Kara
«Come diavolo ha fatto?» continuo a chiedere, esasperata, mentre Ahmed ci conduce nella sala informatica del laboratorio.
È da solo, o almeno così sembra. Non vedo nessun altro scienziato in giro.
Ma è anche vero che sono rimasti solo in due a essere iniziati e responsabili del laboratorio, ora che Benjamin Gardner è morto – solo Ahmed e Woolf. Tutti gli altri studiosi, chimici o semplici complottisti che siano, sono persone comuni, e il loro turno finisce alle 17:00.
«Non lo so,» risponde mio fratello, «io ero già andato al refettorio» si difende, mentre io e Ray continuiamo a fissarlo.
Si siede davanti a un computer, e sospira. Si passa una mano tra i capelli, ancora bagnati a causa della pioggia, mentre riaccende lo schermo.
«Chi c'era, qui, mentre tu eri al refettorio?» chiede Ray.
Ma conosciamo già la risposta.
«Woolf?» propone comunque lui.
Ahmed scuote la testa, poi alza le spalle, indeciso. Si passa una mano sugli occhi. «Non lo so» ripete, un paio di volte. «Quando sono tornato, dopo cena, lui non c'era. Non penso fosse di turno questa sera.»
Annuiamo entrambi, ma Ray tiene le braccia conserte, per nulla convinto. E sta continuando a picchiettare con il piede destro. Freme per andare lì sotto. Per salvare Tessa. Lo sento.
«Quindi non c'era nessuno, qui? La porta era chiusa a chiave?» chiede ancora Ray.
«Non lo so!» ripete Ahmed, frustrato, passandosi di nuovo una mano sul viso. Ma penso che dovrebbe ricordare questo particolare. È importante.
Se non fosse stato solo, se Woolf fosse stato qui dentro, proverebbe che è lui il colpevole. Che è lui ad aver aperto la terza porta.
Eppure, anche a me suona strano. Tessa non ha parlato con Woolf di tutto questo, dei suoi controlli.
Una teoria prende forma nella mia mente. Devo vederci più chiaro.
«Ahmed» inizio a dire, con la voce più ferma che riesco a buttar fuori, in questo momento in cui l'ansia mi fa tremare le mani. «Se è andato storto qualcosa, puoi dircelo—»
«Io non c'ero, Kara!» mi interrompe lui, agitando le mani. I suoi occhi sono spalancati. Mi stanno pregando di credergli. «Se fosse stato un mio errore, avrei già rimediato. Non sarei venuto a chiamarvi.»
Annuisco, e sospiro.
«Allora come ha fatto ad aprire la terza porta?» chiede Ray. «Sempre che sia stata Tessa.»
Ahmed si passa di nuovo una mano tra i capelli, tirandoseli indietro mentre continua a fissare lo schermo. I suoi occhi scuri riflettono il rettangolo luminoso, deformandolo. «Potrebbe essere entrata qui mentre ero a cena, e poi essere tornata lì sotto.»
«E come avrebbe acceduto a uno dei vostri computer?» domando io. «Non dovrebbe neanche sapere che tasti premere per aprire quella dannata porta.»
Ahmed si limita a scuotere la testa, questa volta. «Non lo so» sospira, un'ultima volta. «È come se...» sussurra.
«Come se?» lo invito io. Voglio ciò che di più simile a una risposta mio fratello può darmi. E la voglio in fretta.
«È come se l'avessero aperta i mostri stessi» risponde lui, ora ricambiando il mio sguardo.
Cerco gli occhi di Ray, e lo trovo già a guardarmi a bocca aperta. «Sono capaci di farlo?» balbetto io.
«Potrebbero aver imparato» risponde Ahmed, alzando le spalle. «Questo spiegherebbe molte cose. La colonna di oscurità che abbiamo visto a ottobre, l'onda nera, il cerchio di cadaveri» prende a elencare, contando con le dita della mano destra. «Se i mostri stanno imparando a organizzarsi, ad assemblarsi, a ragionare, magari proprio nutrendosi delle paure della gente, potrebbero sviluppare—»
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The Darkest Thing
Fantastique[Paranormal/Horror] TW: blood, violence, abuse, suicide. Serie Darkest, libro 1 La Congrega di Nipagan Waters esiste per proteggere il mondo dai mostri. Da più di trent'anni, questi esseri incomprensibili, fatti di oscurità, si nutrono di paura e di...
