Tra desiderio e conflitto

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ELRIS

Il profumo della pelle si mescolava all'aria calda della stanza, creando un'atmosfera di intimità carica di tensione. La musica in sottofondo pulsava con un ritmo avvolgente, mentre il mio corpo si muoveva in sintonia con quello dell'uomo sotto di me. Le sue mani esploravano ogni curva del mio corpo, e, per un attimo, il mondo esterno sembrava svanire, lasciando solo noi due e il nostro desiderio.

"Sei bellissima" disse ansimando e aumentando il ritmo delle stoccate

Non risposi, non saprei che dirgli sinceramente, cosí mi limito ad annuire e andargli incontro

"S-sto per venire," continuò, la voce tremante.

La sua esclamazione si mescolava ai suoni della musica, ma, mentre lo ascoltavo, la mia mente vagava altrove. Non potevo fare a meno di pensare a quanto fosse insignificante per me. Era solo un'altra scopata, un'altra fuga temporanea dalla mia vita, un modo per dimenticare, anche solo per un attimo, il caos che mi circondava.

Eppure, nel profondo, sentivo un disagio crescente. Le sue mani erano calde, il suo respiro era affannoso, ma ogni tocco sembrava solo un'eco della mia solitudine. Non c'era emozione, solo un desiderio di evasione. I miei pensieri correvano lontano, a momenti e volti che non avrei dovuto ricordare. La vita che avevo lasciato fuori da quella porta, con tutte le sue complicazioni e tensioni, si faceva sempre più pressante, come un'ombra che non voleva abbandonarmi.

Poi, all'improvviso, il mio cellulare iniziò a vibrare sul comodino, interrompendo bruscamente il momento. Il suono del telefono risuonò come un allerta in lontananza, e mi ritrovai a guardare l'uomo con un'espressione assente fermando i miei movimenti.

"Tutto ok?" chiese, notando che la mia attenzione era già altrove.

"Devo rispondere," dissi semplicemente, allungando la mano verso il telefono.

"Elris, dobbiamo parlare. È grave." La voce dall'altra parte era quella di Jack, uno dei miei informatori, e il tono allarmato mi fece gelare il sangue.

Sospirai, alzandomi delicatamente dal ragazzo, senza nemmeno un cenno di scuse, e cominciai a rivestirmi. Ogni gesto era carico di urgenza, come se il mondo esterno stesse implodendo.

"Tutto qui? Non abbiamo nemmeno concluso e tu te ne vai senza dirmi nulla," protestò lui, la sua voce mescolata a confusione e frustrazione.

"Non so cosa ti sia messo in testa, ma per me era solo sesso. Avevo bisogno di distrarmi, e tu eri l'unico disponibile al momento," risposi, cercando di mantenere la calma mentre indossavo i miei vestiti.

"Stronza," ringhiò, il suo tono carico di rancore.

"Ringrazia il cielo che abbia questioni più importanti da affrontare, altrimenti ti avrei fatto mangiare quella lingua," replicai, lanciandogli uno sguardo fulminante mentre terminavo di vestirmi. Non avevo tempo per i giochi o le lamentele.

Arrivai al bar in cui ci eravamo dati appuntamento, Jake era già lì e la sua espressione era preoccupata. "Elris, le bande sono pronte a scatenare la guerra. I Serpents e i wolf hanno già iniziato a muoversi. La situazione è critica."

"E tu perché sei qui a raccontarmi tutto questo?" chiesi, incrociando le braccia. "Non hai pensato che forse avresti dovuto fermarli?"

"Non posso. Non ho i mezzi, e sai bene che il conflitto non è mai stata la mia specialità. Ma tu... tu hai la capacità di fermarli. Devi intervenire prima che sia troppo tardi," rispose, il suo tono supplichevole.

Mentre ascoltavo, una parte di me si sentiva spinta a fuggire da quella responsabilità. Mi chiesi se fosse il momento giusto per affrontare nuovamente la follia che mi assillava. Voci e immagini si sovrapponevano nella mia mente, minacciando di sopraffarmi.

"Non posso farlo da sola," mormorai, più a me stessa che a lui. "Sei sicuro che non ci siano altre soluzioni?"

