che non mi avrebbe toccata più senza il mio consenso. Con mia grande sorpresa, mantenne la parola data, senza smettere, però, di lanciarmi quel suo sguardo predatorio. Quando usciva per ubriacarsi non tornava a casa, la vedevo direttamente il giorno dopo con la camicia puntualmente sporca di rossetto e stropicciata ed un odore addosso che non apparteneva alla mia memoria. Sapevo che si rifugiava tra le braccia, e le gambe, delle ragazze di quel locale e la cosa mi recava un sollievo di smisurata natura poiché la rese più docile nei miei confronti, nonostante avesse dei comprovati problemi di rabbia che periodicamente facevano scattare in lei un qualche meccanismo che la portava ad alzare le mani; la situazione però risultava essere abbastanza ragionevole, avrei potuto sopportare qualche schiaffo accompagnato da urla fameliche.
Ally venne finalmente graziata dalla proprietaria della villa che le trovò un piccolo appartamento in cui stare per, a detta sua, permetterle di avere la sua privacy, ma sapevo bene che non la voleva tra i piedi e, in tutta sincerità, questa risultò essere la decisione migliore; in questo modo non mi sarei dovuta preoccupare per la sua incolumità. Poco dopo l'arrivo alla nuova casa, riuscì a trovare un lavoretto per potersi mantenere; madame Berez era una donna abbastanza benestante ed accettò nel prenderla sotto la sua ala in cambio di qualche aiuto in casa.
Aprii gli occhi quando un'ombra cacciò via il sole dal mio volto, trovandovi quello della ragazza tatuata che prese avidamente il posto delle nuvole candide che sembravano viaggiare lente. Fece cenno con la mano per indicare la porzione di prato libera al mio fianco, chiedendomi subito dopo il permesso di occuparla. Annuii quasi disinteressata alla sua richiesta per poi osservarla stendersi con movimenti accurati; sembrava nella sua fase calma, tuttavia sapevo di dover regolare ogni mia frase, ogni mia risposta per evitare di farla esplodere. Una volta distesa, con le braccia riposte dietro la nuca, girò il capo nella mia direzione e prese ad osservarmi con insistenza. Provai a far finta di niente, ma quella strana pressione che iniziai a sentirmi addosso non sembrava voler sparire, così mi decisi ad iniziare una conversazione.
"Come va?"
Chiesi semplicemente, non avendo nient'altro da dirle. Selene fece uno strano verso, estrasse il suo fidato pacchetto di sigarette e se ne avvicinò una alle labbra, facendo un paio di tiri subito dopo averle dato fuoco. Una lieve brezza prese a soffiare su di noi ed il fumo del bastoncino tossico ricadde inevitabilmente su di me andando ad invadere anche i miei polmoni.
"Tu come stai?"
Chiese dal nulla dopo qualche altro minuto di silenzio; la sigaretta sempre più corta. Il canto dei pettirossi tornò ad accompagnare la mia essenza, ora non più in solitudine. Chiusi nuovamente le palpebre ed inspirai a fondo l'aria fresca per imprimere nella mente il profumo dei fiori circostanti; mi sarebbe piaciuto scattare qualche fotografia, una di quelle che si vedono appese sui muri delle gallerie d'arte, in grado di catturare l'essenza stessa della natura. Feci un lieve cenno con il capo in modo da farle comprendere la mia risposta positiva a quella semplice domanda.
Selene si girò su di un fianco verso di me; le mani sotto la guancia come a voler simulare un cuscino. Fu in grado di legare insieme i nostri sguardi e per qualche istante restammo immobili, in silenzio, ascoltando la natura soave risuonare intorno a noi.
"Questa luce fa risaltare la tua bellezza."
"Ti serve qualcosa?"
Quel suo attaccamento iniziò a farmi percepire del disagio risalire lungo la mia anima, portandomi ad allarmare ogni mio muscolo per prepararmi al peggio. Lei sghignazzò divertita e tornò alla posizione iniziale, ammirando con attenzione una nuvola in particolare che prese la forma di un piccolo elefante.
"In realtà...sono venuta per rispondere alle tue domande. So che ne hai e mi sembra giusto estinguere i tuoi dubbi."
Annuii. In effetti, tutte quelle domande che invadevano la mia mente dall'inizio della mia vita nella villa non avevano ancora trovato la loro pace assoluta e approfittai del momento propizio. Per prima cosa le chiesi dei chiarimenti riguardo al lavoro svolto dalla sua famiglia. Fu molto vaga nel rispondere, ma in linea di massima compresi che senza ombra di dubbio si trattava di azioni illegali.
