7 - The Congregation

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Kara



«Vieni avanti, consorella nostra.»

Ho aspettato per più di mezz'ora di sentire il Maestro pronunciare quelle parole.

La pietra è fredda e ruvida sotto i miei piedi nudi, ma è sempre meglio del terreno umido e ricoperto di brina che c'è all'esterno.

La lunga tunica nera copre interamente il mio corpo, e il cappuccio nasconde il mio volto. Intravedo solo qualche fascio di luce che entra dalle ampie vetrate tutt'attorno alla Sala Grande.

È una stanza rotonda, con colonne scure che separano le alte finestre le une dalle altre, e un'enorme colonna al centro, percorsa da profonde scanalature. Non riesco a resistere alla tentazione di guardare verso l'alto, per vederla aprirsi e creare una volta a ventaglio assieme alle sue sorelle.

Mi sento una minuscola Alice in un mondo spettrale, nascosta tra le pieghe di una tovaglia sotto calici di vetro nero.

Mi è stato detto di avvicinarmi proprio alla colonna centrale, di camminare attorno al basamento, così che tutti possano vedermi.

Obbedisco, in silenzio, e ora mi sento gli occhi di tutti addosso, ma non posso davvero alzare la testa. Li vedo, seduti su panche o forse su gradini di pietra. Ci sono poche candele a illuminare la stanza, e la luce del sole del mattino non è abbastanza per rivelare tutti i loro volti, o per riscaldare questo posto. I suoi raggi raggiungono a malapena la mia schiena, mentre sono in piedi al centro della Sala Grande.

Cerco invano Raymond, o Ahmed. Non li riconosco, tra tutti quegli incappucciati seduti in cerchio.

Anche mentre i miei occhi si abituano all'oscurità, sento di non riuscire a distinguere davvero le forme.

Solo dopo qualche secondo di silenzio mi accorgo di un'altra fonte di luce, una inaspettata, che fa quasi sembrare questo posto un parco divertimenti a tema gotico.

Le spade. Quelle che contengono le Láng, le fiamme di cui Raymond mi ha parlato. Sono appese al muro, punta verso il basso, sopra le sedute dei membri della Congrega.

Assomiglia a un videogioco. È come se dovessi selezionare uno dei personaggi disponibili.

Faccio un altro giro lento attorno alla colonna, facendo scorrere lo sguardo sulle spade. Sembrano tutte uguali. Tutte bianche, fragili. Sembrano di cristallo, o di plastica.

Mi fermo sui miei passi quando noto un elemento distintivo in una delle sedute. Sopra l'ennesimo incappucciato ci sono due spade incrociate, anziché una sola.

E istintivamente so che quello è Raymond.

«Consorella nostra» parla di nuovo il Maestro Gardner. È al mio fianco, ora, e fa cenno verso le persone sedute. «Rivela il tuo nome e il tuo volto alla Congrega di Nipagan Waters.»

Annuisco, prima di dirmi che è stupido farlo. Abbasso il cappuccio, cauta, e quando il Maestro si sposta e distende un braccio, capisco che vuole che faccia un altro giro attorno alla colonna.

Compio passi piccoli, prima di tornare al mio posto, davanti a Raymond Hoffmann. L'unica persona che riesco a distinguere tra tutte quelle ombre.

«Il mio nome è Kara Shirazi» dico, con la voce più ferma che riesco a far uscire dalle mie labbra.

Non so se è sufficiente, come introduzione. Non ho idea di cos'altro io debba fare. Non sono preparata per questo. Non ho idea di cosa mi attenda.

Il Maestro si avvicina a me.

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