Jake scosse la testa. "Elris, non possiamo ignorare il problema. Se lasci che queste bande si scontrino, il territorio andrà a rotoli. E i morti saranno sulla tua coscienza."

Mi accigliai, combattuta tra il desiderio di ritirarmi nel mio angolo e quello di affrontare il conflitto. Finalmente, dopo un lungo silenzio, annuii. "Va bene, parlerò con loro. Ma se questo finisce male, non sarà colpa mia."

Uscimmo dal bar e ci dirigemmo verso il magazzino abbandonato dove le bande si sarebbero incontrate. La strada era avvolta nell'oscurità, e la mia mente si riempì di immagini distorte: membri delle bande che si fronteggiavano, i loro volti alterati dalla rabbia, il clangore delle armi. Con ogni passo, la paura e la determinazione si alternavano in un conflitto interiore.

Arrivai al magazzino, il cuore che batteva all'impazzata. Il rumore delle onde in lontananza si mescolava al silenzio carico di tensione. Dentro, le due bande erano già riunite, le loro espressioni tese e pronte a esplodere.

"Fermatevi!" urlai, facendomi strada tra di loro. Gli sguardi si volsero verso di me, e il brusio cessò.

"Cosa ci fai qui, Elris?" ringhiò Marco, il capo dei Serpents, con un tono che non prometteva nulla di buono. "Questo non è affar tuo."

"E invece lo è," risposi, cercando di mantenere un tono fermo. "Se non vi fermate, ci saranno conseguenze. Questa guerra porterà solo distruzione e morte, e non posso permettere che ciò accada."

Leo, il capo dei wolf, fece un passo avanti. "E tu cosa proponi, Elris? Un ballo in costume? Non siamo qui per fare amicizia."

"Proponete un accordo," dissi, cercando di mantenere la calma. "Ci sono abbastanza risorse per entrambi. Mettete da parte l'orgoglio e risolviamo questo problema." Le mie parole risuonavano con determinazione, mentre la mia mente si concentrava su ciò che dovevo fare.

"E perché dovremmo fidarci di te?" Marco scosse la testa, il disprezzo evidente. "Sei solo una donna."

Un sorriso sprezzante si dipinse sul mio volto. "Questa 'donna' ha costruito un impero su sangue e sudore," ringhiai, la voce carica di sfida. "Non permetterò che la vostra stupidità lo distrugga. Se volete continuare a combattere, fatelo pure. Ma sappiate che perderete molto di più di quanto possiate guadagnare." La mia bipolarità si manifestava, facendomi oscillare tra la calma e la fiamma della provocazione.

Il silenzio si fece denso, come se l'aria stessa stesse trattenendo il respiro. Le parole affondarono nell'atmosfera pesante, ma la mia mente rimaneva lucida. Vidi le espressioni cambiare, dall'ostilità a una cauta riflessione. Leo si fece avanti, il viso serio. "Se accettiamo di farla finita, cosa ci offri in cambio?"

"Vi offro un'alleanza. Un modo per prosperare senza conflitti. Meno rivalità, più opportunità," dissi, cercando di far breccia nelle loro convinzioni. La mia voce era ferma, e sapevo che il potere delle mie parole poteva cambiare il corso della situazione.

"E se ci tradisci?" Marco domandò, il tono sarcastico ma con un certo interesse. Le sue parole non mi intimorirono.

"Non accadrà. Non sono qui per scherzare."

Il silenzio si fece teso, e potevo sentire gli sguardi scambiare una valutazione silenziosa. Marco e Leo si scambiarono uno sguardo. Un gesto impercettibile, ma carico di significato. "Va bene," disse Leo lentamente, la voce quasi rassegnata.

"Rivediamoci qui stasera per concludere l'accordo e dite anche alle altre bande di venire" detto questo me ne andai





SPAZIO AUTORE

Ciao a tutti! Spero che stiate apprezzando la storia finora. Volevo darvi alcune informazioni sulla pubblicazione dei capitoli: pubblicherò due nuovi capitoli a settimana, quindi restate sintonizzati! Sono davvero entusiasta di condividere con voi il proseguimento della trama e dei personaggi. Se avete commenti o suggerimenti, non esitate a farmeli sapere. Grazie per il vostro supporto!

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