Kara
Mi vesto sempre di nero.
Mamma non sospetterà nulla, quando mi vedrà tornare a casa. Non penserà che sua figlia è una delinquente. Non noterà nemmeno che uno dei suoi hijab neri è sparito.
La mia felpa larga copre la mia figura fino a poco sopra le ginocchia, nascondendo la bottiglia. Tengo le mani in tasca, dove si trova anche lo straccio che ho preso dalla cucina. I jeans neri sono infilati negli scarponcini di cuoio scuro. L'accendino è al sicuro nella tasca posteriore destra.
Ho faticato a indossare lo hijab che ho rubato dal cassetto di mia madre, ma ora i miei capelli sono coperti, e sembro una ragazza qualunque.
Non conoscevo la strada per arrivare qui, e non ci sono cartelli che indichino la posizione esatta della Congrega di Nipagan Waters. È ancora come se fosse un'organizzazione segreta, piena solo di complottisti fuori di testa.
Se Ahmed non mi avesse involontariamente aiutato, condividendo la posizione del suo cellulare, dubito che sarei arrivata fin qui.
Inspiro l'odore della foresta circostante, e del lago vicino. Le nuvole sono basse, questa sera. Sembrano la nebbia delle grandi città. I pini oscillano al minimo soffio di vento, i loro rami vecchi scricchiolano come se stessero per spezzarsi.
Il mio cellulare segna le venti in punto, quando sento il suono della prima chiave elettronica che apre il cancello della Congrega.
Mi affretto a mandare un messaggio ad Ahmed. Voglio essere sicura di dove sia.
Hai già mangiato?
Risponde un istante dopo, con una serie di punti di domanda.
Ho appena finito il turno, aggiunge, poi. Stavo andando ora al refettorio.
Bene. Non mi serve sapere altro.
Mi infilo il telefono in tasca.
Ma, ovviamente, vibra di nuovo. Un messaggio da Ahmed.
Perché?
Scaglio la notifica a destra. Non visualizzo nemmeno. Non c'è tempo per le spiegazioni. Non mi importa nemmeno se sospetterà, se capirà le mie intenzioni.
È come ha detto Edward. L'importante è lanciare un messaggio. Non è esattamente un messaggio in bottiglia, quello che sto per consegnare, ma ci siamo quasi.
Corro fuori dal riparo degli alberi, verso il portone aperto, proprio mentre una dozzina di persone sta uscendo.
«Scusate» continuo a ripetere, mentre procedo controcorrente. «Ho dimenticato la mia borsa» aggiungo, se non altro per essere un poco più credibile.
Ma, anche prima di inventarmi quell'inutile dettaglio, tutti mi stavano già lasciando passare. Sembro davvero una delle tante persone che lavora qui. Ora devo solo sbrigarmi, fare tutto ciò che devo prima che l'ultimo dei lavoratori esterni lasci queste mura, in modo da poter approfittare dell'allarme che scatterà per evacuare insieme a chi è rimasto.
Sgattaiolo all'interno del cancello, che richiederebbe una chiave elettronica, e lo sento richiudersi alle mie spalle un attimo dopo.
Quel rumore, quel clangore metallico, sembra lo stesso suono della sconfitta.
Uscirò mai da qui?
Non ho tempo di pensarci davvero. Non devo sembrare sospetta.
Procedo a passo sicuro lungo il percorso lastricato, sforzandomi di non guardarmi attorno come se fossi una turista.
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The Darkest Thing
Fantastique[Paranormal/Horror] TW: blood, violence, abuse, suicide. Serie Darkest, libro 1 La Congrega di Nipagan Waters esiste per proteggere il mondo dai mostri. Da più di trent'anni, questi esseri incomprensibili, fatti di oscurità, si nutrono di paura e di...