"Invece...per quanto riguarda quello?"
Chiesi con cautela indicando la sua zona intima con l'indice, ritraendo subito dopo la mano onde evitare una sua possibile reazione. Quando però la vidi continuare ad osservarmi in tutta tranquillità, mi rilassai e scacciai via quella lieve tensione che si stava diramando nell'organismo. Selene si sedette, poggiando la maggior parte del suo peso sulle braccia fissate salde sulla zona di prato posizionata alle sue spalle.
"Ho iniziato il percorso di transizione a diciannove anni. Trevor non era contrario, mi appoggiò in pieno, ma ad una condizione: tenere il mio pene. È stato sempre chiaro sulle sue intenzioni. Vuole a tutti i costi dei nipoti a cui tramandare la sua attività. Ho accettato perché mi trovo a mio agio con quella parte di me e comunque non me ne sarei liberata. Quando Trevor si rese conto che non lo avrei accontentato si mise in contatto con dei suoi vecchi amici-"
"Ed eccomi qui."
"Ed eccoti qui."
Il silenzio tornò sovrano dopo aver ascoltato con attenzione la sua storia. Conoscevo bene il mio compito in quella casa, ma non avrei mai pensato che, in un certo senso, anche lei era costretta ad utilizzarmi come incubatrice umana e leggevo bene nel suo sguardo che non aveva alcuna intenzione di accontentare l'anziano signore, ma doveva farlo; questo però non giustificava in alcun modo le violenze che mi ha costretta a subire nei mesi passati. Abbassò il capo e sospirò quasi esasperata dalla situazione nella quale entrambe ci trovavamo.
"Non avrebbe nemmeno il suo sangue."
Sospirò talmente piano tra sé, forse per cercare di non farsi sentire. Mi avvicinai di poco e, con un'espressione piuttosto confusa, le chiesi ulteriori spiegazioni. Selene sembrò sorpresa dalle capacità del mio udito. Si passò una mano tra i capelli, si morse piano il labbro inferiore e poi si decise.
"Sono stata adottata quando avevo sei anni. Trevor era solo e sterile e non voleva far morire la sua eredità con lui, così mi prese sotto la sua ala, mi diede il suo tipo di educazione, mi fece crescere con le sue regole. A otto anni mi fece impugnare la mia prima pistola e a nove iniziò a portarmi con sé ai suoi incontri di lavoro. Imparai il mestiere molto in fretta."
"Non sai niente dei tuoi veri genitori?"
"So solo che la mia presunta madre era troppo giovane e ha preferito lasciarmi davanti al portone di un convento."
La sua espressione lasciava trasparire la tristezza che provava nel raccontare quella storia. Probabilmente se sua madre non l'avesse abbandonata, se al posto del signor Trevor fosse stato qualcun altro ad adottarla, ora non si sarebbe trovata con la mente così incasinata.
Il suo sguardo tornò a concentrarsi sul mio qualche istante dopo. Mi sorrise, un sorriso delicato. Il piccolo piercing che attraversava la pelle del labbro inferiore rifletteva di poco la luce solare che colpiva aggressiva il suo volto e mi avvicinai di poco per poter ammirare quel piccolo gioiello.
Il mio corpo stranamente non si irrigidì quando percepii la sua mano poggiarsi sulla mia guancia; il suo volto come rilassato nonostante i ricordi percorsi, le labbra lievemente dischiuse.
"Posso baciarti?"
La domanda che fuoriuscì in un sussurro quasi impercettibile dalla sua gola mi colse di sorpresa. In tutte le volte in cui aveva profanato la mia intimità non si era mai preoccupata di chiedermi il permesso; ora invece era lì davanti a me, quasi come vulnerabile, a chiedermi in consenso di un gesto estremamente più intimo del sesso stesso. Continuai ad alternare lo sguardo tra i suoi occhi e le sue labbra e, come in trance, annuii quasi impercettibilmente, faticando per qualche istante a controllare i muscoli del mio corpo. Portò entrambe le mani ad accarezzarmi le guance e sorrise poco prima di permettere alle sue labbra di entrare in contatto con le mie.
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Sara
RomansaLa vita di una ragazza viene stravolta quando, dopo aver perso la memoria, si troverà costretta in casa di sconosciuti; la sua libertà comprata. Trattata come un oggetto di poco valore, riuscirà a conquistare nuovamente il libero arbitrio o resterà...
