Capitolo Diciannove

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Alessandro

Erano trascorsi tre giorni dall'ultima volta che avevo visto Athena. Aveva mandato Jasper, il mio migliore amico, e Kano ogni giorno per assicurarsi che stessi bene e questa piccola accortezza me la fece mancare ancora di più. Era troppo per qualcuno come me, per chiunque in realtà.

L'avevo chiamata un centinaio di volte, ed ora, come sempre, mi ritrovavo a lasciarle un messaggio in segreteria, "Athena, per favore piccola, mi manchi terribilmente. Mi dispiace molto," venni interrotto dalla voce che mi comunicava che la sua segreteria era piena, probabilmente a causa mia. Bevvi metà bottiglia di whiskey diventando leggermente brillo, quando le due persone più fastidiose sul pianeta entrarono nel mio campo visivo. "É mezzogiorno e stai già bevendo?" Mi chiese Kano con una smorfia.

"Athena. Come sta Athena?" Mi allungai per cercare di prendere un'altra bottiglia.

"No," Jasper la afferrò, bevendone un sorso. "Sta bene. Come hai fatto a mandare tutto a puttane? É divertente e bellissima, qualcuna difficile da trovare."

"Ha parlato di me?"

"Chiaramente dal momento che ci chiede di venirti a controllare ogni dannato giorno." Jasper alzò gli occhi al cielo e Kano mi afferrò per le braccia. "Non è continuando a bere che attirerai la sua attenzione. Sii un uomo e mostra a quella donna quanto la ami."

Amore? É questo che provo per lei? Amo Athena, la amo terribilmente tanto. "É ancora a casa di Serene?" Sapevo che poteva sembrare strano, ma mi ero tenuto in contatto con Serene che mi dava delle piccole informazioni, nel rispetto di Athena. Sapevo soltanto che stava bene. Meglio di me.

"Sì, non comportarti come un cretino e sii sobrio prima di andare da lei." Kano mi schiaffeggiò scherzosamente, poi mi fece sdraiare a letto. "Ti faremo un favore e porteremo via l'alcool."

"Stronzi," borbottai, sentendo l'emicrania sopraggiungere.

"Sì, sì, ti vogliamo bene anche noi."

Athena

Se non fosse stato per Serene, sarei già tornata tra le braccia di Alessandro. Mi mancava ed era difficile ignorare i suoi messaggi e i vocali che lasciava nella mia segreteria. Diamine, aveva anche cominciato a mandarmi delle mail sulla mia personale e su quella di lavoro. Serene mi aveva detto che la stava chiamando ed io mi sedetti vicino a lei così da poter sentire la sua voce, anche se era ubriaco la metà del tempo.

Tra tre giorni ci sarebbe stato l'incontro per il caso di Brinda ed ero stressata per alcuni eventi esterni. La stampa mi stava attaccata al culo, soprattutto dopo lo scandalo del tradimento. Oliver non aveva solo baciato Katie, ci era anche andato a letto. Diverse volte. Avevano scoperto che stavo da Serene ed avevano cominciato a circondare casa sua giorno e notte. Ero onestamente esausta, dovevo distrarre la stampa così che le altre potessero uscire di casa senza essere sormontate di domande.

"Sei pronta?" Mi chiese Serene, sistemandosi la maglietta. Noi due, inclusa Rachael, stavamo andando in palestra.

"Sì."

"Ti ha chiamato di nuovo?" Annuii. "Sei meglio di me. Con i messaggi che ti manda ed i vocali che ti lascia io sarei già tornata da lui, di corsa."

Risi, mentre uscivamo dalla porta. Ci eravamo fatte portare un'auto, una macchina che la stampa non ci aveva mai visto guidare. "Lo voglio. Davvero. Ma non voglio che pensi che sia così facile tornare nelle mie grazie ogni volta che abbiamo una discussione."

"Lo capisco. Fagliene pentire, allora," disse Rachael, accomodandosi nei sedili posteriori ed io annuii. I paparazzi affollavano l'ingresso della casa di Serene ed io non potei evitare di sentirmi in colpa per aver fatto ricadere tutta l'attenzione anche su di lei.

Un mio problemaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora