Ray
Fa ancora male.
Nel tempo che rimane prima che arrivi Kara, tento di fasciarmi le dita della mano sinistra in diversi modi, ma non ne trovo uno decente. Esercitare la minima pressione con i polpastrelli manda una scossa di dolore che da sotto le unghie sembra risalire per quasi tutta la mano.
Decido che l'unico modo che avrò per non farle notare nulla sarà darle ordini e mostrarle il meno possibile il lavoro. Tuttavia, penso anche che faticherebbe a capire, e farebbe solo danni, senza una dimostrazione.
Quando la vedo comparire sulla soglia mi sembra troppo presto, eppure sospiro, perché finalmente è arrivata.
«Ho bisogno di lavorare qui» dice lei. I suoi occhi sono preoccupati, come se fosse appena dovuta scappare da un fantasma che la rincorreva per i giardini.
Sbatto le palpebre, e mi sento a metà tra il perplesso e il felicemente sorpreso. Anch'io ho bisogno che lei lavori qui, in un certo senso. Ma non l'avrei mai ammesso a parole.
«Va bene» rispondo io, alzando le spalle.
Lei sembra sorpresa, ma anche alleggerita da un peso. La vedo sospirare di sollievo.
Chiude la porta dietro di sé, e si siede in modo scomposto sullo sgabello a un lato dell'ingresso. Resta per un po' a fissarmi, con gli occhi semichiusi e la guancia appoggiata al ginocchio sinistro, mentre la gamba destra è piegata.
«Ti sei fatto male?» mi chiede, poi, incurvando appena le sopracciglia all'ingiù in un'espressione apprensiva.
Io nascondo istintivamente la mano, e aggrotto le sopracciglia. Come ha fatto a capirlo? Non ho alcuna ferita visibile.
Lei fa cenno con il mento verso la garza, il piccolo rotolo bianco che affianca i vasetti di vetro contenenti le Láng sulla mensola sul muro alla sua sinistra.
Nota ogni dettaglio e lo imprime nella memoria. È un'osservatrice molto attenta.
Mi irrita.
«Niente di grave» decido di rispondere. Recupero la garza, e la lancio di nuovo nel cassetto che ho lasciato aperto. «Mettiamoci subito al lavoro.»
Kara annuisce. Scatta in piedi, come un soldatino sull'attenti. Sembra quasi entusiasta di iniziare a faticare. Quel sorrisetto le sparirà presto dalla faccia.
Faccio un passo verso il muro opposto, alla cassettiera che contiene gli attrezzi più piccoli e gli stampi.
«Dunque, come funziona?» domanda Kara, che è già sparita dalla mia visuale.
Mi volto per trovare tra le sue mani il cannello a idrogeno con il quale mi aveva minacciato la prima volta che ci siamo incontrati. E l'ha già acceso, pure.
«Metti giù quello, prima di tutto» le ordino io, con voce severa.
Lei si stringe nelle spalle, e obbedisce.
«Tanto per cominciare, la nostra uniforme da fabbri—»
«Ah, giusto» mi interrompe lei.
Mi mordo la lingua, e mi limito a fulminarla con lo sguardo. Non voglio esplodere. Non voglio cacciarla via. Mi serve tenerla impegnata almeno fino a oltre l'ora fissata per il mio esperimento. Altrimenti dovrò andare di nuovo lì sotto.
«Devo andare a prenderla da qualche parte o me ne hai già procurata una tu?» mi chiede lei.
Lascio andare un sospiro. «Non c'è» termino la mia frase.
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The Darkest Thing
Paranormal[Paranormal/Horror] TW: blood, violence, abuse, suicide. Serie Darkest, libro 1 La Congrega di Nipagan Waters esiste per proteggere il mondo dai mostri. Da più di trent'anni, questi esseri incomprensibili, fatti di oscurità, si nutrono di paura e di...
